CULTURA

Alla Cittadella di Assisi un corso su Pier Paolo Pasolini nel segno del dialogo

LUCA KOCCIITALIA/PERUGIA/ASSISI

È dedicato a Pier Paolo Pasolini l’80esimo corso di studi cristiani promosso alla Cittadella di Assisi dalla Pro Civitate Christiana, fondata nel 1939 dal poliedrico don Giovanni Rossi, uno dei «pionieri», fra l’altro, del dialogo fra cattolici e non credenti. È proprio alla Cittadella, dove Pasolini capitò quasi per caso sessant’anni fa, che il regista maturò l’idea di girare un film su Gesù, quello che poi sarà Il Vangelo secondo Matteo.
C’È UN LEGAME profondo, quindi, fra l’intellettuale friulano e Assisi. Tanto che la città umbra si è impegnata a collaborare alla realizzazione di un percorso su Pasolini che comincerà lunedì – con il corso di studi, dal 22 al 27 agosto – e andrà avanti per tutto l’anno, con la partecipazione, fra gli altri di Ascanio Celestini, Goffredo Fofi, Dacia Maraini e Giovanna Marini (programma completo su www.cittadella.org). Ne parliamo con Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana.
Perché un corso di studi cristiani su Pier Paolo Pasolini?
Penso che il nostro Paese abbia contratto un debito verso uno degli intellettuali più originali e fecondi del ‘900. Quel debito è lungi dall’essere saldato. Soprattutto se si pensa che chi l’ha voluto eliminare aveva immaginato una damnatio memoriae che dobbiamo scongiurare. In questa settimana vogliamo approfondire in particolare la visione di Pasolini sul potere: non ha mai un approccio scontato, banale, volgare sulle cose, spiazza sempre l’interlocutore, lo spettatore, il lettore.
Come è stato il primo incontro di Pasolini con la Cittadella?
Ogni anno la Pro Civitate Christiana organizzava un convegno internazionale dei cineasti e, quasi come una provocazione, don Giovanni Rossi decise di invitare tra gli altri il regista che era considerato più lontano dal fatto religioso. Pasolini inaspettatamente accettò l’invito e il 2 ottobre 1962 arrivò in una Assisi brulicante di gente che si preparava ad accogliere papa Giovanni XXIII, in visita nella città umbra. Si chiuse in camera e, avendo trovato il Vangelo sul comodino, lo lesse, maturando la decisione di girare un film su Gesù.
Quindi è stato un incontro fruttuoso…
Il Vangelo secondo Matteo è sicuramente il risultato più importante e rappresentativo. Ma in un’epoca di forti contrapposizioni ideologiche, il coraggio di sporgersi verso l’incontro con l’altro e verso la sua diversità ha rappresentato una bellissima nota fuori dal coro che è costata molto in termini di consenso nell’uno e nell’altro campo ma ha valorizzato uno stile.
Uno degli incontri del corso che comincia lunedì ha come titolo «religiosamente laico». Mi pare un ossimoro efficace per sintetizzare il rapporto di Pasolini con la religione.
Tanto le opere di Pasolini quanto il loro autore sono abitati da una visione profondamente religiosa dell’esistenza che ci inducono a sfilarci i sandali del pregiudizio per farci camminare a piedi nudi sul terreno sconosciuto della vita. Questo rispetto attraversa culture, ideologie, correnti di pensiero. Anzi dovrebbe essere il filo rosso che tutti riunisce.
Parlerei di «sacro» più che di religioso, visti i rapporti piuttosto conflittuali di Pasolini con l’istituzione ecclesiastica.
È vero. Quella religiosità è piuttosto un senso del sacro con cui guardare l’uomo e la divinità che splende in lui. Parlando di Gesù, Pasolini afferma che non crede nel suo essere figlio di Dio ma comprende piuttosto che in lui è presente la divinità. Poi arriverà ad affermare questo di ogni persona. Pasolini è un insaziabile cercatore e mendicante di sacro.
Torniamo all'inizio: cosa c’entra «l’eretico» Pasolini con il cristianesimo?
La visione etica di Pasolini sul perbenismo, i vizi borghesi, la promozione del sottoproletariato e la condanna del capitalismo come causa di quei mali coincide con la valutazione morale della religione cristiana. Gli anni della lavorazione del film furono quelli del Concilio Vaticano II in cui quella visione si andava precisando meglio. Il cristianesimo è stato generato dall’eresia di Cristo, che non fu accolta dai borghesi, dai perbenisti e dagli uomini di religione del suo tempo e per questo lo misero a morte.

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