VISIONI

Berlinale, dall’Italia all’Ucraina verso la parità di genere

IL PROGRAMMA
REDAZIONEgermania/berlino

Finalmente completo il programma della Berlinale dopo gli ultimi annunci di ieri. Berlino presenterà dal 16 al 26 febbraio 18 film nel concorso principale, l’unico italiano è l’esordio al lungometraggio di Giacomo Abruzzese con Disco Boy. Narrerà l’incontro tra Aleksei, arruolato nella legione straniera, e Jomo, che nel delta del Niger combatte le multinazionali petrolifere. Sempre nell’ambito del concorso c’è attesa per l’ultimo film di Christian Petzold, che torna a Berlino tre anni dopo Undine con Afire. Rimanendo in Germania, torna alla regia anche Margarethe von Trotta con un lavoro dedicato alla scrittrice e poetessa Ingeborg Bachmann, interpretata da Vicky Krieps, reduce da Il corsetto dell’imperatrice. Sarà un film tutto «in famiglia» quello di Philippe Garrel Le Grand Chariot, incentrato sul «destino romantico e tragico di una fratellanza di artisti burattinai», nel cast Louis Garrel, Damien Mongin, Esther Garrel, Lena Garrel. Dagli Usa arriva invece Past Lives di Celine Song, per la prima volta alla regia dopo la sua attività di drammaturga, proiettato in questi giorni al Sundance è una storia d’amore che sfugge dai cliché con Greta Lee.
ALTRI FILM italiani si trovano poi in altre sezioni. Già annunciati il documentario di Mario Martone dedicato a Massimo Troisi, Laggù qualcuno mi ama, e L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano. Tra le novità invece in Encounters troviamo il documentario di Stefano Savona, Le mura di Bergamo, girato nella città lombarda durante il periodo più critico della pandemia da Covid-19 nella primavera del 2020. Ancora in Encounters il primo film del noto filosofo queer Paul B. Preciado, Orlando, ma biographie politique. La guerra in Ucraina sarà invece al centro dell’ultimo lavoro del documentarista Vitaly Mansky, il suo Eastern Front sarà proiettato il 24 febbraio, in cui ricorrerà l’anniversario dell’invasione. Sullo stesso tema alla Berlinale sarà presentato anche il film di Sean Penn e Aaron Kaufman, Superpower.
Interessante, infine, l’analisi dei film dal punto di vista di genere proposta dal festival. I grafici mostrano come, a fronte del 57,1% dei film iscritti da uomini, quelli invitati sono il 50,9%. Le donne hanno diretto il 35% dei lavori e le persone non binary il 4,1% (a fronte del 33% e del 3,2% di iscrizioni).

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