POLITICA

Se i sindaci «smart» dimenticano il consumo di suolo

PAOLO PILERI ITALIA

In questa tormentata estate fatta di incendi, siccità, frane e colate fangose, dove non ci viene risparmiato il naufragio dei politici con i loro spettacolini sempre meno degni del compito che li attende, una ‘piccola’ comunità di 100.000 studiosi ed esperti, me incluso, ha mandato loro un appello chiedendo di inserire ambiente e clima in cima all’agenda della prossima legislatura. In cima, non in un’altra posizione.
A questo appello hanno risposto sulle pagine di Repubblica nove sindaci di altrettante città a loro volta selezionate dalla Commissione Europea per la Mission Climate-neutral al 2030 che in modo verboso si accodano all’appello. Bene, bravi. Però, non mi convince una cosa. Delle varie competenze in capo ai sindaci, ve ne è una che è tutta loro e nessuna gliela toglie e sulla quale loro possono fare molto: la decisione sull’uso del suolo, la risorsa più delicata, non rinnovabile e non resiliente ed enormemente strategica per la mitigazione climatica.
Giusto una dozzina di giorni fa Ispra ha presentato il rapporto nazionale sul consumo di suolo e allora sono andato a vedere se quelle nove città sono state rispettose del suolo. Questi gli incrementi di cementificazione tra il 2020 e il 2021: Milano +18,68 ettari; Bergamo +4,76; Parma +11,2; Roma +95,05; Bologna +3; Firenze +3,25; Padova +2,56; Torino +3,08; Prato +5,02. Non una di loro si è fermata. Proprio loro, che scrivono che è urgente una «coraggiosa svolta ambientale» non hanno spento le betoniere nemmeno quando tutti noi eravamo in lockdown.
Il dubbio di un pelo di ipocrisia mi viene, anche perché l’uso del suolo è la cartina di tornasole di un buon governo del territorio. Perché i nostri nove cavalieri delle smart city anziché invocare mille parole teoriche, non iniziano a impegnarsi pubblicamente su ciò che loro possono davvero fare ovvero non consumare più suolo? E invece del suolo nessuna traccia nel loro appello. E questo la dice lunga. Come pure la dice lunga la sostanziale assenza, nel passato, di vigorosi appelli politici contro il consumo di suolo.
Per rendere (più) credibile il vostro appello, cari sindaci, occorre che dichiariate anche da che parte state concretamente sull’uso della risorsa più strategica, il suolo, evitando di glissare.
È pur vero che con una mano avete fatto qualcosa di green, ma l’altra ha continuato a spalmare cemento, poco importa se per case meno energivore o per strade dove passeranno auto elettriche. Fintanto che abbiamo case e capannoni vuoti, solo quelli vanno usati. E sottolineo solo. E non ci dite che il vostro sforzo green è della serie ‘meglio poco che niente’, perché del poco oggi non possiamo accontentarci e serve solo a fare ancora greenwashing e ritardare l’appuntamento con la salvezza climatica. Occorrono atti concreti e occorrono proprio a partire dall’uso del suolo.
Dichiarate tutti assieme che il prossimo anno il consumo di suolo delle vostre città paladine dell’ambientalismo, sarà zero. Chi di voi è sindaco anche di città metropolitana, dichiari che andrà a monitorare tutti i piani urbanistici, tutti i consumi di suolo, tutte le rigenerazioni per capire meglio perché si continua ad asfaltare.
Tra voi vi è il sindaco di Milano, fiero promotore delle Olimpiadi2026 senza, però, che vi sia uno straccio di contabilità indipendente sul consumo di suolo nei luoghi delle gare e in quelli connessi (ma vi sembra possibile?). C’è bisogno che dichiariate tutti assieme che il suolo è una risorsa ecosistemica e del suo consumo le vostre Giunte si fanno corresponsabili e che vi farete personalmente carico di innescare un appello ai vostri colleghi per una legge nazionale che fermi il consumo di suolo (magari ingaggiate anche la vostra associazione, Anci, che troppo poco ha fatto fino a oggi in materia). Chiedete di partire dai grandi sviluppatori (logistica in primis) sottoponendoli a meccanismi fiscali di fortissimo disincentivo a consumare suolo libero. E così via. Insomma, siate concreti e non teorici, perché i risultati delle vostre teorie e promesse li tocchiamo con mano: il consumo di suolo netto in Italia è aumentato in un solo anno di oltre il 22%. Un aumento che non arriva dal cielo, ma dalle vostre firme sui piani urbanistici e sui permessi di costruire, dalla mancanza di coraggio ad opporsi a leggi regionali colabrodo come quelle di Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.
Visto che volete guidare il cambiamento, partite dal tutelare per sempre la risorsa più scarsa, irriproducibile e non resiliente che abbiamo, il suolo, e depositate là il vostro coraggio politico per il futuro.

* Politecnico di Milano

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