INTERNAZIONALE

Donald Trump torna su Facebook. Ma lo fa da sorvegliato speciale

Dopo due anni, Meta lascia cadere il divieto scattato per l’assalto al Campidoglio. L’American Civil Liberties Union: «Scelta giusta»
GIOVANNA BRANCAUSA

Donald Trump verrà riammesso su Facebook e Instagram «nelle prossime settimane». Mercoledì, un comunicato del presidente degli affari globali di Meta (casa madre dei due social), Nick Clegg, lo ha reso ufficiale - spiegando poi come l’ex presidente Usa resti una sorta di "sorvegliato speciale" con meno spazio di manovra degli altri utenti per sgarrare.
TRUMP era stato bannato dalla piattaforma fondata da Mark Zuckerberg il 7 gennaio 2021, dopo l’assalto al Campidoglio e un suo post - quella sera - in cui tornava a parlare di «sacra vittoria schiacciante» repubblicana che è stata «brutalmente strappata ai grandi patrioti, troppo a lungo maltrattati». La sua sospensione però non era a tempo indeterminato: a giugno di quell’anno l’Oversight Board di Facebook (un gruppo composto da legali, esperti di diritti umani e accademici) aveva approvato il ban ma ne aveva indicato una criticità - non era appropriato che l’account dell’ex presidente venisse cancellato indefinitamente. Alla sospensione era stato quindi imposto un limite temporale, due anni, scaduto lo scorso 7 gennaio.
«Il pubblico dovrebbe poter essere in grado di ascoltare ciò che dicono i politici, il buono il brutto e il cattivo - si legge nel comunicato di Meta che scomoda Sergio Leone - in modo da poter fare scelte informate al seggio elettorale».
UNA DECISIONE che ha naturalmente attirato le proteste di buona parte dell’establishment democratico, che cita il pericolo di ridare una piattaforma così vasta alle fake news e i discorsi d’odio di Trump: su Facebook ha 34 milioni di follower, 23 su Instagram e 88 su Twitter, dove è stato di recente riammesso da Elon Musk. Mentre ne ha a malapena 5 milioni sulla sua piattaforma Truth Social, dove ha festeggiato la decisione di Meta sostenendo che «Facebook ha perso miliardi di dollari del proprio valore espellendo il vostro presidente preferito - io».
L’annuncio del social network arriva in un momento in cui se possibile negli Usa è ancora più acceso il dibattito sulla violenza politica generata dalla scelta della nutrita fazione Maga del partito repubblicano di abbracciare la menzogna delle elezioni rubate, e mentre in New Mexico un candidato Gop sconfitto, Solomon Pena, è stato arrestato con l’accusa di aver ingaggiato degli uomini per sparare sulle case di quattro funzionari democratici dello stato, rei di non avergli riconosciuto la vittoria.
NEL SUO COMUNICATO, Clegg spiega che «alla luce delle sue infrazioni, Trump è ora soggetto a sanzioni amplificate in caso di recidiva». E se pure i suoi contenuti non dovessero violare i community standard di Facebook, ma contribuissero «al genere di rischio che ha preso forma il 6 gennaio» - Clegg fa l’esempio di post che delegittimano «un’elezione imminente» o che riguardano QAnon - Meta si riserva di limitarne la diffusione sulla piattaforma, lasciandoli visibili solo sul profilo dell’ex presidente o perfino disattivando il tasto per condividerli.
Lo scorso dicembre, un gruppo di deputati democratici aveva scritto una lettera a Meta chiedendo che non lasciasse cadere il ban dell’account di Trump: «Ha continuato a postare contenuti elettorali dannosi su Truth Social», e «abbiamo ogni motivo per credere che riporterebbe su Facebook una simile retorica cospirazionista».
POCHI GIORNI FA, invece, il legale di Trump Scott Gast si era rivolto a Mark Zuckerberg in persona, spiegando in una lettera che l’esclusione del suo assistito dalla piattaforma «distorce e inibisce drammaticamente il dibattito pubblico», ed è «un tentativo deliberato di una compagnia privata di silenziare la voce politica di Trump». Una posizione che non è condivisa solo dalla destra oscurantista: su Twitter la American Civil Liberties Union (Aclu) sostiene la decisione di Meta: «È la scelta giusta. Che piaccia o no, il presidente Trump è una delle figure politiche più importanti del Paese, e il pubblico ha un forte interesse nel poter ascoltare le sue parole». Dopotutto, non è la censura a risolvere i problemi insiti negli algoritmi di un social che da anni hanno dato prova di amplificare i discorsi d’odio - e trarne profitto.

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