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Sul mito e la nascita dell’arcobaleno

I bambini ci parlano
GIUSEPPE CALICETIITALIA

Abbiamo letto due miti. Mi sapete dire cosa sono i miti e raccontare di cosa parlano questi due che abbiamo letto insieme? Con parole vostre?
«Di come è nato l’arcobaleno, il primo». «I miti sono dei racconti fantastici. Perché esistono dei racconti fantastici e dei racconti realistici, sul nostro libro di lettura. Quelli realistici sono quelli veri, che parlano di cose vere, reali, che sono accaduto o che anche possono accadere. Invece quelli fantastici parlano di cose impossibili, fantastiche, che non possono accadere. Mai. E i miti sono dei tipi di storie fantastiche». «Esatto. servono a dire come sono nate le cose. ma non dicono la verità». «Sono dei racconti fantastici inventati dalla gente antica per spiegare delle cose inspiegabili per loro, per esempio l’origine del mondo e dell’uomo, o di un anomale, o di un terremoto e altre cose». «I miti sono delle specie di favole che però non sono né favole che hanno protagonisti gli animali e poi hanno la morale alla fine, cioè l’insegnamento. I miti sono delle spiegazioni. Però non sono proprio vere spiegazioni, sono inventate». «Spesso parlano di Dio o delle divinità, cioè di tanti dèi, perché tanto tempo fa gli uomini pensavano che non esisteva un solo Dio, ma ne esistevano tanti».
Bravi. Adesso iniziamo a parlare dell’arcobaleno. Come spiega la sua nascita?
«Loro non sanno come dire, gli uomini, dico, non sanno come spiegare questa cosa che ogni tanto in cielo spunta l’arcobaleno. Allora pensa e ripensa e ripensa ancora, non riescono a capire. Ma non perché sono stupidi. Solo che sono uomini di tanto tempo fa. E per spiegarlo, inventano un mito, inventano questo mito». «In fondo c’è scritto che non è un mito italiano, ma un mito filippino, cioè dello Stato delle Filippine, un paese lontano». Parlo di batata. Perché nella lingua di quel paese Bahaghari vuol dire ponte del re, perché poi l’arcobaleno è come un ponte, ha la forma di un ponte bellissimo coloratissimo». «Lui era il re degli dei del suo paese. Un giorno decise di partire dalla terra e andare in cielo con il suo cavallo volante. In cielo c’era la sua casa. Voleva controllare se in casa sua tutto era a posto. Nessuno aveva rubato niente. Abitava in un castello tra le nuvole, credo». «Sì, il suo cavallo volava e infatti galoppa sulla terra e poi arriva al mare. Anzi, all’oceano che sarebbe un mare più grande del mare normale e lì il mare era vicinissimo alla terra. era vicinissimo, tanto che si sentivano le voci di chi era in cielo e vivono lassù. Allora Bathala grida: «Salta, mio bel cavallino». E lui salta in cielo». «Mi pare che i cavalli volanti si chiamano aironi». «No. Quelli sono altri animali». «Ma lui non saltava». «Il cavallo solleva le due zampe davanti, ha paura di cadere nell’acqua. Allora Bathala chiamò i suoi servi celesti. Loro fanno cadere dal cielo dei nastri uno vicino l’altro di sette colori, sette nastri di sette colori come i sette colori. E così l’arcobaleno, loro, dicono che è nato per questo, anche se non è vero che è nato così». «E allora come nasce l’arcobaleno?» «Non lo so. Il mito non spiega questo. Non dice la verità. Il mito dice una invenzione, dice una storia non vera per spiegare una cosa che non si sa come è». «Allora anche noi, che non sappiamo bene come è nato l’arcobaleno, potremmo inventare un mito sull’arcobaleno». «E’ vero. Io credo che noi bambini saremmo molto bravi a inventare dei miti perché siamo abbastanza piccoli, ancora, non sappiamo molte cose e un po’ possiamo impararle che ci dicono come sono veramente e un po’ possiamo inventare delle storie da spiegarle». «Comunque, la fine è che il cavallo fa il salto nell’arcobaleno che è come un ponte colorato che non lo fa cadere e galoppano fin sopra il cielo. Per questo nella loro lingua arcobaleno si chiama Bahaghari, che vuol dire il ponte dei re, perché quel re si chiamava Bathala». «Però, allora, l’arcobaleno si doveva chiamare Bahala anche lui». «Forse Ari vuol dire re, nella loro lingua». «Io invece lo so perché viene l’arcobaleno. Non con la storia del mito, eh? Ma con la verità. Perché prima piove e dopo viene l’arcobaleno. ma solo certe volte. Quando dopo c’è ancora il sole». «Non mi ricordo come si chiama il cavallo con le ali. Il grifone? No. Maestro, come si chiama?»

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