VISIONI

«Love To Love You, Donna Summer»,tra glitter e tormenti

Il 15 ottobre su Sky Documentaries il documentario sulla disco diva, i successi e le vicissitudini private
STEFANO CRIPPAUSA

Eye liner, glitter e mirror ball, corpi sudati che si muovono a tempo sui frenetici 4/4 della disco nel tempio assoluto del genere: lo Studio 54. E ancora: concerti, la liturgia dei red carpet ai Grammy Awards ma anche tormenti, momenti drammatici e tentativi di suicidio. La vita della disco diva per eccellenza - capace di andare oltre i cliché del genere - scandagliata nel documentario Love To Love You, Donna Summer- passato alla scorsa berlinale - e che Sky Documentaries manda in onda domenica 15 ottobre alle 21.15 (disponibile anche su Now e on demand). Una carriera ripercorsa in novanta minuti dove momenti pubblici - molti i live set della cantante - si alternano a frammenti di vita privata, inediti filmini amatoriali e vicende familiari che si intrecciano. Inevitabile perché a dirigere il film è la terzogenita di Donna, Brooklyn Sudano che si è fatta aiutare da Roger Ross Williams, regista premio Oscar per numerosi documentari e insignito di numerosi Emmy Award.
IL TENTATIVO è quello di evitare l’agiografia e di provare a tracciare un ritratto sincero della figura materna. Ricco di materiali fotografici, testimonianze, il documentario fa emergere la figura di una donna afroamericana ambiziosa che da Boston, dove canta gospel in una chiesa ma è anche leader di un gruppo rock, si trasferisce a Monaco di Baviera ingaggiata in un allestimento tedesco di Hair. In una clip la vediamo eseguire, magrissima e con lunghe trecce, Acquarius in versione tedesca. «Vivevo una libertà - racconta Donna in una sorta di intervista-confessione - che a una donna afroamericana negli Stati uniti non era concessa. Lavoravo moltissimo, come modelcorista e attrice. L’incontro con Giorgio Moroder e l’entourage di musicisti che gravitavano intorno ai Musicland ovvero il cuore dell’eurodisco, lancia la sua carriera prima europea e poi mondiale. Love to Love You Baby - con i suoi orgasmi simulati mentre canta distesa sul pavimento dello studio di registrazione circondata da candelabri - la trasformano nella sexy queen e la riportano in patria - figliola prodiga - come una star alla corte di Neil Bogart e la Casablanca Records.
DAL VIVO e sui magazine sfoggia un trucco sgargiante: ombretto blu, labbra cremisi, guance viola, ciglia depilate che mettono in risalto gli occhi, ma che diventano anche la «maschera» dietro cui si nasconde la diva. Immagine che si alterna con quella che vediamo nei filmati girati a casa, dove appare senza trucco, con l’espressione stanca che vive con il senso di colpa di aver lasciato la figlia Mimi, avuta dal primo marito, il fotografo tedesco Helmut Sommer, dai nonni. Il «personaggio» Donna Summer era difficile - e anche ingombrante - da sostenere per un’artista dalla vocalità dirompente che saprà andare anche oltre i confini del genere misurandosi negli ottanta e novanta con repertori e stili differenti. La tensione è forte perché la diva di Boston portava in scena la radicale positività sessuale della discoteca, trasformandola in un rito di massa. Peccato che nel film resti un po’ sotto traccia il rapporto con Moroder, limitato alla sola registrazione del classico I feel love o ripresa in alcune session in studio di brani dai suoi album capolavoro Four seasons of love (1976) e Bad Girls (1979) o alla carriera post disco che non è solo legata a She Works hard for the Money (1983), inno proto femminista sullo sfruttamento delle lavoratrici, che diventa anche il primo video di una cantante afromericana ad andare in alta rotazione su Mtv.
Brooklyn preferisce soffermarsi sui tormenti della madre affidandosi alle voci, tutte rigorosamente fuori campo, di familiari, del marito e delle sorelle, ripercorrendo anche momenti bui : la causa a Neil Bogart e alla Casablanca che non le versano milioni di royalties, le molestie subite da Donna adolescente ad opera di un pastore della sua chiesa, molestie a cui verrà sottoposta anche la figlia-regista e che troverà modo di confessare alla madre (sconvolta) solo da adulta
NEL MEZZO ci sono i rapporti complicati e spesso violenti con l’altro sesso, i litigi con il secondo marito Bruce Sudano e il tentativo di suicidio che la stessa cantante aveva già raccontato nella sua biografia del 2004 - Ordinary girl. Il film si sofferma sulla polemica che danneggerà la carriera di Donna, circa presunte dichiarazioni sull’Aids come «punizione divina», che le alieneranno schiere di fan (il racconto particolareggiato nella bella biografia di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano Donna Summer, la voce arcobaleno), ma che si riveleranno false. Quello che esce da un documentario che sovrappone forse troppi piani di lettura, è il ritratto di un’artista imponente dall’anima tormentata e che si rivela fragile negli ultimi mesi di vita, quando combatte il cancro ma rifiuta di nominare la morte. Mostrando al contempo alle figlie la sua parte più vulnerabile.

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