EUROPA

Prove di settimana corta, la Spagna avvia l’esperimento

9,6 MILIONI DI EURO PER LE IMPRESE CHE RIDURRANNO A QUATTRO SU SETTE I GIORNI LAVORATORI
ELENA MARISOL BRANDOLINIspagna

La gazzetta ufficiale spagnola ha pubblicato l’assegnazione di 9,6 milioni di euro per le imprese che prevedano un taglio dell’orario di lavoro dei loro dipendenti di almeno il 10%, a parità di salario, per i prossimi due anni. Si tratta del progetto di settimana lavorativa di quattro giorni, ancora poco diffuso in Spagna, discusso e applicato altrove e, in più di un caso, con successo e soddisfazione per lavoratori e imprese.
Il fondo attivato dal ministero dell’Industria, in seguito all’accordo con il partito Más País nel 2021, è rivolto a piccole e medie imprese dell’industria con meno di 250 dipendenti e un volume di affari annuo non superiore ai 50 milioni di euro (o bilancio annuo entro i 43 milioni). Per accedervi, bisognerà prevedere una riduzione minima di orario di lavoro del 10% (da 40 a 36 ore), la possibilità di ottenere il sussidio aumenta se la riduzione è maggiore. Interessati saranno i lavoratori con contratto a tempo pieno e indeterminato; il progetto si applicherà almeno al 30% dell’organico nelle imprese fino a 20 dipendenti, al 25% nel caso di imprese maggiori.
Il progetto ha per obiettivo verificare se la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario sia sostenibile per le imprese in termini di produttività. L’aiuto massimo di 200.000 euro servirà per sovvenzionare i costi dell’operazione, tra cui anche quelli salariali. D’altronde, la Spagna è tra i paesi in cui gli occupati lavorano più ore, ma con una produttività spesso più bassa. Per quelle imprese che lavorano su turni, la settimana di quattro giorni richiede un aumento di personale; altrimenti si risparmia sulla pausa pranzo o sulla durata delle riunioni.
In Spagna, l’esperimento della settimana lavorativa a quattro giorni riguarda per il momento poche decine di imprese. La Comunità Valenciana ha approvato un piano di sostegno alle imprese simile a quello proposto dal ministero dell’Industria, prevedendo un sussidio di 9.000 euro per il/la dipendente che veda ridotto il proprio orario di lavoro a 32 ore settimanali.
I sindacati spagnoli firmano già accordi in cui si passa dalle 40 ore settimanali a 35 o 37,5 ore, ma allertano sul rischio di frode, come avviene nei contratti a tempo parziale quando i limiti di orario reali eccedono quelli formali. Sottolineano anche la necessità di vigilare sulla distribuzione dell’orario giornaliero, per evitare che succeda come in Belgio, dov’è possibile lavorare per quattro giorni ma per lo stesso numero di ore.
In altri paesi, l’iniziativa della riduzione dell’orario settimanale ha avuto successo. Come in Islanda, dove il progetto pilota adottato tra il 2015 e il 2019 di quattro giorni lavorativi a parità di salario, è stato compatibile con il mantenimento quando non la crescita della produttività. Ma quello di maggior fortuna è il caso del Regno unito, dove 61 imprese, con 3.300 occupati, hanno partecipato per sei mesi al progetto della settimana lavorativa di quattro giorni. Di queste, il 92% ha deciso di rendere la riduzione d’orario permanente secondo il modello 100:80:100: il 100% del salario per l’80% del tempo di lavoro e la conferma della produttività al 100%.

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