VISIONI

«Beata te», fra incertezze e felicità la confusione di una giovane donna

Il film di Paola Randi, solo on demand su Sky e Now tv, con Serena Rossi. La scelta della maternità e altro
MAZZINO MONTINARIITALIA

Esiste il momento giusto per essere felici? E qualcuno è in grado di prendere una decisione sull'attimo esatto nel quale sentirsi in sintonia col mondo e con chi lo popola? Per Marta, appena quarantenne che festeggia il proprio compleanno con le amiche, ricevendo continui messaggi dalla madre in profonda crisi sentimentale, cantando al karaoke Don't Stop Me Now dei Queen, sembra arrivata l'ora di tagliare il traguardo della contentezza, dell'autocoscienza, della donna consapevole che ha raggiunto un'età simbolicamente inattaccabile. Insomma, Marta è pronta a raccogliere quanto seminato.
Regista teatrale, la sua grande prova è l'Amleto di Shakespeare. Il sentirsi realizzata attraverso il lavoro, dunque, per mezzo dell'arte, sperando che gli altri sappiano assecondarla (la compagnia) e apprezzarla (i critici e gli spettatori). Le paure ovviamente non mancano, perché chi può controllare rigidamente il proprio futuro, anche quello più immediato? E poi va bene la maturità, ma le incertezze della vita, le precarietà del «libero» professionista, quelle restano, ti accompagnano ovunque, come il fantasma del padre di Amleto.
VI È DELL'ALTRO, però. Come è possibile concentrarsi sulla tragedia di un principe, sul marcio in Danimarca, su fantasmi e complotti, su vendette e violenze, sulle sorti enigmatiche di Rosencrantz e Guildenstern, quando sul finire di una serata alcolica, compare inaspettatamente l'Arcangelo Gabriele, con accento spagnolo in omaggio al Papa argentino (qualche anno fa avrebbe parlato con cadenza tedesca), che annuncia l'immediata nascita di un figlio? E non un figlio di Dio, perché quello era una «limited edition».
È l'inizio di Beata te, commedia tratta dall'opera teatrale del 2017, Farsi fuori di Luisa Merloni, diretta da Paola Randi, sceneggiata da Lisa Nur Sultan e Carlotta Corradi e interpretata da Serena Rossi (Marta) e Fabio Balsamo (l'Arcangelo). Un film che tra il secondo capitolo di Avatar e The Fabelmans, ha preso la via della televisione (Sky Cinema) e della Rete (Now Tv), rinunciando in partenza all'uscita cinematografica. Questi sono i tempi di visioni on demand negli angoli remoti di una casa, sperando che sia concesso un permesso di soggiorno temporaneo.
Beata te racconta di un incontro tra una donna che si trova davanti a un bivio esistenziale e un'entità che potrebbe, in un certo senso, avere il ruolo del messaggero e del mentore, di colui che casualmente si impegna a mostrare le strade possibili dell'esistenza. Da questo punto di vista, la storia non si esaurisce con il cosiddetto tema della maternità. Naturalmente, il peso culturale del «dover essere» a un certo punto madre, è raccontato e criticato con la piacevole leggerezza di un testo che gioca sulla confusione di un'epoca che pare imprigionata in un labirinto senza via d'uscita, tra presunte libertà e opprimenti costrizioni.
AL DI LÀ dell'espediente narrativo, le vicende di Marta e dell'Arcangelo appartengono a chi continua a chiedersi quale passo compiere per corrispondere alle proprie aspettative. Quale relazione tenere con i propri genitori, se continuare a essere figli o se affrontare nuovi sentieri. Se credere che un lavoro possa definire una vita, se l'amore sia necessario, se ostinarsi nella ricerca di un altro, se idealizzare la solitudine, se vedere nel prossimo un modello o una nemesi.
Nel caos di questo pianeta, il disegno che sia divino o meno, è solo tratteggiato, più con una matita che con un pennarello, e in qualsiasi istante può essere modificato, affidandosi a delle scelte o lasciandosi andare al caso e all'imprevedibilità di un incontro.

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