ECONOMIA

L’economia di Francesco: un nuovo modello di sviluppo

Bergoglio ad Assisi ha incontrato mille giovani impegnati a rendere reale la sua visione
LUCA KOCCIitalia/assisi

Oltre mille giovani economisti, imprenditori e attivisti sociali under 35 provenienti da oltre cento paesi di tutto il mondo si sono riuniti per tre giorni ad Assisi per il meeting internazionale “Economy of Francesco”, promosso da papa Bergoglio, presente ieri per la conclusione dell’incontro. Un confronto di idee ed esperienze per promuovere «un’economia di pace e non di guerra», che «contrasta la proliferazione delle armi», che «si prende cura del creato e non lo depreda», che «combatte la miseria in tutte le sue forme» e «riduce le diseguaglianze», come si legge nel documento finale, sottoscritto anche dal pontefice.
IL PERCORSO di “Economy of Francesco” – dove Francesco non indica il papa, ma Francesco d’Assisi – ha preso il via tre anni fa, quando Bergoglio, con una lettera datata 1° maggio 2019, ha convocato giovani economisti e imprenditori che studiano e praticano un’economia alternativa («che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza») con l’obiettivo di stilare «un patto per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani». Poi è arrivata la pandemia, che ha impedito gli incontri in presenza, consentendo di lavorare solo a distanza, per gruppi tematici e in videoconferenze generali. Fino al meeting di questi giorni, concluso ieri dal pontefice, che in un ampio discorso ha ribadito una serie di punti del proprio magistero sociale, lungo le direttrici già tracciate nelle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti.
«La nostra generazione vi ha lasciato in eredità molte ricchezze, ma non abbiamo saputo custodire il pianeta e non stiamo custodendo la pace», ha detto Bergoglio, indicando come prospettiva il buen vivir, «che non è la dolce vita», ma «quella mistica che i popoli aborigeni ci insegnano di avere in rapporto con la terra».
Senza indugiare, in attesa del «prossimo summit internazionale, che può non servire: la terra brucia oggi, ed è oggi che dobbiamo cambiare, a tutti i livelli». E senza proposte minimaliste. «Non basta fare il maquillage, bisogna mettere in discussione il modello di sviluppo», ha esortato il papa, «perché se parliamo di transizione ecologica ma restiamo dentro il paradigma economico del Novecento, che ha depredato le risorse naturali e la terra, le manovre che adotteremo saranno sempre insufficienti o ammalate nelle radici».
LA QUESTIONE AMBIENTALE, come espresso ampiamente nella Laudato si’ – non a caso ispirata a Francesco d’Assisi –, è strettamente connessa alla questione sociale. «L’inquinamento che uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente il nostro pianeta. Non possiamo permettere che le nuove calamità ambientali cancellino dall’opinione pubblica le antiche e sempre attuali calamità dell’ingiustizia sociale, anche delle ingiustizie politiche», ha proseguito Bergoglio. «Noi uomini, in questi ultimi due secoli, siamo cresciuti a scapito della terra. È stata lei a pagare il conto! L’abbiamo spesso saccheggiata per aumentare il nostro benessere, e neanche il benessere di tutti, ma di un gruppetto». Ma «fino a quando il nostro sistema produrrà scarti e noi opereremo secondo questo sistema, saremo complici di un’economia che uccide».
UNA PROSPETTIVA di cambiamento che però non sembra dietro l’angolo perché, ha aggiunto il papa, «ci accontentiamo di verniciare una parete cambiando colore, senza cambiare la struttura della casa», mentre «non si tratta di dare pennellate di vernice, no: bisogna cambiare la struttura».
Manca una parola nel discorso di Bergoglio, forse perché implicita, o forse perché indicibile, ed è «capitalismo». O meglio c’è, ma del capitalismo si critica frontalmente solo l’«insostenibilità spirituale» e anzi si afferma – in modo davvero poco comprensibile – che «il nostro capitalismo vuole aiutare i poveri ma non li stima». Il papa è netto invece sulla questione energetica: abbandonare le «fonti fossili» e «accelerare lo sviluppo di fonti a impatto zero o positivo». E sul disarmo: ho parlato con un giovane ingegnere che ha rifiutato il lavoro in una fabbrica di armi, «questi sono gli eroi di oggi».

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