VISIONI

Le frustranti interviste con il coitus interruptus

Habemus Corpus
MARIANGELA MIANITIITALIA

Invitano gli ospiti, spesso in collegamento da casa, e appena quelli cominciano a fare un ragionamento, zacchete, non lo lasciano finire e gli parlano sopra in uno, in due, con commenti o nuove domande, così, tu che ascolti, puoi solo intuire come l’interloquito voleva terminare il suo pensiero.
È, questa, un’insopportabile deriva che impazza da tempo in televisione, soprattutto nei talk show dove il talk, la parola, dovrebbe avere diritto di spazio.

E invece no, sarà per l’ansia che gli ascolti calino se uno non urla o inveisce, sarà per maleducazione, sarà per smania di protagonismo, sarà per la pubblicità che incombe, capita sovente di sentire interrompere qualcuno che sta parlando. Se fai una domanda, aspetta che l’altro finisca di rispondere, accidenti, anche perché spesso l’audio arriva in ritardo, all’ospite, per cui noi da casa assistiamo a dialoghi con il coitus interruptus, pratica da sempre frustrante.
Una delle ultime a farne le spese è stata Rosy Bindi che, interrogata dal duo Parenzo/De Gregorio su La7, stava spiegando quanto è pericoloso sentirsi sollevati dal filo-atlantismo del governo Meloni che, nel contempo, promuove politiche di destra contro i poveri, la sanità, una scuola inclusiva…ed ecco l’invasione di voce che sposta l’attenzione su «Questo lo diceva anche Elly Schlein», e Bindi cerca di terminare, e dallo studio la sovrastano con «Lei sta per diventare presidente del Comitato Don Milani», e Bindi cerca di dire, e dallo studio «Ma alla fine lei e Schlein vi toccate», e Bindi «…Come dice?», e De Gregorio cita la tradizione cattolico democratica, e Bindi «Guardi il PD sarebbe nato per questo. Ho sempre pensato che La Pira fosse più di sinistra di Togliatti», e da remoto si inserisce Luca Cerasa, direttore de «il Foglio», che aggiunge, riferendosi al PD «…ma è nato anche per vincere», e Bindi «Visto che c’è una destra vera, questo Paese ha bisogno di una sinistra vera che ha cultura di governo», e dallo studio di nuovo la interrompono chiedendole «E quale potrebbe essere?», e Bindi dice «Bonaccini e Nardella non costruiranno mai un governo di sinistra e Schlein…» e dallo studio la incalzano «E quindi chi? Conte?», e Bindi va avanti nel suo ragionamento dicendo che non possono convivere nello stesso partito le anime di sinistra e quelli che pensano di fare un’alleanza con Moratti, e intanto in studio i due conduttori si accavallano con i commenti, e De Gregorio punta subito al nome dicendo «Ma allora qual è il profilo che manca?», quando è chiaro che l’ex ministra sta dicendo tutta un’altra cosa, sta parlando di sostanza, di linea di base e che non si può ridurre tutto a un’idea di leadership, e De Gregorio invece insiste sul nome e le chiede «Forse, Bindi, dovrebbe candidarsi lei. Lei si candida?», e a quel punto Bindi sbotta con un «Dove?» e, insomma, ho spento la televisione trovando immutate le ragioni per cui guardo così poco i talk show e perché, quando li guardo, mi viene il nervoso.
Uno dei pochi, se non l’unico, che sa tener testa a questa cacofonia e va avanti diritto a terminare quello che dice alzando, quando serve, la voce è Massimo Cacciari che ha capito benissimo come funziona quella bestiaccia che è la diretta televisiva e la manovra anziché lasciarsi manovrare.

Da un po’ di tempo ha scelto, quando parla da casa sua o dal suo studio, di mostrarsi davanti a un quadro di Emilio Vedova, artista veneziano morto nel 2006. È uno sfondo caosmagmatico, in perfetta sintonia con i tempi attuali. E chi vuole capire capisce.

mariangela.mianiti@gmail.com

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