INTERNAZIONALE

La Cop27 divisa tra l’inferno fossile e il paradiso rinnovabile

A Sharm el-Sheikh l’esortazione di von der Leyen: la rotta green dell’Europa non cambia
LUCA MARTINELLIegitto/Sharm el-Sheikh

L’Europa parrebbe intenzionata a tenere la leadership globale della lotta ai cambiamenti climatici: «La crisi globale dei combustibili fossili deve essere un punto di svolta. Quindi non prendiamo l'autostrada per l'inferno ma guadagniamo il biglietto green per il paradiso» ha dichiarato ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento in plenaria alla Cop27 in corso a Sharm El Sheikh, in Egitto.
RISPONDE COSÌ al segretario dell’Onu, Guterres, che nel suo intervento di lunedì aveva paventato scenari ormai fuori controllo. Lo sa anche von der Leyen, che ha ricordato che «il clima sta cambiando più velocemente della nostra capacità di adattamento», sottolineando l’impegno dell’Europa - seguire la rotta dell’Accordo di Parigi, riducendo le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 - è la strada maestra, ovvero un’accelerazione sulle energie rinnovabili. «La capacità rinnovabile aggiuntiva dell'Ue è destinata a più che raddoppiare quest'anno, fino a 50 Gigawatt. E possiamo stabilire un nuovo record assoluto il prossimo anno di oltre 100 GW, a condizione di accelerare ulteriormente» ha spiegato, chiedendo anche «a tutti i principali emettitori di aumentare le loro ambizioni». Uno dei soggetti chiamati in causa sono senz’altro agli Stati Uniti. Ieri alla Cop27 è intervenuto l'inviato speciale Usa per il Clima, John Kerry, che ha assicurato che il presidente americano Joe Biden proseguirà nei suoi sforzi a favore di un'economia più verde, anche in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di midterm.
AD OBBLIGARE i Paesi ricchi ad un bagno di realtà ieri è stato anche il primo ministro del Pakistan, uno dei Paesi più colpiti dagli eventi estremi, come le inondazioni catastrofiche che negli ultimi mesi hanno coinvolto ben 33 milioni di persone e causato più di 30 miliardi di dollari di danni economici. Muhammad Sharif, davanti ai leader mondiali, ha ricordato che sta suonando «un campanello d'allarme per l'umanità» in un mondo che viene colpito sempre più velocemente dagli impatti del riscaldamento globale. Sharif ha ricordato che «tutto questo è accaduto nonostante la nostra bassissima impronta di carbonio», perché - ed è ovvio - questo «disastro causato dall'uomo» non conosce confini. «Ora o mai più», ha esortato Sharif, «per noi non esiste un pianeta B».
Sembra dialogare con lui il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vativano, intervenuto a nome del Papa: ha chiesto di allargare le maglie dell'accoglienza regolare ai cosiddetti migranti climatici. Il porporato ha assicurato la vicinanza di Francesco all'assise internazionale. «Il nostro mondo è adesso troppo interdipendente e non può permettersi di strutturarsi in blocchi isolati insostenibili di Paesi. Questo è il momento della solidarietà internazionale e intergenerazionale. Abbiamo bisogno di essere responsabili, coraggiosi e lungimiranti non solo per noi stessi, ma per i nostri figli» ha detto Parolin.
Mentre in Egitto si discutono le sfide climatiche, il bollettino mensile realizzato dal servizio cambiamenti climatici del sistema satellitare Ue Copernicus ci ricorda che la sfida è sempre più complessa. Le temperature di ottobre 2022, in Europa, sono state le più calde registrate nel mese, in media superiori a quelle del periodo 1991-2020 di 2 gradi.
ECCO PERCHÉ non è retorica l’immagine usata dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, che ha parlato di una «pistola climatica puntata alle nostre tempie». Il problema è che la mano armata è la nostra, non solo quella della Russia, che attaccando l’Ucraina ha reso tutto più difficile, portando tanti Paesi tra cui l’Italia ad avviare nuovi investimenti fossili. Michel assicura che «questa crisi rafforza ancora di più la determinazione dell'Unione europea», determinata «ad accelerare la transizione, a proteggere la natura, le foreste e la biodiversità del mondo». Tutto vero e plausibile se non fosse che - come ha ricordato in un video-intervento il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - l'invasione russa dell'Ucraina ha distratto i governi dagli sforzi necessari per contrastare i cambiamenti climatici. Per questo, ha concluso Zelensky, «non vi può essere una politica efficace sul clima senza la pace».

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