EUROPA

Contro l’amnistia, a Madrid l’ultra destra all’assalto del Psoe

Alla fine il partito popolare condanna le violenze davanti alla sede dei socialisti aizzate da Vox, ma accusa Sánchez: «Colpa sua»
LUCA TANCREDI BARONEspagna/madrid

Il partito popolare ha impiegato due giorni a decider di prendere timidamente le distanze dalla strategia eversiva dei loro colleghi di Vox. Dopo due notti di tafferugli violenti alle porte della sede centrale del partito socialista, a Madrid, e giorni di tensione crescente aizzata dalla destra nelle piazze contro Pedro Sánchez, ieri i dirigenti del Pp hanno finalmente fatto sapere di «respingere» la violenza. Certo, ha puntualizzato il leader della destra Alberto Núñez Feijóo, «da un lato ci sono quelli che commettono o amnistiano atti violenti e antidemocratici, e dall’altro quelli che condannano come noi sia gli uni che gli altri. Fine della storia».
MENTRE I SOCIALISTI continuano gli estenuanti negoziati con Junts - il numero tre socialista è ancora a Bruxelles per trattare con Carles Puigdemont e la cupola del partito indipendentista catalano - la destra alza il livello dello scontro. Da un lato, portando in piazza miglia di persone al grido di «Sánchez in prigione», «Marlaska frocio» (il ministro degli interni, a capo della polizia, è apertamente omosessuale), e «Spagna cristiana e non musulmana».
E dall’altro agendo sulle leve di potere che ancora controllano. Per esempio, il Csm spagnolo, i cui membri (blindati da 5 anni e non sostituiti per il boicottaggio del Pp che non voleva perderne la maggioranza) lunedì hanno approvato una mozione critica contro un’amnistia di cui ancora nessuno conosce i dettagli. O il Senato, dove il Pp ora ha la maggioranza. In Spagna, l’ultima parola l’ha sempre il Congresso, ma grazie al nuovo regolamento approvato ieri della camera alta, il senato potrà ritardare fino a due mesi l’approvazione della misura d’amnistia, esasperando un dibattito che il Psoe avrebbe voluto chiudere rapidamente.
O infine il commissario europeo della giustizia, il belga Didier Reynders, vicino al Pp, che proprio ieri, con un’insolita mossa, ha scritto una lettera al presidente del governo spagnolo chiedendo spiegazioni all’esecutivo sulla «portata personale, materiale e temporale» della prevista legge sull’amnistia. Il tutto ancora senza che sia stata ancora formalizzata alcuna proposta concreta di legge. Che però già la destra continua a definire come «antidemocratica» o «incompatibile con uno stato di diritto».
Gli scontri hanno visto manifestanti bruciare cassonetti e andare contro la polizia che ha cercato di disperderli e allontanarli dalla sede socialista, con cariche e lacrimogeni.
IL CLIMA CHE SI RESPIRA è pesante: il leader dell’estrema destra Santiago Abascal lunedì sera era arrivato a chiedere alla polizia di «non compiere ordini illegali» (ossia disperdere i manifestanti), cosa davanti alla quale il Pp era rimasto impassibile. È certificata la presenza tra gli organizzatori della protesta di personaggi legati al mondo neonazi e neofascista spagnolo.
E intanto anche i popolari hanno chiamato i loro a manifestare contro Sánchez, il 12 novembre.

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