CULTURE

Una presenza che si rinnova, la settimana della cultura italiana a Cuba

NEL CENTRO DELL’AVANA
ROBERTO LIVIitalia/cuba/l'avana

Per lo scomparso e indimenticato Historiador de la Habana, Eusebio Leal, doveva rappresentare «la persistente volontà del popolo cubano» di lottare per la propria indipendenza. Si tratta della gigantesca statua della Repubblica che il presidente Gerardo Machado ordinò nel 1927.
ESSENDO UOMO ROZZO e privo di carisma (il dirigente comunista Rubén Martínez Villena lo aveva soprannominato «l’Asino con gli artigli») il dittatore cubano cercava di dar lustro al suo governo, per questo volle una statua imponente e impressionante - alta più di 16 metri - da inserire nel palazzo del Capitolio inaugurato nel 1929. Per cercare di dare dignità a esigenze così manifestamente propagandistiche, il ministro de Cespedes affidò l’incarico allo scultore bresciano Angelo Zanelli, famoso per il fregio dell’Altare della patria a Roma. Zanelli pensò di ispirarsi alla divinità greca Pallade Atena. Ma una volta giunto all’Avana si convinse che Atena non poteva rappresentare un archetipo femminile caraibico. Si ispirò dunque a una mulatta di nome Lily Valty. Ma per il volto no, quello doveva avere una impronta classica. Trovò quello che cercava nella moglie di un amico italiano, Elena di Cárdenas y Echarte.
Tornato a Roma, Zanelli lavorò la statua nella Fonderia Chiarazzi, poi la lucidò e laminò in oro con un procedimento di elettrolisi e la inviò all’Avana dove fu accolta con entusiasmo. Il famoso scrittore Alejo Carpentier nel suo libro Il ricorso del metodo (Editori Riuniti, 1976) da una gustosa descrizione dello «sbarco» della statua nel porto della capitale cubana.
E PROPRIO LA STATUA della Repubblica, seconda solo per dimensioni a quella di Lincoln a Washington, è il simbolo scelto per la XXIV settimana della cultura italiana a Cuba - in corso fino al 27 novembre. Nei manifesti, la statua dorata domina il leggendario malecón habanero, il lungomare. Il «centro» ideale delle manifestazioni è infatti, come nelle precedenti settimane, la continuità di una presenza italiana nell’isola che data da più di cinque secoli - Colombo vi giunse nel 1492 - e che ha visto transitare uomini d’arme e d’arte, scrittori e politici, religiosi e commercianti, registi e attori, politici e architetti e persino capi mafia.
La settimana è densa di avvenimenti, dal ciclo di film dedicato a Monica Vitti, a un seminario sull’emigrazione italiana accompagnato a una visita guidata al Capitolio dove, dal 2015, sono esposti i bozzetti preparatori di Zanelli sia per la statua della Repubblica che per le altre due, alte più di sei metri, poste in cima alla scalinata che porta al suo ingresso.
IL TEATRO È PRESENTE con un’opera umoristica Un italiano all’Avana - interpretata dall’attore Paolo Nanna - e con sei opere riunite sotto il titolo Que se levante el telón e messe in scena nella Facoltà di arte teatrale progettata dall’architetto Roberto Gottardi. Di letteratura si parla nella programmazione del premio Italo Calvino in vista del centenario della sua nascita (1923) alla periferia dell’Avana, nella Stazione sperimentale agricola di Santiago de las Vegas diretta da padre Mario. La pittura è presente con una mostra di Michelangelo Pistoletto e del cubano emergente Yoan Capote; la Musica classica con due concerti: uno, Viva Vivaldi, del flautista Tommaso Benciolini e l’altro dedicato alla musica sacra barocca con la soprano Giulia Semenzato, mentre il jazz sarà in cartellone nel prezioso teatro Martí ma anche nella ormai famosa Fabbrica dell’Arte. Infine, sono in programma conferenze e un libro sul contributo della tecnologia italiana per la conservazione dell’importante patrimonio storico de la Habana Vieja.

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