POLITICA

Ancona, Schlein le prova tutte per fermare l’onda nera di Fdi

Oggi la segretaria in città a fianco di Simonella. Ma il dialogo con sinistra e 5S non decolla
MARIO DI VITOITALIA/ancona (marche)

Ci sono 1.700 voti da rimontare ad Ancona. La distanza tra il candidato della destra Daniele Silvetti e quella del centrosinistra Ida Simonella non è siderale, ma già che si stia a questo punto, nel capoluogo delle Marche, è una notizia. Mai infatti nella storia repubblicana la destra è così vicina dal vincere le elezioni e così, per Simonella, le giornate successive al primo turno sono state febbrili, tra incontri, comizi e trattative serrate per strappare accordi con gli altri candidati.
FRANCESCO RUBINI - che con due liste di sinistra ha raccolto il 6.1% - ha aperto, in qualche modo: «Bisogna andare a votare per non far vincere la destra», ha detto. Quindi scheda bianca, nulla o croce sulla Simonella. Anche perché l'appello inviato dall’aspirante sindaca del Pd ha deluso le aspettative. «Una lettera blanda, uguale per tutti i candidati sindaci, come se avessimo lo stesso programma - ha detto Rubini -. Nessuna apertura su temi fondamentali come l’Area Marina Protetta, nessuna autocritica su come hanno governato la città in questi anni, non una parola su asili nido, centri estivi. Solo la possibilità di interloquire con Rfi per la riapertura della stazione marittima». Mistero su cosa faranno gli elettori del Movimento Cinque Stelle, che però è uscito dal primo turno con le ossa rotte: 3.6% e dimostrazione plastica della propria inconsistenza. Per il resto si dà per scontato che arriverà il soccorso dei Verdi, che però hanno una dote piuttosto esigua di consensi (1.7%).
LA DESTRA, AL CONTRARIO, un apparentamento l'ha strappato con Marco Battino, candidato della lista «La città dei giovani», che ha raccolto il 2.2%. Per lui, in caso di vittoria di Silvetti, ci sarà un assessorato all’Università e al Lavoro Giovanile. La destra ha affrontato il ballottaggio con la sicurezza di chi parte in vantaggio e vuole dare a intendere di non avere nulla da temere. In questo senso si segnala l’incredibile silenzio intorno al passato di Silvetti, che nel 2010 era presidente del cda di una sala bingo fallita con debiti per tre milioni di euro. Una vicenda che ai tempi fece molto discutere - con tanto di incendio probabilmente doloso finale - e che però adesso pare dimenticata da tutti. Il tema politico, comunque, riguarda soprattutto la sinistra: sarà stata in grado Simonella di convincere chi non l’ha votata due settimane fa? Gli appelli in suo favore ci sono stati: quello degli 84 sindacalisti cittadini, soprattutto, ma anche quello dell’ex sottosegretario comunista Paolo Guerrini, che ha dichiarato il proprio appoggio, tra le altre cose, «nella speranza di dare una sponda ai tanti movimenti di lotta che si stanno diffondendo nel Paese».
IL FRONTE DEMOCRATICO spinge soprattutto sullo spettro dell'arrivo della destra e della sua «filiera», ovvero la linea retta che collegherebbe Ancona al governo regionale e a quello nazionale, tutti dello stesso colore. Per recuperare, Simonella e il Pd hanno capito che bisognava in qualche modo nascondere l’ex sindaca Valeria Mancinelli, che infatti in questa campagna per il ballottaggio non si è fatta vedere quasi mai. Simonella è una sua candidata di fatto, l’ha sempre sostenuta sin dalle primarie (vinte per appena 45 voti) e poi le ha sostanzialmente imposto una coalizione tutta sbilanciata verso il centro, con preoccupanti nostalgie nei confronti della stagione renziana. Da qui i dissidi e le mancate ricuciture con una sinistra che adesso appare all’improvviso fondamentale.
QUESTO POMERIGGIO a tirare la volata in città ci sarà Elly Schlein in persona: alla sua ultima visita, due settimane fa, la segretaria del Pd aveva riempito il teatro delle Muse e, nel partito, è diffusa la convinzione che sia anche merito suo se la partita è ancora aperta. Dopo averlo lanciato con un comizio tutti insieme alla vigilia del primo turno, invece, la destra questa volta non calerà assi: il grande sponsor di Silvetti, infatti, è stato il ministro dello Sport Andrea Abodi, non proprio una figura di spicco dell’esecutivo. Segno che a Roma qualcuno sta mettendo le mani avanti: se si vince, sarà una vittoria del governo Meloni. Se si perde, sarà una sconfitta tutta anconetana. Non sarebbe la prima volta.

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