INTERNAZIONALE

Fuoco sulla Crimea. Kiev agli ucraini: «Lasciate la penisola»

FRANCESCO BRUSA russia/ucraina/crimea

Occhi (e missili) tutti puntati sulla Crimea. Il capo dell’intelligence ucraina Kyrylo Budanov ha reso noto il bilancio dell’attacco aereo sferrato l’altro ieri da Kiev contro la base della flotta russa sul Mar Nero: nove morti e 16 feriti, tra cui il colonnello generale Alexander Romanchuk e il tenente generale Oleg Tsekov («in condizioni molto gravi» il primo e «privo di sensi» il secondo, stando alle dichiarazioni di Budanov). Tuttavia, dicono le autorità russe, in seguito al raid missilistico ci sarebbe stato solo «un militare disperso». Si inseguono voci sulla possibile morte dell’ammiraglio Viktor Sokolov, che aveva assunto il comando della flotta ad agosto dell’anno scorso dopo l’affondamento dell’incrociatore Moskva, ma al momento non ci sono conferme.
NELLA MATTINATA di ieri, a Sebastopoli, è stato attivato l’allarme aereo e alcuni detriti di missili intercettati sarebbero caduti vicino alla baia di Sukharnakya – riporta la Tass.
Insomma, gli sviluppi riguardanti la penisola annessa dalla Russia nel 2014 sembrano significativi. Dopo una serie di colpi andati a segno su depositi e navi, Kiev è riuscita a centrare un obiettivo militare di primo piano su quel territorio e a mandare il messaggio per cui «la Crimea non dev’essere considerata sicura». Più in generale, la flotta russa pare non essere più in grado di imporre la propria superiorità e anzi si vede costretta a una sempre maggiore riduzione degli spazi di manovra nel Mar Nero. La ministra ucraina per la reintegrazione dei territori temporaneamente occupati Iryna Vereschuk ha rincarato la dose, esortando attraverso il suo canale Telegram tutti gli ucraini residenti sulla penisola a «trasferirsi altrove, se possibile», ed è notizia di venerdì la partenza di un’altra nave piena di grano dal porto di Chornomosk (Odessa) alla volta dell’Egitto, la sesta a “sfidare” le minacce russe dalla decisione di Putin di ritirarsi dall’accordo sul grano.
NEL FRATTEMPO, anche a terra sembrano registrarsi difficoltà da parte del paese aggressore. Durante un’intervista alla Cnn, il comandante a capo della controffensiva ucraina lungo la linea del fronte sud Oleksandr Tarnavsky ha affermato che le proprie truppe hanno sfondato le difese russe presso Verbove, a est di Robotyne (cittadina chiave che era stata conquistata alla fine di agosto). Si tratta di un ulteriore avanzamento verso la cittadina di Tokmak, più a sud, considerata dalla più parte degli analisti come l’obiettivo centrale dell’attuale strategia di Kiev, che aprirebbe la strada verso Melitopol e il Mar Nero e dividere così in due i territori in mano all’avversario. È lo stesso Tarnavsky a confermarlo indirettamente nell’intervista, oltre a dichiarare che sinora la controffensiva ha proceduto effettivamente in maniera più lenta del previsto ma anche che non verrà influenzata dall’arrivo della stagione invernale.
A ogni modo, grosse svolte nelle operazioni militari ancora appaiono lontane. Tanto meno sembra possibile una qualsiasi negoziazione o accordo fra Russia e Ucraina: ieri, durante il suo discorso alle Nazioni unite, il Ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito che il piano di pace di Kiev è «assolutamente infattibile». D’altronde, entrambi i paesi continuano a muoversi per assicurarsi la capacità di resistere sul terreno: se Putin da non molto ha stretto accordi con il suo omologo nordcoreano, Zelensky ha appena incassato le dichiarazioni statunitensi di conferma della fornitura di missili a lungo raggio Atacms. Negli ultimi giorni, anzi, alcune delle maggiori preoccupazioni per Kiev sembrano provenire dal fronte degli alleati, più che dalle questioni interne.
MENTRE permangono le tensioni diplomatiche con la Polonia, l’Ungheria ha ribadito la sua contrarietà alle sanzioni contro la Russia per bocca di un alto assistente governativo e in Slovacchia crescono in vista delle elezioni del 30 settembre i consensi per il candidato Robert Fico, che promette la fine del sostegno militare all’Ucraina. Forse anche per ricompattare i “suoi”, allora, il rappresentante di Kiev Vladyslav Vlasiuk si è rivolto ieri al nostro paese dicendo che c’è spazio per «intensificare le restrizioni economiche contro Mosca».

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