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Sui volontari della croce bianca

I bambini ci parlano
GIUSEPPE CALICETIITALIA

Questa mattina sono venuti a scuola quattro volontari della croce bianca. Mi dite con le vostre parole quello che hanno detto? Cosa vi ricordate? E perché sono venuti, secondo voi?
«Per me sono venuti perché non sapevano dove andare». «No, loro vanno sempre nelle scuole. Parlano con i bambini e fanno vedere l’autoambulanza e le altre cose». «A me è piaciuta tantissimo l’autoambulanza. Soprattutto la sirena. Suonava fortissimo e poi faceva una luce blu fortissima». «Per me sono venuti per spiegare a noi cosa fa la croce bianca». «Ci hanno detto che loro sono volontari e ci hanno spiegato cosa vuol dire: cioè che lavorano senza prendere i soldi. Loro fanno gratis tutto quello che fanno. Lo fanno perché sono in pensione. Oppure lo fanno anche se sono più giovani. Quando non sanno cosa fare, fanno i volontari della croce bianca». «Per me hanno detto delle cose interessanti e poi ci hanno fatto vedere anche come si fa se un tuo amico si fa male. Però devi avere con te il telefonino. A me è piaciuto quando abbiamo fatto finta che c’era un telefonino, che un nostro amico era caduto in bici e si era fatto male e noi, col telefonino, dovevamo telefonare alla centrale della polizia per far venire subito l’ambulanza. Anzi, non la centrale della polizia, ma il pronto soccorso dell’ospedale». «Anche a me è piaciuto. Ci hanno insegnato come si fa. le cose che bisogna dire. Per esempio se il tuo amico è ancora vivo o è morto. Se sanguina o no. Cose del genere. Ma la cosa più importante è dire subito dove sei. La via dove è successo l’incidente. Perché se tu non dici la via come fa l’ambulanza a venire? Non riesce». «Infatti io non lo saprei». «Io non pensavo che loro ci chiedevano in che via abitavamo. Io non me la ricordo, la via. Perché io a queste cose non ci ho mai pensato. Neppure quando vado al parco con i miei amici a giocare oppure vado in un altro posto, noi non guardiamo mai la via dove stiamo giocando o dove c’è il parco. Io non lo sapevo. Non lo avevo mai fatto». «Mi è piaciuto quando ci hanno fatto la telefonata per finta perché poi non era per finta. C’era lui che rispondeva nella stanza di là col suo telefonino e faceva le domande di dove era, come stava il nostro amico che era caduto in bicicletta, se respirava bene, se sanguinava». «Io però quando vado a giocare, mia mamma non vuole che porto il mio telefonino perché ha paura che dopo lo rompo. Allora come faccio a chiamare il pronto soccorso e l’ambulanza, se io o un altro mio amico o mia amica si fa male? Io non lo so». «Secondo me la parte più divertente è quando mi hanno fatto stendere per terra e dopo hanno spiegato cosa bisognava fare se c’era un ferito per terra. Non bisognava toccarlo, per esempio. Ma lasciarlo fermo. Io pensavo che si doveva portare subito via. Invece loro hanno detto che bisognava tenerlo fermo finché non arrivava l’autoambulanza». «Anche se lui si voleva rialzare da solo, era meglio di no. Loro hanno detto di no. Perché magari si era rotto una gamba o un braccio e allora era meglio che stava fermo finché non arrivava la croce bianca o la croce rosso o qualche altra ambulanza». «Io una volta sono andato al pronto soccorso perché mi ero fatto male con un coltellino e dopo ho visto che poi è una specie di ospedale con tutti i dottori che ti curano». «Io una volta sono caduto però non ho chiamato l’ambulanza e neppure i miei amici perché dopo mi sono rialzato subito». «Ma si dice ambulanza o autoambulanza?» È la stessa cosa». «Per me il momento più bello è stato quando siamo andati giù in cortile che loro avevano portato l’ambulanza e ce la hanno fatta vedere prima fuori e poi dentro, con tutte le cose per curare la gente malata e che si era fatta male. Era bellissimo». «Loro non hanno la divisa dei dottori perché i volontari hanno dei vestiti diversi. Non sono proprio dei dottori». «Anche a me è piaciuta l’ambulanza e quello che c’era dentro e soprattutto quando ha acceso la sirena. Era fortissima. Mi sono tappato le orecchie». «Quando mette la sirena, tutte le auto si devono fermare perché dentro ci può essere un malato e se non lo portano subito all’ospedale, il malato può anche morire, perché può essere anche molto ferito». «Io quando ho sentito la sirena un po’ mi sono spaventata».

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