VISIONI

Politica e ironia, le sottili armi affilate di Nico Cirasola

Scompare a 71 anni il cineasta ultraindipendentedi «Bell’Epokér», «Focaccia Blues» e «Rudy Valentino»
SILVANA SILVESTRIITALIA/gravina

Un cinema diverso dal solito quello di Nico Cirasola, militante, beffardo, con una rara capacità di coinvolgimento che lascia ampi spazi aperti all'extra filmico. Cirasola se n’è andato per sempre, una scomparsa improvvisa che ci ha profondamente addolorato insieme a tutti i suoi innumerevoli amici. Con lui scompare un regista ultraindipendente, uno degli ultimi militanti del cinema dell’epoca d’oro dei cineclub, delle rassegne e delle scoperte, dei lavori al videotape e dei film completamente fuori schema realizzati con l’immaginazione al potere, da Bell’Epokèr a Rudy Valentino.
Un prezioso un cineasta che con la sua factory ha lavorato da sempre seguendo linee guida chiare, una politica e l'altra culturale e nel mezzo una quantità di divertimento dal particolare senso dell'umorismo mediterraneo.
NATO A GRAVINA nel 1951, rappresentava l’avamposto in una Puglia pochissimo frequentata negli anni Sessanta, dove aveva cominciato a utilizzare i nuovi apparecchi tecnologici all’Università di Santa Teresa dei Maschi di Bari con cui riprendere le manifestazioni studentesche e diventato subito famoso tra i frequentatori dei cineclub per il suo Tuta Blu, girato in Super8, un film incompiuto - ma questo gli dava un valore aggiunto - dal libro di Tommaso Ciaula, dove un operaio aveva il coraggio di lasciare il posto fisso in fabbrica per tornare a lavorare in campagna al sud. E dove il filone operaio entrava in irriverente rapporto dialettico con la fantasia dei saltimbanchi. Aveva circa venti anni e già la sua troupe era formata anche dalla moglie Lucia che gli starà accanto sempre sostenendolo in tutte le successive produzioni ed era con lui anche ieri a Roma, quando è improvvisamente mancato.
Giovanissimo curatore del libro edito da Dedalo Da Angelo Musco a Massimo Troisi. Il cinema comico meridionale, fa interpretare a Renzo Arbore e al suo attore «feticcio» Totò Onnis su moto Guzzi quello che è considerato il suo esordio Odore di pioggia (’89) ricognizione senza limiti non solo nel territorio tra Gravina e Altamura, ma anche tra mitologia e storia, molto prima che l’esplosione della Apulia Film Commission attirasse in Puglia una quantità di troupe cinematografiche e televisive. Una messa a fuoco riproposta anche in Da do da (1994), titolo sillabico che tradotto dal barese significa «da qui a là» dove gli dei scendono dall’Olimpo nella Murgia a trovare nuove avventure con donne mortali. Poi allarga lo sguardo all’altra sponda dell’Adriatico, Albània Blues (2001) ad avvicinare con il suo stile la popolazione dei fratelli albanesi, quelli sbarcati e quelli rimast a guardare l’Italia alla televisione.
MAESTRO di un cinema indipendente nutrito di nonsense e di ironia, di ritmo spiazzante, l’effervescenza delle sue iniziative non lo ha mai abbandonato a dispetto delle lunghe gestazioni, delle vicende produttive mai facili. Basterebbe ricordare come raccontava i progetti dei film che avrebbe poi effettivamente realizzato (spesso solo parecchi anni dopo), l’oscuro incendio del teatro Petruzzelli occasione per raccontare le classi alte baresi riunite nel circolo cittadino (Bell’Epoker 2003), la famosa storia della focaccia di Altamura, Focaccia Blues del 2009: il gigantesco McDonald costretto a chiudere per mancanza di clienti perché nessuno si fermava a mangiare i panini e tutti continuavano a preferire la focaccia locale del negozietto di Luca Di Gesù, autentico fatto di cronaca che diventa sberleffo, commedia popolare, saggio sulla cultura locale dove intervengono anche con Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli, Renzo Arbore e Lino Banfi Nichi Vendola e Michele Placido che «fa» l’esercente in una zona dove le sale bisogna difenderle (alter ego di Cirasola che ha continuato a gestire un’arena, per completare il ciclo da produttore a regista a esercente), E ha coinvolto tutto il paese di Altamura nelle riprese, come solo lui sapeva fare. Anche in questo caso cinema militante assecondando il clima culturale predisposto dal «pensiero meridiano» di Franco Cassano e dalla rimessa in primo piano di un sud assai sottovalutato.
DI RODOLFO VALENTINO tornato in segreto a Castellaneta nel 1923, durante un suo viaggio in Italia, a partire da una documentazione e della sua ritrovata dimensione di uomo oltre il mito, ne parlava a lungo prima di poterlo girare. Ci sono voluti venti anni di gestazione, per finire poi ad essere accolto in anteprima da una gigantesca platea di spettatori a Shanghai.
È stato attore in Un altro giorno ancora di Tonino Zangrandi (1995), L’estate di Bobby Charlton di Massimo Guglielmi (1995), Sangue vivo di Edoardo Winspeare (2000) e gli è stato dedicato Il mio nome è Nico Cirasola di Giovanni Piperno che cattura il suo bricolage creativo con l’occasione di dover realizzare in soli tre mesi un film per la mostra di Venezia. Tra gli ultimi suoi lavori il corto Signor Gi Bi sull’artista barese Gino Boccasile, creatore di famosi manifesti e della Signorina Grandi Firme, con una quantità di attori a interpretare episodi della sua vita.

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