SOCIETA

Votato solo dalla maggioranza il nuovo Garante dei detenuti

Dopo il no alle audizioni, i senatori Pd, Avs e Iv non partecipano al voto in commissione
ELEONORA MARTINIITALIA/ROMA

Con il solo parere espresso dai membri della maggioranza e del M5S, la commissione Giustizia del Senato ha approvato ieri la proposta governativa di nominare Felice Maurizio D’Ettore, come presidente, e Irma Conti e Mario Serio come componenti del nuovo collegio del Garante nazionale delle persone private della libertà, al posto degli uscenti Mauro Palma, Daniela De Robert ed Emilia Rossi. Il Pd, Avs e Azione-Iv non hanno partecipato al voto per protesta contro l’«inaccettabile e intollerabile» metodo adottato per la designazione dei candidati, per i quali è stata negata l’audizione in commissione richiesta dalle opposizioni.
IL SÌ - PREDETERMINATO e a scatola chiusa - alla terna presentata il 25 settembre dal Consiglio dei ministri su proposta del Guardasigilli Nordio è arrivato dunque dai 12 senatori di Fd’I, Lega, FI e Noi Moderati e dai tre componenti pentastellati. Per terminare l’iter e arrivare alla designazione del nuovo collegio, tramite un decreto del Presidente della Repubblica, la proposta deve ottenere ancora il via libera della commissione Giustizia della Camera. Dove si sarebbe dovuto votare entro il 23 ottobre, ma il presidente Ciro Maschio (Fd’I) ha chiesto una proroga di dieci giorni «con l’obiettivo - secondo i capigruppo Avs e Pd, Devis Dori e Federico Gianassi - di valutare lo svolgimento delle audizioni dei candidati».
Dopo il rigetto della richiesta di audire in II Commissione di Palazzo Madama i tre candidati all’Autorità di garanzia - il deputato di Fd’I D’Ettore, ordinario di Istituzioni di diritto privato, l’avvocata romana Irma Conti, presidente dell’Associazione donne giuriste d’Italia, voluta dalla Lega, e il civilista palermitano prescelto dal M5S, Mario Serio - i senatori dem avevano chiesto che la seduta di ieri mattina si svolgesse in modalità pubblica, ma anche questa richiesta (incompatibile, sembrerebbe, con i tempi ristretti) è andata delusa. «Abbiamo fatto notare - racconta Walter Verini, che insieme agli altri senatori dem, di Avs e di Iv non ha partecipato al voto - che le audizioni sarebbero servite proprio per approfondire la conoscenza con i tre candidati, verificare le loro competenze e magari superare alcuni dubbi. Ci sembra infatti che, per quanto degne persone, non abbiano alcuna competenza sul campo. Per esempio, sia io che Scalfarotto abbiamo sottolineato che se avessero voluto proporre nomi super partes e con riconosciuta autorevolezza in materia avrebbero potuto indicare Rita Bernardini o Stefano Anastasia. Sulle schede per il voto invece c’erano solo quei tre nomi e nessun altro». Il no alle audizioni è stato invece opposto, come puntualizza Scalfarotto (Iv), «senza un minimo di spiegazione».
ANCHE ILARIA CUCCHI parla di terna «inaccettabile» perché «priva dei requisiti richiesti di competenza sui diritti umani e indipendenza». «Non si può pensare - continua la senatrice Avs - di sostituire Mauro Palma, giurista con un curriculum e una storia al fianco dei fragili, già presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti o pene inumani o degradanti (Cpt), uno dei maggiori esperti a livello internazionale in tema di lotta alla tortura e delle diverse forme di privazione della libertà, in ambito non solo penale, con un ex parlamentare di Fratelli d’Italia. La maggioranza pensa solo ad occupare le poltrone».
Malgrado anche la senatrice pentastellata Ada Lopreiato abbia protestato per il rifiuto di audire i candidati, il M5S ha però fatto da «stampella» (definizione di Iv) al centrodestra. «Sarà perché - chiede il capogruppo dem Bazoli - hanno fatto un accordo con la maggioranza per indicare un membro del collegio?».
ANCHE LA SOCIETÀ CIVILE si ribella alle modalità di scelta. Sono 15 le associazioni (Asgi, Naga, Lasciatecientrare, Oxfam, ActionAid, Arci, Migrantes, Senzaconfine, Cnca, A Buon Diritto e altre) che hanno espresso «un forte timore che queste modalità non assicurino l’indispensabile indipendenza di un ente di garanzia che ha mostrato forte incisività sin dall’avvio della sua operatività nel 2016, non solo con riguardo alla detenzione ordinaria ma anche a quella amministrativa dei cittadini stranieri e alla privazione della libertà in ambito sanitario e assistenziale». Chiedono al governo di «cambiare almeno in parte la scelta».

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