INTERNAZIONALE

Zelensky, tour europeo a caccia degli F-16

Il leader ucraino in Olanda e Danimarca. E vara una polizia militare «anticorruzione»
FRANCESCO BRUSAucraina/olanda/danimarca

Se la controffensiva ucraina per ora non sfonda, neanche la Russia sembra andare troppo lontano. È notizia di domenica che la missione spaziale lanciata dal Cremlino è fallita: la sonda russa, a seguito di un incidente durante una manovra per l’atterraggio, si è schiantata sul suolo lunare facendo così infrangere le speranze di Mosca di un “successo propagandistico”.
Intanto, tornando sulla terra, l’annuncio dell’incontro che si dovrebbe tenere fra Erdogan e Putin rimane ancora ipotetico: secondo l’agenzia Anandolu il presidente turco ha dichiarato che «durante il programma serrato del G20 in India si potrebbe trovare il tempo per una discussione faccia a faccia», ma il servizio stampa di Ankara ha fatto sapere ieri alla Tass che non si può dire ancora «nulla di concreto» sulla vicenda. La Turchia ha un grosso interesse a mantenere voce in capitolo nella situazione del Mar Nero e pare intenzionata a ripristinare gli accordi sul grano, da cui la Russia ha deciso di ritirarsi in modo unilaterale. Inoltre, Erdogan ha dichiarato la sua volontà a far riprendere i colloqui di pace fra Mosca e Kiev con la propria mediazione.
Tuttavia, gli equilibri internazionali non sembrano spingere in questa direzione. Dalle trincee del Donbass, che aveva visitato una settimana fa, Zelensky si è spostato in Europa per una serie di incontri con alcune delle cancellerie del vecchio continente. Dopo Svezia e Paesi Bassi, il presidente ucraino si è recato nella giornata di domenica in Danimarca, dove ha tra l’altro incontrato i suoi connazionali che si stanno addestrando all’utilizzo dei jet F16. I governi di Copenaghen e di Amsterdam sono infatti fra i primi ad aver annunciato che sono disposti a donare all’Ucraina gli aerei da combattimento di produzione statunitense, dopo il via libera dato da Biden (19 e 42 unità rispettivamente, per i due paesi).
Alla Svezia, invece, Kiev cerca di spuntare la fornitura dei velivoli Gripen, che però al momento rimane ancora un’ipotesi. «Quando difendi il diritto alla vita del tuo popolo, gli altri che considerano la vita un valore si uniscono alla tua lotta», ha detto Zelensky parlando di fronte al parlamento danese e ringraziando le nazioni che sostengono gli sforzi del paese aggredito. A questo proposito, all’ordine del giorno non ci sono solo armi e movimenti militari al fronte. Dopo che la settimana scorsa in Ucraina è stato ufficializzato il licenziamento di tutti i responsabili regionali del reclutamento truppe per ovviare a problemi di corruzione diffusa, ieri il ministero della Difesa ha annunciato una bozza di legge per la costituzione di una speciale “polizia militare” che avrebbe fra i suoi compiti quelli di prevenire e contrastare eventuali crimini di guerra commessi nelle zone di combattimento e mantenere la disciplina fra il personale dell’esercito. Insomma, ci si continua a preparare a un lungo conflitto.
In particolare la Russia guarda alle elezioni regionali di settembre, ma soprattutto alle presidenziali dell’anno prossimo con cui Putin punta a consolidare ulteriormente il suo già dittatoriale potere. Un’inchiesta del sito statunitense Bloomberg pubblicata domenica, che cita «fonti informate sui fatti», afferma che ci sarebbe una fazione interna alle élite russe che spingerebbe per una linea ancora più dura sulla guerra, con la destituzione del ministro della Difesa e del generale Gerasimov e la chiamata di una mobilitazione su larga scala. Intanto, un disegno di legge passato lo scorso mese alla Duma intende fornire più armi e capacità operativa alla Guardia Nazionale, segno forse che è in corso una ristrutturazione interna delle forze di sicurezza russe.
In una recente dichiarazione, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha tenuto a ribadire che «nonostante il presidente russo abbia questo timore, un regime-change al Cremlino non è fra i piani dell’Occidente». Ma Putin ne ha davvero paura?

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