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Maceiò città groviera

GLÓRIA PAIVAbrasile/Maceió

Da un lato, una metropoli pulsante con oltre 1 milione di abitanti, con grattacieli moderni e una storia che inizia nel 1609, quando la regione era un complesso di piantagioni di zucchero nella più grande colonia del Portogallo. Dall'altro, un paradisiaco mare caraibico turchese, con chilometri di sabbia chiara e fine incorniciati da palme di cocco. Intorno alla città, aree protette di mangrovie e lagune con vegetazione atlantica, il sostegno di migliaia di persone che vivono della pesca. Questa è la città di Maceió, capitale dello Stato di Alagoas, la quinta città più grande del nord-est del Brasile.
Una parte di questa vibrante capitale rischia di scomparire, "inghiottita" da crateri grandi come lo stadio Maracanã. Oppure spopolata per sempre a causa di terreni instabili che difficilmente potranno essere rioccupati. Sono le conseguenze di oltre 40 anni di estrazione del salgemma, un minerale che si trova nel sottosuolo di Alagoas a una profondità compresa tra 800 e 1.000 metri.
L'ESTRAZIONE MINERARIA è iniziata a Maceió negli anni '70 da Salgema Indústrias Químicas S/A, che diventò Braskem nel 2002. Oggi la multinazionale brasiliana Braskem è al 9º posto tra le grandi aziende petrolchimiche del mondo, prima produttrice di polimeri sudamericana, gestisce 41 impianti sparsi tra Brasile, Messico, Stati uniti e Germania. Per decenni ha utilizzato il salgemma di Alagoas per produrre soda caustica e Pvc. L'estrazione avviene attraverso un processo di subsidenza artificiale, in cui il sottosuolo viene inondato a 800 metri di profondità per ottenere il minerale, creando bolle sotterranee sotto la città.
Nel 2018 si è sfiorata la tragedia: scosse di terremoto causate dall’adattamento del terreno intorno alle cavità della miniera hanno aperto crateri e crepe negli edifici. Il fenomeno, in quella che non è zona sismica, ha provocato danni irreversibili a 14 mila abitazioni e ha costretto 60mila persone a lasciare le proprie case. Il suolo ha cominciato a sprofondare, con il rischio di un collasso totale, e almeno cinque quartieri di Maceió sono diventati "quartieri fantasma".
«UNA PARTE DEGLI ABITANTI evacuati ha ricevuto un risarcimento per la perdita della proprietà, l’equivalente di circa 11mila euro). Tuttavia, la speculazione immobiliare è cresciuta esponenzialmente a Maceió e ora questa somma non è sufficiente per acquistare una casa in un altro quartiere». Lo riferisce la giornalista e attivista Lenilda Luna, che già nel 1982, a 15 anni, partecipò a una delle prime manifestazioni popolari contro le attività minerarie nella zona. Racconta che all'epoca la grande preoccupazione della gente non era tanto legata ai crateri e ai crolli quanto al rischio di fuoriuscita di cloro in forma gassosa, uno dei sottoprodotti del salgemma. «Gli abitanti del Pontal da Barra, vicino ai serbatoi del cloro, erano molto spaventati. Si facevano spesso simulazioni di incidenti per far conoscere agli residenti le vie di fuga», dice Luna.
I GEOLOGI AFFERMANO che il terreno della città oggi «è come un formaggio svizzero»: ci sono 35 grotte create dall’estrazione mineraria che Braskem ha chiuso dopo l’interruzione delle attività nel 2019.
Quest'anno, però, quello che molti maceioenses chiamano il «mostro addormentato» è tornato a svegliarsi: a novembre la regione ha registrato cinque scosse legate al collasso del terreno. In un’ampia area il suolo ha iniziato a cedere a un ritmo di 62 cm al giorno nella miniera numero 18, alta 120 m e larga 60 m, nel già deserto quartiere di Mutange. E il 10 dicembre, una parte della miniera 18 è crollata sulla laguna Mundaú, assorbendo grandi quantità di acqua. La zona era già isolata e disabitata, ma il crollo potrebbe provocare una catastrofe le cui conseguenze sono ancora incerte. Preoccupa in particolare la salinizzazione dell'acqua delle mangrovie, che metterebbe fine all'attività economica dei pescatori. Il sindaco João Henrique Caldas ha dichiarato, tuttavia, che la miniera dovrebbe stabilizzarsi dopo questo crollo parziale. Nel peggiore scenario, c'è la possibilità che il terreno ceda ulteriormente per il processo di cosiddetto «dolinamento», il che potrebbe «generare una reazione a catena con l’apertura di diverse nuove cavità», avverte l'architetto e coordinatore tecnico del Movimento unificato delle vittime di Braskem (MuvB), Dilson Ferreira.
DOPO IL CROLLO DELLA MINIERA 18, il Senato brasiliano ha istituito una Commissione d'Inchiesta per indagare sulle irregolarità nell'estrazione di salgemma da parte di Braskem. Alcuni giorni dopo, la Polizia federale ha eseguito 14 mandati di perquisizione e sequestro di documenti e apparecchiature elettroniche presso sedi di Braskem a Maceió, Aracaju e Rio de Janeiro.
La società è oggetto di diverse azioni legali civili e ha stipulato alcuni accordi con le autorità competenti. Ha già pagato 9,2 miliardi di reais (1 miliardo e 700 milioni di euro circa) come compensazioni finanziarie dal 2020. Nei giorni scorsi lo Stato di Alagoas ha multato l'azienda di oltre 72 milioni di reais (oltre 13 milioni di euro) e chiede che venga giudicata resa responsabile per danni ambientali, pericolo di crolli e omissione di informazioni.
La ministra dell'Ambiente, Marina Silva ha chiesto maggiore rigore nei processi di rilascio di licenze ambientali, materia di competenza del governo dello Stato di Alagoas. Nel 1977, mesi prima dell'inizio delle operazioni della società mineraria, lo stesso governo locale ammise pubblicamente di avere commesso un errore nel permettere l'installazione del polo chimico, ma il progetto non fu interrotto, poiché l’estrazione prevedeva l'autosufficienza nella produzione di cloro e soda caustica.
«IL POTERE PUBBLICO dovrà evitare che il problema si aggravi ulteriormente. Braskem ha richiesto altre sette autorizzazioni per l'estrazione mineraria in altre zone di Alagoas», avverte Luna. Informazioni divulgate dalla stampa locale indicano che esistono giacimenti e depositi di salgemma molto più ingentinella costa settentrionale di Alagoas. Braskem ha, tra i suoi azionisti, Petrobras e il gruppo Novonor, precedentemente Odebrecht, che nel 2016 ha ammesso il pagamento di tangenti a centinaia di politici in 12 paesi.
«Quando il profitto è al di sopra della vita - conclude Luna -, queste aziende fanno di tutto per soddisfare i loro azionisti. Passano sopra a tutto: case, storie, persone».

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