VISIONI

«Transes», la storia del Marocco in un lungo concerto rock

STANOTTE IN PRIMA TV A FUORI ORARIO
GIUSEPPE GARIAZZOITALIA/marrocco

Tre anni dopo avere esordito con Alyam, alyam - capolavoro di «terzo cinema» espanso e febbrile - il regista marocchino Ahmed Al-Maanouni realizza nel 1981 Transes, che diventerà anch’esso un film faro del cinema arabo. Prodotta da Izza Genini e Souheil Ben Barka, è un’opera che si immerge con sguardo libero e pulsante nel documentario rifuggendone gli stereotipi per di-segnare dall’interno con passione sperimentale i canoni del film concerto nel seguire l’arte musicale del gruppo Nass El Ghiwane, «attori che cantano e suonano» esprimendo una narrazione poetica e politica legata alle radici culturali del loro Paese, il Marocco. Un esperimento che non poteva non entusiasmare un autore come Martin Scorsese: «Una notte in televisione vidi un film intitolato Transes. Rimasi subito affascinato dalla musica, ma anche dal modo in cui era concepito il documentario. L’intreccio di poesia, musica e teatro permette di tornare all’origine di ciò che è la cultura marocchina.
I MUSICISTI cantano il loro Paese, il loro popolo, le loro sofferenze. Quel film, da quando l’ho visto, è diventato per me un’ossessione». Ed è stato il primo titolo restaurato dalla sua World Cinema Foundation nel 2007. E sarà un’ottima scelta per iniziare il nuovo anno vederlo o rivederlo questa notte su Raitre (alle 04.15 all’interno di Fuori orario che lo propone in prima tv, e poi su Raiplay).
Film circolare, Transes, aperto e chiuso da uno stesso concerto dei quattro membri della band - nata nel 1971 a Casablanca e che nel 1974 perse uno dei fondatori, Boujemaa Hgour - in un crescendo di estasi, musica, canzoni, battito dei corpi e delle voci restituito magistralmente da una macchina da presa sensuale e avvolgente che si muove attorno a loro sul palco. Un incalzare sonoro e visivo che dai concerti si espande e diffonde altrove. Un film-mondo girato in diversi luoghi (i concerti sono stati filmati ai festival di Agadir, Cartagine e Parigi) che si fondono come se infine fossero uno solo. Un set senza confini che non siano quelli della musica e del cinema.

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