POLITICA

Il Capodanno di Mattarella tra guerre, lavoro e femminicidi

Nel discorso di stasera l’esigenza di antidoti per fermare il conflitto mondiale «a pezzi»
ANDREA CARUGATIITALIA/ROMA

Sarà un discorso realista, che non nasconderà le tante ombre che il disordine mondiale proietta anche sull’Italia. Ma Sergio Mattarella, stasera (ore 20.30) al suo nono discorso di fine anno dal Quirinale, ribadirà anche un concetto che ha più volte espresso in questi anni: «Ho fiducia nell’Italia. Che ha le risorse per affrontare il tempo nuovo».
L’IDEA DI FONDO È CHE l’Italia abbia già dimostrato, durante la recente pandemia, di saper affrontare «momenti difficili» grazie al senso di unità e alle qualità del nostro popolo. Nel 2024, in particolare, il nostro paese assumerà la presidenza del G7, e questa sarà «una grande opportunità per favorire soluzioni più avanzate su cruciali questioni globali», come le migrazioni (tema su cui il presidente si è più volte espresso auspicando flussi regolari e la fine di ogni sentimento di intolleranza), il cambiamento climatico e la regolazione dell’intelligenza artificiale, una grande innovazione tecnologica che non può e non deve restare prerogativa di pochi gruppi multinazionali ma essere appunto guidata dalla politica, degli stati e degli organismi sovranazionali, per non costituire un pericolo per la vita delle democrazie.
NEI SUOI ULTIMI DISCORSI, Mattarella ha più volte sottolineato i rischi derivanti da quella che già anni fa Papa Francesco aveva definito «guerra mondiale a pezzi», con un vecchio ordine mondiale ormai sbriciolato senza che «se ne veda all’orizzonte uno nuovo». Di qui l’esigenza di irrobustire gli organismi come l’Onu, rendendoli più adatti ai tempi presenti con una «riforma strutturale», ma senza rinunciare a «un sistema multilaterale, capace di sviluppare ulteriormente forme di collaborazione e di integrazione». Collaborazione come unica strada per affrontare un «tornante della storia» che vede «disorientamenti e sconvolgimenti ben superiori a quelli che si manifestarono all’inizio dell’Ottocento con la prima rivoluzione industriale». L’obiettivo prioritario è contrastare quel che può insidiare le nostre libertà e il funzionamento dei sistemi democratici. Compreso un sentimento di paura e rassegnazione che ha già allontanato milioni di cittadini dall’esercizio della partecipazione democratica.
AL CENTRO DEL RAGIONAMENTO dell’inquilino del Quirinale c’è la ricerca della pace, a partire dai due focolai più allarmanti che ci riguardano da vicino, l’Ucraina e il Medio Oriente, dove si assiste a «un numero inaccettabile di vittime civili». Una pace «giusta» quella invocata da Mattarella, che non significa mai resa alle ragioni del più forte o alla logica delle armi. Una pace cui l’Europa e l’Italia possono e devono contribuire più attivamente: e per farlo l’Ue dovrà «mettere mano a quel complesso di riforme istituzionali» indispensabili per poter avere una voce chiara nel consesso internazionale.
IL PRESIDENTE, A QUANTO si apprende, parlerà anche di altri temi a lui cari, dal lavoro, in particolare per i più giovani, alla violenza degli uomini contro le donne, che nel 2023 si è imposta come tema chiave nel dibattito pubblico. E la Costituzione, vista come un programma ancora da attuare, anche in relazione al costante aumento delle disuguaglianze. Il 20 dicembre il presidente ha ricordato ancora una volta i divari sociali che si allargano e le «gigantesche ricchezze appannaggio di pochi» che stridono a fronte del disagio di tanti, «con una distanza mai prima registrata né in Italia né altrove». Senza dimenticare i cambiamenti climatici i cui effetti, ha detto Mattarella, «abbiamo potuto toccare con mano» anche quest’ anno con le alluvioni in Emilia- Romagna e Toscana.
DIFFICILE ASPETTARSI accenni diretti ai tanti temi del dibattito politico. Il presidente non citerà i dossier più caldi, dalla riforme costituzionali che prevedono l’elezione diretta del premier a quella della giustizia. E non lancerà neppure moniti a Camere e governo su temi da lui già affrontati, come l’abuso dei decreti e dei voti di fiducia. Quanto al rapporto con il governo, la linea è quella della «correttezza» e della «leale collaborazione», che non deve neppure essere sottolineata. Ci sarà un riferimento alla necessità di collaborazione tra maggioranza e opposizione, nell’interesse del paese, con la speranza che il confronto in vista delle europee di giugno non degeneri in una sterile contrapposizione ideologica. Ma sempre restando a debita distanza da un confronto in cui il Quirinale intende ribadire il suo ruolo di arbitro super partes.

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