SOCIETA

La lotta per l’obiezione di coscienza unisce Mosca, Minsk e Kiev

Il tour italiano delle pacifiste Darya Berg (russa), Olga Karach(bielorussa) e Kateryna Lanko (ucraina), da Roma a Milano
GIOVANNA BRANCAITALIA/ROMA/milano

«Rappresento l’organizzazione Go By the Forest, che in russo ha un doppio senso: sia letterale, di andare nella foresta come modo di sfuggire alla guerra, che di ’vai a farti fottere’, ciò che diciamo noi al nostro governo» - quello di Mosca. L’attivista russa Darya Berg, per la sua opposizione all’«operazione militare speciale» di Putin è dovuta fuggire dalla Russia già nel marzo 2022, e ora con l’organizzazione pacifista Go By The Forest aiuta i suoi connazionali a sottrarsi all’obbligo di andare a combattere in Ucraina. In questi giorni, grazie al Movimento nonviolento, è in Italia per le mobilitazioni di Europe For Peace previste nell’anniversario dell’inizio della guerra. Insieme a lei c’è Kateryna Lanko, del Movimento pacifista ucraino - arrivata in Italia da Kiev - e l’attivista, politica e giornalista bielorussa Olga Karach, direttrice del Centro internazionale per le iniziative civili Our House - partita invece dalla Lituania dove è stata costretta a trasferirsi: «Il regime di Lukashenko mi ha etichettata come terrorista e estremista. Se vi fate anche solo una foto con me, in Bielorussia rischiate fino a due anni di carcere».
TRE DONNE che condividono la missione di aiutare, proteggere e incentivare l’obiezione di coscienza e la diserzione nei propri paesi e che si appellano alla cittadinanza italiana ed europea affinché si batta per una soluzione pacifica al conflitto.
Nei prossimi giorni attraverseranno l’Italia in un tour che le porterà a Modena, Ferrara, Brescia e Milano, dove terranno una conferenza stampa alla Caritas Ambrosiana. «Un atto di diplomazia dal basso in assenza di quella dall’alto», come afferma Alfio Nicotra di Un ponte per.
«La violenza non è l’unico modo per porre fine alla guerra. Nel mio paese molte persone la pensano come me», sostiene Lanko. Con il Movimento pacifista ucraino si occupa della difesa legale degli obiettori sotto processo in Ucraina, dove rischiano dai 3 ai 15 anni di prigione. «Il governo ci dice che l’unico modo per proteggere il nostro Paese sono le armi, ma se vogliamo costruire un’Ucraina sempre più vicina all’Europa i diritti umani sono fondamentali: quindi la libertà di decidere come resistere all’aggressione, di poter indicare vie alternative verso la pace, di poter salvare la propria vita». I confini ucraini, ricorda Lanko, sono chiusi agli uomini fra i 18 e i 60 anni, che non possono rifiutare di combattere. Uno dei loro assistiti, racconta, «è stato catturato per le strade di Odessa e mandato a unirsi alle truppe. Tanti ridono di lui perché non concepiscono il suo rifiuto di uccidere delle persone. Per ora lavora in una cucina militare, e scrive tutti i giorni al governo per ribadire il suo rifiuto di imbracciare le armi e chiedere che venga riconosciuta la sua obiezione di coscienza».
AIUTO E CONSULENZA legale (oltre che psicologica) viene offerta anche a obiettori e disertori russi da Go By the Forest: «Abbiamo 300 consulenti - spiega Berg - che rispondono a chi ci chiede aiuto su Telegram. Fino ad ora abbiamo aiutato oltre 4.000 persone a fuggire, sia in modo legale che illegale, ad esempio nascondendole o aiutandole a lasciare il Paese». Secondo l’attivista i russi contrari alla guerra «sono molti di più di quanti pensiate. Ma hanno paura per il loro lavoro, le loro famiglie, le proprie vite». La narrazione putiniana, inoltre, è sostenuta da una propaganda incessante: «Abbiamo bisogno di una vera informazione, che in Russia per ora è accessibile solo attraverso Vpn. Ma dall’invasione dell’Ucraina il numero delle persone contrarie al conflitto è cresciuto molto, specialmente dopo la mobilitazione dello scorso settembre».
LA STESSA propaganda di regime di cui è vittima la Bielorussia, «dove non esistono media indipendenti - tutti lavorano in esilio dalla Lituania o la Polonia», spiega Karach. Ma anche in Lituania la sua organizzazione, Our House, è stata raggiunta dal regime: «Uno dei nostri avvocati è stato spiato dalla polizia segreta bielorussa, e arrestato con l’accusa di spionaggio». E «ci sono 8.500 casi criminali aperti contro cittadini bielorussi che sui social media hanno osato criticare Lukashenko o schierarsi per la pace».
OUR HOUSE era nata come un giornale indipendente autoprodotto. Poi, con lo «shock» dell’ingresso delle truppe russe in Ucraina, «abbiamo pensato a cosa potessimo fare». Ora la loro principale missione è «rubare le truppe dalle mani di Lukashensko: può anche avere le armi più potenti, ma non potrà fare niente senza uomini disposti a combattere». Per questo l’attivista chiede aiuto per «fermare l’escalation e l’apertura di un secondo fronte in Ucraina, e salvare gli uomini bielorussi»: solo pochi giorni fa il parlamento ha votato la pena di morte per i disertori, mentre come racconta Karach il presidente organizza campi di addestramento militare, e indottrinamento, aperti anche ai bambini dai sei anni in su. Le parola d’ordine lanciata da Our House è No Means No: «Uno slogan femminista che pensiamo si adatti bene anche al rifiuto degli uomini di andare in guerra».

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