VISIONI

Irma Kohn e il segno oscuro della memoria

GIANFRANCO CAPITTAitalia/pisa/ San Miniato

Fedele alla sua tradizione, la bella città sospesa sulla pianura toscana celebra in questi giorni, con la Fondazione Dramma Popolare, una sua nuova festa del teatro. Facendosi sempre più vicina ai drammi e alla sensibilità di oggi, la Festa ci porta quest'anno in luoghi e situazioni che la realtà ci rende drammaticamente attuali. In coproduzione con Elsinor e Mamimò, sulla piazza del Duomo va in scena (ancora stasera, fino a mercoledì 27, alle 21,30) Irma Kohn è stata qui, trasposizione teatrale di Donata Motta dal romanzo omonimo di Matteo Corradini pubblicato da Rizzoli. La regia è di Pablo Solari. Il quale, pure molto giovane, si destreggia bene con un testo complesso, che lui orchestra nelle voci delle sue interpreti con un effetto molto coinvolgente per lo spettatore.
LA STORIA È APPUNTO quella di Irma, negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, a Königsberg: la patria di Kant certo, ma oggi, col nome Kaliningrad, scottante enclave portuale russa stretta in mezzo tra Lituania e Polonia. Alla fine di quella guerra del secolo scorso, gli ebrei venivano cercati e scovati dalle ultime frange naziste, in un marasma di collaborazionismo disperato, ognuno per salvare la pelle nella speranza (o nella paura) di un cambiamento in arrivo. E i soldati russi in quel caso suonavano però liberatori. In quel panorama confuso, una ragazzina ebrea, il cui nome dà titolo al romanzo e alla commedia, riesce a sfuggire alla cattura, ma, duramente ricercata, trova rifugio in un bordello molto «qualificato». Solo donne in quella casa, ma così autorevoli e sicure, grazie alle loro prestazioni, di poterla quindi nascondere. E ci provano in tutti i modi, determinate e ciniche da strappare più che un sorriso agli spettatori. Ma sarà lei stessa a farsi riconoscere e consegnarsi (salvata solo in extremis da un colpo di scena, e di pistola) mentre la vicenda si libra ogni tanto su altri territori emozionali, dalla scuola di musica dove inizia il racconto, ai ruoli diversi che coniugano al maschile i personaggi loro amici. Fino alle leggende e alla disperazione, che poi riprende fiato vitale con i suoni idilliaci di Pierino e il lupo. Ogni accenno si fa drammaturgia, e ne nasce un racconto commovente quanto esemplare, una storia di teatro che ci spinge a cercare di più dietro le immagini, disperate e disperanti, che ormai quotidianamente ci offrono i notiziari di guerra.

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