INTERNAZIONALE

«Lettera ucraina di solidarietà con il popolo palestinese»

ZELENSKY CON ISRAELE E USA, LA SOCIETÀ CIVILE SOTTO AGGRESSIONE RUSSA «CONTRO LA PULIZIA ETNICA»
FRANCESCO BRUSAucraina/israele/gaza

Solidarietà fra i popoli o fra gli stati? La guerra che si sta consumando a Gaza ha fatto riemergere a livello globale questo interrogativo, non da ultimo sul “fronte” ucraino - dove prosegue da ormai ventuno mesi un’altra delle maggiori crisi belliche del pianeta. Com’è noto, rispetto allo scenario mediorientale il governo di Kiev si è subito allineato alla posizione degli Stati uniti e della maggioranza dei Paesi europei, condannando duramente l’attacco di Hamas del 7 ottobre e dando pieno supporto alla reazione decisa di Tel Aviv. Salvo poi correggere leggermente il tiro una settimana dopo, quando Zelensky ha sottolineato l’importanza da parte di Israele di minimizzare il più possibile le vittime civili delle sue operazioni militari.
MA È CHIARO CHE il punto di vista della dirigenza ucraina non riflette per forza di cose quello della totalità della popolazione che si trova a resistere all’invasione di Putin. Un esempio è dato dalla "Lettera ucraina di solidarietà col popolo palestinese" pubblicata a inizio novembre sulla rivista ucraina on-line di critica sociale “Commons” (tradotta in italiano dal blog Storia Storie Pordenone): «Il discorso dominante a livello governativo e anche tra i gruppi di solidarietà che sostengono le lotte di ucraini e palestinesi spesso genera divisioni - si legge nel testo - Con questa lettera vogliamo rifiutare queste divisioni e affermare la nostra solidarietà con tutti coloro che sono oppressi e lottano per la libertà».
L’INIZIATIVA È STATA presa da un gruppo di ricercatori, artisti, attivisti politici e per i diritti del lavoro e membri della società civile ucraina impegnati a vario grado, e da una prospettiva di sinistra, nella battaglia per porre fine all’aggressione di Putin. A loro si sono aggiunti altri circa quattrocento firmatari e la lettera ha ricevuto anche copertura mediatica dalla rete qatariota Al Jazeera. Uno dei messaggi centrali è dato dalla volontà di percepire, malgrado le diversità, l’esperienza dei due popoli come qualcosa di condiviso. Criticando il supporto incondizionato da parte del governo ucraino a Israele, si specifica infatti nel testo: «La nostra solidarietà viene da un luogo di rabbia per l’ingiustizia e da un luogo di profondo dolore per la conoscenza degli impatti devastanti dell’occupazione, del bombardamento delle infrastrutture civili e del blocco umanitario derivanti dalle esperienze nella nostra patria» e da questo luogo di «dolore, esperienza e solidarietà» si invitano tutti i cittadini ucraini nel mondo «ad alzare la voce a sostegno del popolo palestinese e a condannare la pulizia etnica di massa israeliana in corso». Riconoscendo anche la disparità di trattamento che le due lotte hanno ricevuto presso la comunità internazionale e dunque chiedendo, in conclusione alla lettera, che «il mondo si unisca nella solidarietà al popolo palestinese, così come ha fatto con quello ucraino».
SI TRATTA DI UNA testimonianza con tutta probabilità minoritaria (non ci sono indicatori statistici sugli eventi più recenti, ma un’indagine condotta a gennaio da parte dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev rivelava come circa il 60% della popolazione ucraina si sentisse solidale con lo stato di Israele e circa il 53% considerasse quest’ultimo un alleato) ma comunque significativa rispetto alle differenze di interpretazione che possono generarsi rispetto a concetti chiave che animano la narrazione di entrambi i conflitti: resistenza, occupazione, genocidio, terrorismo… E, in particolare, come intendere anche in Ucraina la convinzione - degli autori e delle autrici della lettera verso il popolo palestinese - che «non ci sarà pace duratura senza giustizia»?
UNA QUESTIONE CHE, soprattutto in questo un momento in cui la controffensiva di Kiev f atica ad avanzare, diventa acuta e potrebbe essere foriera di future divisioni fra la popolazione (l’ultimo sondaggio mostra un lieve aumento di persone che sarebbero disposte a cedere alla Russia parte del territorio in cambio della fine delle ostilità rispetto alla scorsa primavera, con differenze non marcate ma visibili fra est e ovest del paese).
D’ALTRO CANTO, PURE l’intesa fra i governi di Ucraina e Israele è meno lineare di quel che potrebbe sembrare. Anzi, per diversi motivi l’esecutivo di Netanyahu si è sempre rifiutato di fornire aiuti militari a Kiev e di unirsi alle sanzioni contro Mosca e, nell’ultimo anno e mezzo, la diplomazia ucraina si è più volte espressa criticamente nei suoi confronti (fra agosto e settembre, le tensioni si erano accresciute per via della decisione di Israele di espellere migliaia di cittadini ucraini dal proprio territorio). Ma è evidente che Zelensky e il suo entourage vogliano sfruttare la crisi palestinese a proprio vantaggio: come sempre a livello internazionale, più dei principi e del diritto umanitario, nelle azioni dei governi e degli stati contano le considerazione di opportunità strategica, ed è in questa ipocrita frattura che forse le ragioni dei popoli possono giocare un ruolo. Intanto, a fatica, 214 cittadini ucraini su un totale di oltre 300 sono stati evacuati da Gaza verso l’Egitto.

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