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Educazione americana

LUCA CELADAUSA/florisa

Nel panorama delle culture wars attorno a cui la destra populista americana aggrega consensi, il fronte più arroventato recentemente è quello scolastico. L’istruzione pubblica è oggetto di una crociata reazionaria contro la «correttezza ideologica» che la insidierebbe.
IL PANICO CONSERVATORE è innanzitutto legato allo «stile di vita» Lgbtqia+ che verrebbe inculcato agli studenti. In seguito alla martellante amplificazione della «minaccia» su emittenti come la Fox, distretti scolastici e consigli di istituto di mezza America sono stati presi d’assalto da drappelli di genitori inferociti che accalcati in assemblee e camere di consiglio diffidavano amministratori e docenti dall’«indottrinare i propri figli». L’altro pilastro della psicosi anti-woke è la critical race theory. Fino a qualche anno fa l’analisi critica del razzismo come elemento sistemico della società Usa non sarebbe sembrata pratica accademica controversa ma il concertato attacco reazionario l’ha rapidamente derubricata a «propaganda radicale» e inserita fra gli argomenti fissi dei comizi di Donald Trump.
L’anno scorso il candidato trumpista Glenn Youngkin ha imbastito la propria campagna per governatore del Virginia sulla difesa delle scuole pubbliche dalle grinfie dell’agenda woke. La sua vittoria, che ha riportato lo stato nella colonna Repubblicana dopo più di dieci anni, ha sottolineato l’efficacia della psicosi scolastica per motivare elettori di destra. Ogni altro candidato trumpista alle prossime elezioni midterm ha preso nota e ogni campagna si è infarcita di retorica su didattica e pedagogia «deviante».
IMPUGNATA da Trump la «CRT» è diventata generico significante degli stratagemmi impiegati per traviare le giovani menti delle scuole elementari e, negli stati più conservatori, pretesto per un’ingerenza sempre maggiore nelle aule scolastiche per governatori come Greg Abbott in Texas e Ron DeSantis in Florida. Quest’ultimo ha dichiarato: «L’indottrinamento woke porterà il paese alla rovina, ma qui in Florida non passerà». Per assicurarsene, DeSantis ha emesso una serie di decreti a partire dallo «Stop woke act» che vieta ogni insegnamento (esteso agli aggiornamenti professionali) che possano «mettere a disagio o indurre sensi di colpa» per via delle azioni collettive di membri della propria razza o sesso.
SOTTO QUESTO STATUTO, ratificato dal parlamento della Florida in primavera, diventa illecito ad esempio insegnare che lo schiavismo e la segregazione sono state politiche ufficiali degli Stati uniti, per non «provocare disagio» ai discendenti degli schiavisti. La corretta funzione pedagogica sarebbe invece trasmettere ottimismo e fiducia nella nazione.
UN ALTRO DECRETO, denominato «Don’t say gay», vieta di nominare questioni di genere e orientamento sessuale nelle scuole elementari e al contempo impone agli istituti di informare i genitori nel caso venisse a conoscenza di un orientamento non eterosessuale dei figli. I docenti che non si attengono alle regole sono penalmente responsabili a fronte di una denuncia anche anonima di un singolo genitore o studente. Con le conseguenti proposte di sorveglianza dei docenti – eventualmente mediante telecamere a circuito chiuso – l’effetto è stato di prevedibile preoccupazione e scompiglio tra insegnanti e amministratori che si devono raccapezzare in un campo minato di argomenti e parole tabù per evitare l’ira degli ispettori o eventuali genitori-vigilantes e il rischio di denunce o licenziamento.
L’INQUISIZIONE intanto è approdata anche negli atenei. DeSantis ha ordinato «sondaggi» annuali di studenti e docenti per accertare che le università statali esprimano la requisita «pluralità di punti di vista».
UN’ALTRA LEGGE, varata quest’estate, impone che ogni college pubblichi annualmente un rapporto sulle vedute politiche del corpo docente in base alle quali valutare il «grado di libertà intellettuale» dei campus dove insegnano (e, nel caso questa fosse insufficiente, contempla di ridimensionarne i finanziamenti). «Non abbiamo alcuna intenzione – ha ribadito DeSantis – di sovvenzionare con fondi pubblici covi di stantia ideologia». Le leggi danno corpo all’idea ricorrente nella neo destra di epurare le università dall’«ortodossia progressista» che le pervade. Nel caso della Florida e altri stati a governo repubblicano si sta istituzionalizzando un’intimidazione non vista dai tempi dell’anticomunismo maccartista.
Un emendamento proposto da un parlamentare repubblicano – Ardian Zika – alla legge anti-woke ha ottenuto che i programmi delle superiori comprendano «lezioni sui danni di comunismo e totalitarismo».
SOTTO PRESSIONE politica quest’anno l’università della Florida ha annunciato l’istituzione al suo interno di un nuovo centro per «l’educazione civica e classica». L’Hamilton Center for Classic and Civics Education, per il quale il parlamento repubblicano ha stanziato tre milioni di dollari in fondi pubblici, inizierà le attività didattiche nel 2023 al fine di promuovere «principi, ideali e istituzioni dell’ordinamento politico Americano», nonché gli immancabili valori del «libero pensiero». Il centro, nel cui programma si inserirebbero cosiddetti «ritratti di patriottismo», ovvero di immigrati «virtuosi» che hanno meritocraticamente realizzato il sogno americano, come esempi positivi per gli studenti, è sponsorizzato dal Council on Public University Reform, fantomatica no profit di cui un’inchiesta del Tampa Bay Times non è riuscita a trovare maggiori dettagli, ma che pare collegata a una più ampia rete di scuole conservatrici di matrice religiosa. Il suo direttore, Joshua Holdenreid, è infatti dottorando al Hillsdale College, un ateneo integralista del Tennessee che è centro di didattica conservatrice e promotore di scuole private dedicate ai «valori tradizionali».
In linea con think tank trumpisti come il Claremont Institute – e prima ancora la Liberty University dove negli anni ’80 il reverendo Jerry Falwell cementò l’alleanza ideologica tra i teocon e il partito di Reagan – Hillsdale è un centro di pensiero integralista che si prefigge nientemeno di «rompere decisamente con il modello di moderna istruzione progressista per tornare a obiettivi e metodi tradizionali».
DAL SUO PROGRAMMA si evince un più ampio disegno «purificatore» proprio della nuova destra, una «controriforma» per abrogare conquiste politiche e culturali frutto dei movimenti sociali dagli anni ’60 in qua. Un pensiero «pre-moderno» appannaggio fino a pochi anni fa delle frange più estremiste del movimento ma che oggi trova un assist nelle sentenze costituzionali della Corte suprema controllata da togati reazionari. In quest’ottica l’abrogazione del diritto all’aborto è stato solo il primo passo di un progetto «originalista» che mira a ristabilire gli intenti originali dei padri fondatori.
Ma lungi dalla «libertà di pensiero» costantemente invocata come valore fondante, il «patriottismo dell’obbligo» imposto in Florida dimostra quale sia la posta in gioco con il dilagare di regimi neo autoritari.

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