INTERNAZIONALE

L’elmetto, a tutti i costi, a Francesco

Pace e guerra
LUCA KOCCIKAZAKiSTAN/vaticano

Dai titoli di molti giornali di ieri, sembrerebbe che papa Francesco abbia cambiato posizione sulla guerra e che, contraddicendosi, abbia deciso di incoraggiare l’invio di armi all’Ucraina perché possa difendersi meglio dall’aggressione russa. Se però si legge tutto quello che il pontefice ha detto alla stampa sull’aereo di ritorno dal Kazakhstan la questione si fa veritiera.
«Secondo lei bisogna dare le armi all’Ucraina per l’autodifesa?», chiede un giornalista della tv tedesca Ard. «Questa è una decisione politica - risponde Bergoglio -, che può essere morale, moralmente accettata, se si fa secondo le condizioni di moralità, che sono tante, e poi possiamo parlarne. Ma può essere immorale se si fa con l’intenzione di provocare più guerra o di vendere le armi o di scartare quelle armi che a me non servono più. La motivazione è quella che in gran parte qualifica la moralità di questo atto». E aggiunge: «Difendersi è non solo lecito, ma anche una espressione di amore alla patria. ...Chi non difende qualcosa, non la ama... chi difende, ama».
Quindi «diritto alla difesa, quando è necessario». Ma a condizioni di «moralità». E quelle della Nato, con il suo precedente allargamento a Est «abbaiando alla porta della Russia» e ora con il costante trasferimento di armamenti sempre più sofisticati all’Ucraina, non lo sembrano proprio. Tanto che poco più avanti, rispondendo sempre alla stessa domanda, il papa parla della «fabbrica delle armi». «Questo è un negozio assassino - spiega -. Qualcuno che capisce le statistiche mi diceva che se si smettesse per un anno di fare le armi si risolverebbe tutta la fame nel mondo. Non so se è vero o no. Ma fame, educazione… niente, non si può perché si devono fare le armi». E ripropone un esempio che gli è caro, quello dei portuali genovesi che rifiutarono di svolgere le operazioni di carico di armamenti su una nave diretta in Africa: «A Genova alcuni anni fa, tre o quattro anni fa, è arrivata una nave carica di armi che doveva trasferirle in una nave più grande che andava in Africa, vicino al Sud Sudan. Gli operai del porto non hanno voluto farlo, gli è costato, ma hanno detto: «Io non collaboro». È un aneddoto ma che fa sentire una coscienza di pace». «La guerra in se stessa è un errore! E noi in questo momento stiamo respirando quest’aria». Papa Francesco non ha modificato la propria linea: condanna l’invasione russa dell’Ucraina, senza però giustificare la guerra. Nonostante le letture selettive delle sue parole da parte di chi vuole fare indossare per forza l’elmetto a Bergoglio.

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