CULTURA

Dirompenza generativa del femminismo e della materialità delle vite

«BASTA LACRIME», DI ALESSANDRA BOCCHETTI PER VANDA
STEFANIA TARANTINOITALIA

Basta Lacrime. Storia politica di una femminista (1995-2020) è il titolo dell’ultimo libro di Alessandra Bocchetti uscito per Vanda edizioni (pp. 290, euro 19). Riattraversando la sua storia politica e le battaglie del femminismo che l’hanno vista e la vedono tuttora coinvolta, l’autrice dedica significativamente questo libro alla giovane nipote Anna. Lasciare memoria del lungo e faticoso cammino che le donne hanno fatto per conquistarsi il loro posto nel mondo, significa contribuire alla costruzione di una profonda consapevolezza e all’appropriazione, intesa innanzitutto come forma di innamoramento, della propria storia e di coloro che l’hanno fatta. Il libro raccoglie una serie di interventi, lettere, appelli che l’autrice ha scritto negli ultimi venticinque anni sui temi più diversi e sulle questioni più complesse che riguardano la storia politica del femminismo italiano. Caratterizzato da una visione della vita in cui al centro è l’amore, l’attenzione alla realtà, la cura, la felicità e la dirompenza del desiderio, il femminismo italiano ha avuto, nelle parole dell’autrice, il grande merito di aver «generato» un umanesimo più radicale di ogni altro umanesimo dal momento che è stato capace di insegnarci non solo ad amare la vita ma ad accettare anche la sua inesorabile finitezza.
LA DOMANDA che fa da sfondo è se questo umanesimo forgiato da mani e menti femminili sia riuscito a parlare al cuore degli uomini. Da ciò che risulta a chi legge, la risposta che ne emerge è un sì e un no. È un sì nella misura in cui le donne sono riuscite a imporsi in molti ambiti un tempo considerati esclusivi degli uomini e a dimostrare, innanzitutto a loro stesse, il loro valore e le potenzialità del loro grande sapere che è inscindibilmente sempre pratico e teorico. È un no nella misura in cui è accaduto e accade tuttora che le donne continuano a essere messe al centro della scena solo quando ne va del loro essere vittime e non quando ne va della loro forza. Così, nonostante gli enormi sforzi e le tante battaglie per andare in direzione di un reale e definitivo cambiamento, la società stenta ancora a riconoscere pienamente il grande lavoro di conoscenza fatto dal femminismo. Una delle idee chiave del libro è che le donne oggi possono avvalersi della loro forza, della loro potenza senza dover necessariamente aderire alle forme di potere maschili ma, anzi, lavorando alla loro rottura facendo leva su quegli elementi preziosi che hanno imparato dal loro vissuto e che la società continua a recepire come elementi estranei e perturbanti.
Se le donne che ci hanno preceduto hanno dovuto «separarsi» per rinascere a loro stesse, «uscire» dai meandri stretti in cui erano state relegate, facendo prima di tutto un lavoro sulla loro soggettività e sulla loro sete di libertà, oggi invece si tratta di stare dentro, di prendere parte al governo della polis che non può più concepirsi, se non come una reiterata forma di abuso e di sopraffazione, come uno spazio compatto di soli uomini, ma come un luogo di una politica comune fondata sul «due» della differenza che porta a una modificazione del piano simbolico della cultura e che inaugura una nuova modalità dello «stare insieme».
UNO STARE INSIEME non più concepito sotto il segno di una gerarchizzazione e di una inferiorizzazione, ma di una compresenza costituita dal rispetto reciproco di soggettività differenti. Solo attraverso questo passaggio, ormai sempre più necessario e doveroso, è possibile sgretolare e andare alla radice di quell’immaginario intriso di violenza fisica e simbolica che tuttora caratterizza la maggior parte dei rapporti tra i sessi e che troppo spesso dà luogo a efferati femminicidi che riempiono quotidianamente le pagine di cronaca.
Per l’autrice si tratta dunque di immettere nello spazio politico proprio quella materialità della vita che da sempre la politica cerca di sopprimere e rendere inefficace. Le giovani donne, invece di sbarazzarsene, dovrebbero assumerla come una ricchezza che, seppur non quantificabile in termini puramente economici, è qualificabile e «spendibile» come indispensabile opera di civiltà e come elemento vitale per la nascita di nuove soggettività. Muoversi, infatti, a partire dai bisogni e dalle necessità delle donne, significa realizzare un’altra idea di libertà e aprirsi a un’altra visione della politica.
Se la sfida del femminismo è sempre stata quella di andare in direzione di un miglioramento della società, abbiamo oggi la possibilità di raccogliere e di rilanciare tale sfida puntando e investendo sul valore di quel lavoro vivo di cui le donne sono state e sono tuttora maestre.
* Di «Basta lacrime» si discuterà a Napoli giovedì 26 alle 16.30 all’Istituto Italiano per gli studi filosofici, con Alessandra Bocchetti, e con gli interventi di Giovanna Borrello, Alessandra Macci e Stefania Tarantino.

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