VISIONI

Mille sfumature di Erykah Badu nel soul jazz di José James

Da «The Healer» a «Bag Lady», riletture che non perdono di intensità
STEFANO CRIPPAusa

«E vero, ho sempre sentito che avevo qualcosa che dovevo esprimere. E potevo e dovevo farlo con il mio corpo, con la mia voce, con la mia anima. Ballare cantare, scrivere. Tutto questo è la mia vita da sempre, tutto questo è il mio mondo». Parole (confessioni) di Erykah Badu, la voce per eccellenza del soul anni novanta capace di regalare nel 1997 con Baduizm, un album che era un compendio di tanti stili e mille voci. Dentro il blues, il ciondolare ipnotico di Billie Holiday, le nuance di Nina Simone ma anche le tinte leggere di Diana Ross. A Erika Wright, il suo vero nome, attraverso sette brani selezionati da una discografia non vastissima – Badu ha inciso appena cinque album da studio, l’ultimo New Americah Part two risale addirittura al 2010 – José James ha voluto dedicare il suo recente lavoro discografico On & On uscito per la sua etichetta Raibowblonderecords.com.
Non è nuovo a tributi a grandi protagonisti della black music l’artista nato a Minneapolis quarantacinque anni fa. Fra le gemme di un percorso che mescola ricerca, jazz soul e r’n’b spiccano un omaggio – inciso per la Blue Note – dedicato a Billie Holiday (Yesterday I had the Blues, 2015) e uno successivo (Lean on me, 2018) all’arte compositiva di Bill Withers.
UN APPRODO inevitabile per chi, come James, ha improntato una carriera che non occhieggia derive commerciali ma con gusto e estrema sensibilità accosta materiali originali a incursioni nel repertorio altrui. On and on arriva attraverso tappe di avvicinamento fatte di singoli e – soprattutto – di un concerto al Kennedy Center di Washington - un live set corposo e convincente che potete trovare in rete - tenuto l’autunno scorso.
«PERCHÉ un disco dedicato a lei? Perché cantare jazz da sempre ha significato interpretare gli standard di alto livello di ogni genere musicale. E per la mia generazione - spiega James in un’intervista - Erykah Badu è stata una delle più innovative e incisive autrici di canzoni. Il suo lavoro è stato importante perché non si è limitato alla musica, ma ha inciso anche dal punto vista sociale e artistico».
Da On & On a The Healer passando per Gone Baby, Don’t be Long a Bag Lady, James non stravolge i brani ma ne dà una sua interpretazione forse meno ritmica e più vicina agli stilemi jazz. Accarezzando con la sua inconfondibile voce anche i passaggi dove Badu insegue invece note altissime, senza mai perdere in intensità.
Un disco di spessore, grazie anche ai musicisti che lo accompagnano: Big Yuki (A Tribe Called Quest), Ben Williams (Kamasi Washington), Jharis Yokley (My Brightest Diamond) e ai sassofonisti Ebban Dorsey e Diana Dzhabbar. Arrangiamenti curatissimi ma non leziosi, che permettono a James di entrare nel mondo di Erykah Badu e farlo - in qualche modo - suo.

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