POLITICA

Messina Denaro andava in «Giulietta». Ma forse viaggiava anche in aereo

Rintracciata a Campobello di Mazara l’auto del boss, era intestata alla mamma 86enne di Andrea Bonafede, l’uomo che gli ha prestato l’identità
ALFREDO MARSALAITALIA/Campobello di Mazara

Tre passaggi di proprietà, l’ultimo risale al 12 gennaio di un anno fa con una scrittura privata, quando la “Giulietta” nera, trovata ieri dagli agenti dello Sco della polizia, è stata intestata a un’anziana disabile di 86 anni: la donna è la madre di Andrea Bonafede, il geometra che ha prestato la sua identità a Matteo Messina Denaro. Gli investigatori hanno scovato l’auto del boss dal codice della chiave rinvenuta in un borsello dopo il suo arresto. La vettura sarebbe stata acquistata, secondo gli accertamenti degli investigatori, in una concessionaria a Palermo in contanti per 10 mila euro. Grazie a un sistema di intelligenza artificiale, sono stati ricostruiti gli spostamenti del veicolo risalendo al primo nascondiglio del capomafia, in via Cb31 a Campobello di Mazara (Tp).
LA GIULIETTA ERA parcheggiata in un garage, a poca distanza dalla casa di Giovanni Luppino, l’agricoltore che ha accompagnato con la sua auto, una Fiat Bravo, Messina Denaro nella clinica ‘La Maddalena’ a Palermo, dove entrambi sono stati arrestati. L’ipotesi investigativa è che il capomafia, il giorno del blitz del Ros dei carabinieri, sia andato in auto dal suo covo di via Cb31 a casa di Luppino - che vive a poca distanza dal luogo in cui l’auto è stata scoperta - e che insieme all’autista poi si sia diretto a Palermo.
OLTRE AI DOCUMENTI della Giulietta, nel covo di via Cb31 sono stati trovati decine libri di filosofia e storia tra cui una biografia di Putin, ricevute di ristoranti e alcuni biglietti aerei. Adesso gli investigatori incrociando le informazioni stanno cercando di capire se il capomafia si sia recato all’estero, tra le ipotesi Inghilterra e Sudamerica. I biglietti sarebbero intestati al geometra Andrea Bonafede. Una fonte riservata raccontò che il padrino di Castelvetrano nel 2003 sbarcò all’aeroporto di Catia La Mar, a una ventina di km da Caracas in Venezuela con un volo che prima aveva fatto scalo a Parigi e Amsterdam. Con lui ci sarebbe stata una donna, con la quale avrebbe pranzato in un locale nella città di Valencia, tra i commensali Francesco Termine di Ribera e Vincenzo Spezia di Campobello di Mazara, uomini del narcotraffico che sarebbero stati poi arrestati. “Matteo era di livello superiore. Era di un’eleganza, di uno stile per noi inarrivabile, un uomo colto. Leggeva Nietzsche, libri di romanzieri importanti, scrittori sudamericani. A volte faceva citazioni per noi incomprensibili. In 30 anni di solitudine chissà quanti libri avrà letto”, raccontano alcuni amici di gioventù di Messina Denaro, parlando in un bar, a Selinunte, borgo marinaro a 10 minuti da Castelvetrano, dove il boss mafioso trascorreva spesso le sue giornate. Degli amici storici del boss, qualcuno è in carcere, qualcun altro è collaboratore di giustizia, uno, Giuseppe Clemente, condannato all’ergastolo, si è suicidato in cella, altri sono stati condannati per mafia o favoreggiamento e sono liberi. Nessuno rinnega quell’amicizia. “Matteo è una persona gentilissima, generosa. Forse avrà una doppia personalità considerate le tante condanne. Ma con gli amici era un galantuomo”, dice chi lo ha conosciuto bene tanto da finire in galera per averlo aiutato. "Quello che mi ha stupito - aggiunge - è sapere che ha consentito a fare un selfie col medico della clinica dov'è stato operato. Lui non amava farsi ritrarre, ed era pure latitante. Mi chiedo perché si sia fatto quella foto".
CRESCIUTO A CASTELVETRANO, Messina Denaro ha frequentato le elementari nella scuola Ruggero Settimo, le medie all’istituto comprensivo Capuana-Pardo e poi si è iscritto all’istituto tecnico commerciale ma non avrebbe terminato gli studi. Nel suo carteggio con l’ex sindaco Antonino Vaccarino, soprannome “Svetonio”, utilizzato dai servizi segreti per arrivare alla cattura del boss, Messina Denaro, soprannome “Alessio”, nel 2005 scriveva: “Veda io qualche rimpianto nella mia vita ce l’ho: il non aver studiato è uno di essi, è stato uno dei più grandi errori della mia vita, la mia rabbia maggiore era che ero un bravo studente solo che mi sono distratto con altro. Se potessi ritornare indietro conseguirei la laurea senza ombra di dubbio... vorrei la laurea solo per me stesso e non per altro... Oggi mi ritrovo ad avere letto davvero tanto essendo la lettura il mio passatempo preferito, a livello culturale mi definisco un buono a nulla (visto che non ho le basi) che se ne intende un po' di tutto”.
ADESSO, COME SI LEGGE in una delle tante riflessioni annotate in un taccuino ritrovato nel covo, il suo rammarico è che la figlia Lorenza non vuole incontrarlo: "Perché non vuole vedermi? Perché è arrabbiata con me?". Dal riserbo familiare emerge che, almeno per ora, la decisione della donna di 27 anni è di non andare ai colloqui in carcere col padre. Lorenza, è l'unica figlia ufficiale del boss, e fino a circa 10 anni fa viveva nella casa della nonna paterna con la madre, Francesca Alagna, poi insieme hanno deciso di troncare gli stretti legami e andare a vivere altrove. "Quanto vorrei l'affetto di una persona e purtroppo questa persona non è presente al mio fianco e non sarà mai presente per colpa del destino...” aveva scritto su Facebook Lorenza, che conduce una vita come tutte le ragazze della sua età e che dopo il diploma al liceo scientifico si era iscritta all'Università.

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