INTERNAZIONALE

Ucraina, la guerra delle contro-verità. Ma la Crimea è sempre più vulnerabile

RIAPPARE IN UN VIDEO VIKTOR SOKOLOV
FRANCESCO BRUSArussia/ucraina

Scambi di fuoco, accuse reciproche e contro-verità. Fra Russia e Ucraina si continua a parlare molto dell’attacco avvenuto venerdì scorso alla base navale di Sebastopoli, che secondo Kiev avrebbe ucciso 34 ufficiali dell’esercito nemico tra cui l’ammiraglio Viktor Sokolov. Tuttavia, secondo Mosca, quest’ultimo sarebbe ancora vivo: ieri è stato pubblicato su Ria Novosti un video in cui si vede l’ammiraglio presente da remoto a un incontro con il ministro della difesa Sergeij Shoigu e altri membri delle forze armate.
ALLO STESSO TEMPO, sempre ieri, il portavoce Dimitri Peskov – citato dalla Tass – ha affermato che il Cremlino non è in possesso di informazioni a riguardo. Quello che sembra ormai certo è comunque l’accresciuta vulnerabilità delle postazioni russe nella penisola occupata, che rischia di non rappresentare più una roccaforte sicura per Mosca. Non si tratta solo della potenza missilistica dimostrata dall’Ucraina: stando ad alcune ricostruzioni (come quella del Kyiv Post) l’attacco è stato così efficace grazie anche al fatto che movimenti partigiani clandestini operanti in Crimea, come Atesh, sono riusciti a ottenere informazioni sensibili e trasmetterle alle forze di Kiev. Ieri inoltre un altro gruppo partigiano, Zhovta Strichka, ha rivendicato sul proprio canale Telegram un’azione a Sebastopoli in cui sono stati appesi in giro per la città 150 nastri gialli (a richiamare la bandiera ucraina).
POTREMMO dunque essere di fronte a una “doppia tenaglia” che sta riuscendo a porre sempre più pressione sull’esercito occupante. A confermarlo indirettamente ci sono le parole del capo dell’amministrazione militare della regione di Mykolaiv Vitaliy Kim, il quale in una conferenza stampa dell’altro ieri ha dichiarato che «un numero crescente di persone si sta mettendo in contatto con le forze armate ucraine per condividere notizie e per chiedere assistenza» e che «la capacità d’azione della guerriglia, anche in Crimea, è maggiore di prima». Quale che sia l’effettività entità di questi sviluppi, Mosca certo non rinuncia a rispondere con altri attacchi che colpiscono le città ucraine anche lontane dal fronte.
Nella notte fra lunedì e martedì, com’è ormai consuetudine, si sono verificati altri danni al porto di Odessa con il ferimento di due persone (altre due erano decedute la notte precedente). Fra gli edifici colpiti, anche alcune strutture presso il punto di controllo al confine con la Romania presso la località di Orlivka. Forti esplosioni si sono udite ieri a Kherson e gli allarmi hanno risuonato per un paio di volte su tutto il territorio. Inoltre, il segretario del consiglio di sicurezza e della difesa ucraino Oleksiy Danilov ha rivelato ieri che parte della catena di produzione missilistica del paese è stata trasferita all’estero, dal momento che l’esercito russo è riuscito a colpire un centro di assemblaggio. Insomma, senza che questo desti sorpresa, Kiev e Mosca continuano a dar conto degli sviluppi sul campo in maniera praticamente divergente. Zelensky, in un video messaggio serale, ha parlato di «importanti dettagli» che riguardano gli avanzamenti a sud e a est così come la distruzione di nodi logistici e di centri di comando delle forze avversarie. Dal canto suo, due giorni fa, il presidente della Duma Vyacheslav Volodin ha invece definito «fallita» la controffensiva di Kiev e ha anzi detto che «se non dovesse capitolare alle condizioni dettate dal Cremlino, l’Ucraina cesserà di esistere come nazione».
AL MOMENTO, però, la Russia sembra essere all’offensiva quasi esclusivamente sul piano diplomatico. Le autorità di Mosca stanno provando a capitalizzare sulla caduta d’immagine rimediata dal presidente ucraino al parlamento canadese, dove venerdì è stato applaudito un veterano che ha prestato servizio nelle Waffen-SS durante la seconda guerra mondiale. In più, come riportato dalla Bbc, è in atto un tentativo da parte russa di chiedere la riammissione formale al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni unite, da cui era stata espulsa ad aprile dello scorso anno. Questo appena dopo che la stessa Russia ha incriminato alcuni giudici della Corte Penale Internazionale, come rivela la Tass. Altro che nebbia di guerra.

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