EUROPA

Regioni e comuni, governo Sánchez al tagliando del voto

Le elezioni locali sono un test importante per misurare i rapporti di forza tra socialisti e popolari in vista delle nazionali di dicembre
ELENA MARISOL BRANDOLINIspagna

Prima giornata elettorale dell’anno quest’oggi in Spagna, con i seggi aperti per l’elezione dei consigli regionali di 12 delle 17 Comunità autonome (Andalusia, Catalogna, Galizia, Castilla y León e Paesi Baschi li hanno appena rinnovati), delle due città a statuto speciale (Ceuta e Melilla) e di quelli municipali degli 8.131 comuni, tra cui Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia. Un appuntamento locale che servirà anche a misurare i rapporti di forza tra socialisti e popolari e ancor di più quelli tra gli schieramenti di destra e di sinistra. Una sorta di prova generale delle elezioni politiche del prossimo dicembre, che chiuderanno la legislatura del primo governo di coalizione progressista della storia democratica spagnola.
UNA CAMPAGNA ELETTORALE in cui si è tornato ad agitare il fantasma dell’Eta, si sono avute denunce di frodi nel voto per posta, Tik Tok è diventato parte dell’arena politica. I sondaggi, proibiti già da alcuni giorni, manifestano la difficoltà di predizione dell’esito, accontentandosi di segnalare una condizione di sostanziale parità tra i blocchi. Il Centro de Investigaciones Sociológicas pronostica una vittoria di misura del Psoe sul Pp e il terzo posto conteso tra Unidas Podemos e Vox. L’elettorato conservatore si mobilita in vista di quel risultato che potrebbe, tra qualche mese, aprire le porte della Moncloa a un governo delle destre più reazionarie. Quello socialista sconta la stanchezza di una legislatura difficile, costellata da eventi infausti come la pandemia, la guerra, la conseguente crisi economica.
La sinistra non socialista rischia di capitolare di fronte al conflitto interno tra Sumar (non presente in queste elezioni), la piattaforma di Yolanda Díaz, ministra del Lavoro e vicepresidente del governo e Podemos, la formazione viola guidata da Ione Belarra, ministra dei Diritti Sociali.
Perciò, nelle due settimane di campagna, l’iniziativa dei partiti del blocco progressista si è moltiplicata: il presidente Pedro Sánchez, negli incontri del suo partito, ha continuato ad annunciare nuove misure sociali, cercando così di capitalizzare la ricca attività legislativa dell’esecutivo. Yolanda Díaz ha concentrato 18 manifestazioni in 11 Comunità, in un esercizio di funambulismo tra le varie formazioni della sinistra spesso in competizione tra loro, per sconfiggere le destre. Mentre Podemos ha messo in campo tutte le sue risorse, compreso il fondatore Pablo Iglesias, per superare ovunque la soglia di sbarramento ed essere così essenziale nella conferma dei governi progressisti.
IN QUESTI ULTIMI GIORNI, sono emerse alcune trame di compravendita del voto, a Melilla, Mojácar (Almería) e Albudiete (Murcia). In cambio del voto venivano offerti uno o più biglietti da 50 euro, buoni-pasto, posti di lavoro, una trentina le persone detenute. A Mojácar sarebbero implicati alcuni candidati presenti nelle liste socialiste. Mentre a Melilla è stato considerato valido poco meno del 50% del voto arrivato per posta, tanto che il procuratore generale dello Stato ha incaricato l’Anticorruzione di occuparsene.
Il Partido Popular di Alberto Núñez Feijóo ha fatto appello a derogare il sanchismo in tutto il paese, perciò non si è fatto scrupolo di resuscitare l’Eta, approfittando della presenza nelle liste della formazione basca Bildu di ex appartenenti alla banda armata che si erano macchiati di crimini di sangue e che per questo hanno già scontato l’intera pena di prigione. La loro immediata rinuncia a essere eletti consiglieri per non produrre ulteriore sofferenze nelle famiglie delle vittime, non è bastata alla popolare Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid, che ha spostato il tiro chiedendo la messa fuori legge di Bildu. Tanto che è dovuto intervenire José Luis Rodríguez Zapatero a ricordare che Eta ha concluso la sua attività terrorista 12 anni fa.
LA PARTITA PRINCIPALE si gioca nella Comunità valenciana: se il Pp riuscisse a recuperarla, sarebbe un segnale di forte incoraggiamento per le prossime elezioni generali. Perciò Sánchez fa campagna sottolineando i risultati di governo di tutta la coalizione, mentre Yolanda Díaz chiede di concentrare il voto sul candidato di Unidas Podemos per consentirgli di superare lo sbarramento del 5% e confermare il governo uscente a guida socialista. Anche nella Comunità di Madrid, se la lista di Podemos e Izquierda Unida si mantiene attorno al 5% dei voti, potrebbe venir meno la maggioranza assoluta di Ayuso.
In Catalogna si vota solo per i comuni. La sindaca di Barcellona, Ada Colau, si presenta per un terzo mandato, sostenuta da tutta la sinistra non socialista. In campagna si è discusso di casa, siccità, uso dell’automobile, ampliamento dell’aeroporto, patti successivi. Non di indipendenza della Catalogna e questa è la novità.

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it