INTERNAZIONALE

Stoltenberg si inventa vittorie: «Kiev avanza». Nyt: tutto come prima

Zelensky chiede più armamenti e più in fretta, Mosca pensa di incrementare del 70% il budget militare: la guerra non ha fine
FRANCESCO BRUSAucraina/kiev

Rassicurazioni, finte aperture e minacce. Ieri il segretario della Nato Jens Stoltenberg si è incontrato a Kiev con Zelensky per un vertice sull’andamento della guerra e sullo stato di coesione dell’alleanza internazionale che sostiene l’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione russa.
«LA NATO è con voi oggi, domani e per tutto il tempo necessario», ha detto il funzionario norvegese in conferenza stampa. Aggiungendo che «le forze ucraine stanno avanzando, stanno guadagnando gradualmente terreno». Zelensky ha ribadito la necessità di procedere con l’invio di ulteriori armamenti con la massima rapidità possibile (proprio in questi giorni si sta consumando un’altra titubanza da parte del cancelliere tedesco Olaf Scholz sui missili Taurus). Parallelamente, il generale ucraino Valerii Zaluzhnyi si è riunito con il capo di stato maggiore della difesa britannico Tony Radakin per discutere la situazione sul terreno. Che, al di là dell’ottimismo mostrato da Stoltenberg, rimane incerta.
UN EDITORIALE apparso ieri sul New York Times ha ribadito, basandosi soprattutto su analisi e dati elaborati dall’Institute for the Study of War, che «la linea del fronte, dopo mesi di combattimenti estenuanti e pesanti perdite, è rimasta praticamente invariata». In particolare, l’agosto appena passato ha rappresentato il momento di maggiore stallo e dall’inizio del 2023 di fatto la Russia ha conquistato più del doppio del terreno rispetto all’Ucraina (contando che le forze di Mosca erano all’offensiva nel periodo invernale e che il guadagno netto corrisponde a un’area abbastanza irrisoria, più piccola di Kiev). D’altra parte l’attacco ucraino alla flotta russa a Sebastopoli della scorsa settimana e, più in generale, l’aumentata vulnerabilità della Crimea sembrano essere fattori non secondari che potrebbero segnare uno sviluppo significativo. In un’intervista al Corriere della Sera il consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak ha nuovamente confermato che l’obiettivo di Kiev è isolare la penisola illegalmente occupata dalla Russia nel 2014 e si dice fiducioso che questo modificherebbe le sorti della guerra: «Le truppe russe al fronte andranno nel panico e la retorica politica di Mosca cambierà del tutto», ha affermato. «All’incirca l’80 per cento di ciò che serve alla prima linea passa da lì».
LA LOGISTICA dei rifornimenti costituisce in effetti un punto cruciale: stando a quanto hanno dichiarato due giorni fa le autorità in esilio di Mariupol, la Russia starebbe costruendo una linea ferroviaria nell’area occupata a sud-est che permetterebbe di trasportare materiale bellico e civile senza doversi affidare al ponte della Crimea. Se confermato, potrebbe essere legittimamente letto come un segnale che per le forze di Putin stanno aumentando difficoltà e preoccupazioni. Al tempo stesso, però, è uno dei tanti elementi che indica la determinazione del Cremlino ad adottare tutte le contromisure necessarie per perseguire i propri intenti di espansione.
Non deve perciò sorprendere la proposta del ministero della difesa russo di incrementare del 70% (111,04 miliardi di dollari) le spese per il prossimo anno. «È ovvio che si tratta di un’azione necessaria perché ci troviamo in uno stato di guerra ibrida», ha commentato ieri il portavoce governativo Dmitri Peskov. Precisando: «Intendo la guerra ibrida che è stata mossa contro di noi».
GLI FA ECO il ministro delle finanze Anton Siluanov, evocando lo slogan «tutto per il fronte, tutto per la vittoria», mentre Putin ha appena firmato un decreto per istituire il 30 settembre come «giorno della riunificazione» dei quattro oblast ucraini recentemente annessi con la «madrepatria», in cui si sono di recente svolte le elezioni regionali. Dal canto suo il ministro degli esteri Lavrov dice alla Tass che il Cremlino è pronto a trovare un accordo con Kiev, «se vengono rispettate le esigenze di sicurezza di Mosca e se si tiene conto della situazione sul campo». Intanto proprio sul campo, riportano le fonti locali, altre tre persone sono state uccise dall’artiglieria russa a Kherson.

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