INTERNAZIONALE

Gli occhi aperti della stampa estera sul lascito oscuro di un’epoca

DALLA BBC ALLA FOLHA DE S. PAULO AL NEW YORK TIMES
GIOVANNA BRANCAITALIA/mondo

«Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano travolto dagli scandali è morto»; «Silvio Berlusconi, lo showman che ha sovvertito la politica italiana, muore a 86 anni».
Il sipario di cordoglio nazionale e beatificazione andato avanti per tutta la giornata di ieri sulle televisioni e le principali testate italiane, viene strappato dalla stampa estera. I titoli di due dei più importanti quotidiani globali – Guardian e New York Times – offrono un esempio di come fuori dai confini nazionali al Cavaliere non vengano fatti sconti nel giorno della sua scomparsa, portando al centro della narrazione della sua vita tutte le ombre su cui nel nostro Paese si è preferito gettare una luce più accecante che chiarificatrice.
«RITRATTO di un imbroglione», titola El Pais. Sottotitolo: «Le avventure di Berlusconi sono una vera e propria enciclopedia di come aggirare le istituzioni, dall'interno delle istituzioni». Il ritratto che ne fa per il quotidiano spagnolo Inigo Dominguez è tagliente: «Silvio Berlusconi è stato uno dei più grandi geni politici degli ultimi decenni, se per politica intendiamo l’arte di fare il necessario per ottenere ciò che si vuole, a qualunque prezzo e senza scrupoli. In questo senso era un animale politico, con tutte le connotazioni della parola animale. Era un predatore capace di tutto. Ma con una componente umana che lo rendeva ancora più efficace e pericoloso: era estremamente simpatico e con un sesto senso per l’empatia, lo spettacolo e la lettura delle emozioni collettive». I titoli degli approfondimenti che dedicano all’argomento Guardian e Der Spiegel sono altrettanto eloquenti: «Oltre il bunga bunga e gli sfarzi – si legge sul quotidiano inglese – lascia dietro di sé una perdita di fiducia nell’élite politica italiana»; «Era la hit più pericolosa d’Italia», scrive la testata tedesca che titola il suo pezzo principale «Da crooner a primo ministro».
FRA I TEMI ricorrenti c’è naturalmente quel neologismo rimasto ieri quasi impronunciato sulle reti televisive di tutta Italia – bunga bunga – ma che all’epoca aveva catturato l’immaginario collettivo di tutto il mondo tanto da poter immediatamente evocare lo spettacolo da basso impero a cui rimane associato in modo indissolubile.
Oltre l’immancabile bunga bunga e il suo corollario di vilificazione femminile – «Berlusconi e i bunga bunga: una prostituta minorenne e un grande scandalo, impunito fino alla fine» titola Libération, per quanto l’uso della parola prostituta sembri impropria – i giornali internazionali esaminano senza reticenze tutto il caleidoscopio della politica, e dell’epoca, berlusconiana.
«Ha inventato la tv trash italiana e il populismo moderno», scrive ancora Der Spiegel, mentre sono tantissime le testate a sottolineare come abbia rappresentato uno dei capitoli della storia italiana destinati a indicare la via in buona parte del mondo occidentale. A partire dal Brasile su cui ancora incombe l’ombra di Bolsonaro - «Berlusconi è la prova della capacità dell’Italia di anticipare la politica globale», scrive Folha de S. Paulo - fino a Israele saldamente nelle mani di Netanyahu: «L’eredità di Berlusconi: aver ispirato i leader populisti a trasgredire la legge nella ricerca del potere». Lo scrive Haaretz, che gli dedica anche altri pezzi: «Battute sull’olocausto, party sessuali e l’"abbronzatura" di Obama», e «Servendosi del manuale di Bibi e Berlusconi, Trump può riuscire a salvarsi».
CI SONO naturalmente grandi quotidiani che non si addentrano nelle controversie, come nel caso del Moscow Times che raccoglie il cordoglio dell’amico Putin nel titolo dell’articolo che dedica al Cavaliere, di cui riporta il voltafaccia sulla guerra in ucraina poi subito risolto: «In seguito Berlusconi ha dato la colpa al presidente Volodymyr Zelensky». Chiarimento del malinteso che sarebbe stato coronato, aggiunge la testata russa, da uno scambio di bottiglie di vodka e Lambrusco.
Nel corso della giornata di ieri restavano invece cauti i giornali cinesi, che si limitavano a dare la notizia della morte di Berlusconi.
Intanto, mentre perfino i titoli dei giornali stranieri in Italia venivano letti cercando di depurarli da tutte le controversie, dall’estero ci ritornava lo sguardo impietoso su 20 anni di storia italiana. In particolare sul buio racchiuso nella spaccatura fra due italie emerso da quell’epoca. «Di volta in volta – scrive il Nyt – clownesco e subdolo, ottimista e cinico, umile populista e elitista stratosferico, Berlusconi è stato la crepa lungo la quale l’Italia si è spezzata».

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