ECONOMIA

Sette centrali a carbone pronte a ripartire in Italia

MARIO PIERRO italia

Nel giorno in cui il regolamento dell’Unione Europea per la riduzione dei consumi di gas è entrato in vigore, anche in Italia si prospetta un aumento della produzione di carbone presentato come provvisorio. Sono sette le centrali a carbone pronte a ripartire per supplire al divieto di importazione del carbone russo in Europa.
SEI CENTRALI sono operative, cinque sono gestite da Enel. Due sono in Sardegna: una a Fiumesanto, amministrata da Ep, a Sassari-Porto Torres, una a Portoscuso, nella zona industriale di Portovesme, gestita da Enel. Enel gestisce le centrali di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, nel Lazio, la «Andrea Palladio» di Fusina, in Veneto, e la «Federico II» di Brindisi. Una si trova in Friuli Venezia Giulia, a Monfalcone, in provincia di Gorizia, gestita da A2a. L'unica dismessa, la «Eugenio Montale», si trova in Liguria, a La Spezia. L’impianto era stato spento lo scorso dicembre ma temporaneamente riattivato nello stesso mese per affrontare il «caro bollette».
NELLO STESSO PERIODO è stata riattivata anche la centrale di Monfalcone, per la quale erano stati avviati i lavori di riconversione. Le centrali dovrebbero essere fermate o riconvertite entro il 2025, salvo ulteriori emergenze.
IL RITORNO AL CARBONE è uno degli effetti della guerra russa in Ucraina, con il moltiplicarsi delle sanzioni anche energetiche da parte dell’Unione Europea contro la Russia, il governo Draghi ha puntato in questi mesi sulla riduzione della dipendenza dal gas russo. Il piano della «diversificazione energetica», al momento, dovrebbe avere assicurato all’Italia forniture aggiuntive per circa 7,5 bcm acquistati in gran parte dall’Algeria. A questi volumi si aggiungono 1,5 bcm che arrivano via Tap dall’Azerbaijan. Altri metri cubi di gas dovrebbero arrivare nella forma di gas naturale liquido (Gnl) ai tre rigassificatori italiani. Dovrebbero entrare in funzione le due nuove Frsu (rigassificatori galleggianti) a Ravenna e Piombino. Stefano Venier, amministratore delegato di Snam, ha definito «fondamentale» avere la prima attiva nel porto di Piombino entro il primo semestre 2023, «perché ci consentirebbe di ricevere durante l’estate due miliardi di metri cubi di Gnl da destinare allo stoccaggio. Nella città toscana tutta la politica locale è contraria alla costruzione dell’impianto a pochi metri dalla costa. Si tratta dell’impianto che i centristi confindustriali alla Calenda vogliono «militarizzare».
PER IL MINISTRO della transizione energetica Roberto Cingolani il piano porterà a uno stoccaggio vicino al 90% per il prossimo inverno. Così si dovrebbe riuscire ad avere un’esenzione dal del 15%, soglia facoltativa richiesta dal piano Repower Eu. L’Italia dovrebbe risparmiare solo il 7% dei consumi e ciò escluderebbe comunque l’ipotesi di razionamento. «Le nuove forniture di gas richiederanno tempo per andare progressivamente a regimeNel breve termine (2022 e 2023) - ha detto Cingolani - la riduzione dell’offerta dalla Russia è compensata dalle nuove forniture algerine e non c’è necessità di misure di contenimento drastico della domanda da parte del settore industriale».
LA QUESTIONE ENERGETICA, legata alla guerra russa in Ucraina, è una questione politica in vista del voto del 25 settembre. Ieri Matteo Salvini (Lega) ha riproposto il piano delle destre sul nucleare bocciato dal referendum dell’8 novembre 1987. A suo avviso servirebbero «sette anni» per costruire una centrale. Europa Verde, dati alla mano, ha dimostrato che «il nucleare è un’energia il cui prezzo al MWh è addirittura maggiore di quello derivante dalla grande speculazione del gas - dicono - La centrale francese di Flamanville è costata 18 miliardi dai 3,7 previsti. La sua costruzione è iniziata nel 2007 e finirà nel 2023».

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