INTERNAZIONALE

Il sopravvissuto al rave: «Mettiamo la parola fine»

INTERVISTA
SABATO ANGIERIisraele/tel aviv

Sabato 7 ottobre i miliziani di Hamas hanno fatto irruzione nei kibbutz israeliani e soprattutto al rave di Re’im. Ad oggi sappiamo che in quell’area semidesertica sono morte 260 persone che i rapiti sarebbero 200 circa. Restano almeno 2.500 persone che quella mattina sono scappate in tutta fretta dal «Nova festival». Tra queste Almog Senior, un ricercatore di neuroscienze trentenne che vive a Be’er Sheva. Di ragazzi come lui se ne incontrano molti in giro per il mondo. Israeliani che dopo il servizio militare si prendono dei mesi per viaggiare, spesso di festival in festival. Alcuni, proprio come Algom, sembrano degli hippy, vestiti sgargianti, capelli lunghi e sandali ai piedi. Ha acconsentito a rilasciare quest’intervista perché crede che sia importante «far sapere cosa sta succedendo qui».
A una settimana di distanza cosa pensi, perché credi che l’abbiano fatto?
Non c’è un motivo reale per cui debba accadere una cosa del genere. Non posso immaginare come si sentano le persone che hanno visto invadere la loro casa, il loro posto sicuro. Ma io continuo a portare questo (mostrando il braccialetto del festival che ora porta come pendaglio su una collanina di caucciù, ndr). Perché sento che un festival è un luogo sicuro dove le persone creano una realtà per rendere più sopportabili tutte le cose difficili che stanno accadendo nel mondo. Sono stato sotto i palchi di tutto il mondo e ho ballato con persone provenienti dall'Iran, dalla Giordania, dalla Palestina, dalla Russia, dall'Ucraina… Non c'è identità sulla pista da ballo. Non c'è nessun tipo di ‘io’, non c'è nessun motivo per l’egoismo.
Ma Almog incolpa di tutto ciò solo Hamas o tutti i palestinesi?
No, i palestinesi no di sicuro. Israele è un Paese molto variegato, frutto di storie diverse, ma abbiamo conflitti nel nostro quotidiano con cui proviamo a coesistere.
Quindi cosa pensi della decisione di invadere Gaza?
Non possiamo fare altrimenti. Bisogna finirla una volta per tutte con questi terroristi.
Non credi che sarà un disastro, una cosa come quella che ora fa soffrire anche te?
So solo che da quando abbiamo lasciato Gaza nel 2006 non siamo mai stati tranquilli, conosco intere famiglie che hanno avuto le proprie case colpite dai razzi nei kibbutz.
Anche nella Striscia c’è chi ogni giorno piange i propri morti, magari sono proprio i bombardamenti ad aver dato tutta questa forza ad Hamas; molti israeliani sono convinti che il vostro governo ha contribuito alla loro ascesa.
Non mi occupo di politica e non sono uno stratega militare, so solo che così è troppo, bisogna mettere la parola fine.
Non credi che dare ai palestinesi l'opportunità di vivere la loro vita nel loro Paese in modo separato sia il modo migliore per sconfiggere Hamas, senza armi ma con la tolleranza?
Non sono contro lo stato palestinese, non si tratta di questo. A Gaza non c’è libertà di espressione, non ci sono diritti. Per esempio, mi piacerebbe sapere se c’è una comunità gay, ma non credo. I palestinesi sono i primi a soffrire dell’oppressione di Hamas. Se avete un modo migliore per sradicare Hamas, che è come l’Isis, proponetelo. Ma io non credo ci sia, quelle persone capiscono solo la guerra.
Non ti offendere, ma come israeliano non ti senti in colpa per ciò che avviene a Gaza e in Cisgiordania da decenni?
Non mi offendo, amo lo scambio di opinioni. Tutti noi siamo nati in questa situazione. Penso che il senso di colpa, se cerchiamo il senso di colpa, possiamo scovarlo in tutte le generazioni passate.
S. ANG.

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