POLITICA

Gentiloni contro Meloni: «No a ripensamenti sul Pnrr»

MARIO PIERROITALIA/RIMINI

L’intenzione di Giorgia Meloni di modificare il «Piano nazionale di ripresa e resilienza» (Pnrr) una volta vinte le elezioni del 25 settembre e arrivata a Palazzo Chigi, ha scosso la Commissione europea. Ieri Paolo Gentiloni, commissario Ue all’Economia, è intervenuto al meeting di Rimini e ha lanciato un avvertimento: «Bisogna accelerare sui piani, non ripensare o ricominciare da capo - ha detto - Possiamo discutere con i diversi governi qualche concreto aggiustamento mirato, qualcuno ce lo ha già chiesto, ma non si ricomincia da zero: si va avanti e le correzioni da fare, se necessarie, si fanno in corsa». «Le porte a Bruxelles sono aperte: ma per cose limitate, non per ricominciare da capo un programma da cui dipende la sorte dell'economia europea». «È una corsa contro il tempo per non avere politiche di austerità ma espansive - ha aggiunto - Chiunque conosce l’Italia sa della difficoltà dell’attuazione di questi programmi» «in termini di burocrazia e di passaggi da affrontare. Senza il successo italiano sul Pnrr, il successo del programma europeo sarà impossibile».
L’USCITA SUL PNRR di Gentiloni, cuore di un ampio discorso neoliberale e anti-sovranista, è un’anticipazione del dibattito dal 26 settembre in poi, una volta che Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia avranno vinto le elezioni. «Non è il momento di essere europei riluttanti - ha detto - Sì a un patriottismo che si riconosce nei valori comuni europei». «Se il patriottismo diventa un pretesto per tornare a un piccolo mondo antico in cui ognuno risolve i problemi da sé, io penso che saremo in una strada sbagliatissima».
GENTILONI ha risposto a quanto Meloni ha scritto in un recente articolo sulle modifiche al Pnrr. Il cambio sarebbe limitato ai problemi nell'approvvigionamento energetico o all'emergenza idrica causati dal caro energia, dall’aumento dell’inflazione, dalle conseguenze della guerra in Ucraina. Le modifiche sono previste dall’articolo 21 del Regolamento di attuazione del Next Generation Eu. «Interi settori produttivi e industriali italiani, già provati dal Covid, si sono infatti ritrovati improvvisamente ancora più in affanno» ha scritto Meloni che, inoltre, ha confermato di volere agire «d'intesa con la Commissione». Nell’articolo, la politica di estrema destra ha inoltre sollevato un problema noto agli osservatori, ma scarsamente presente tra le preoccupazioni del dibattito pubblico. Per l’Ance «quasi il 67% ha solo il progetto di fattibilità tecnica ed economica» ed evidenzia che «il 73% dei progetti candidati e/o finanziati non è stato aggiornato rispetto all'aumento dei prezzi delle materie prime».
IN UNA REPLICA a Meloni il segretario del Pd Enrico Letta ha escluso ogni modifica e ha sostenuto che «chi chiede di cambiare in corsa confessa implicitamente di non riuscire a mantenere gli impegni». «Una lunga istruttoria europea, sulla quale peraltro tutti gli Stati membri dovrebbero esprimersi, bloccherebbe anche le risorse per le emergenze che stiamo già affrontando». «La rinegoziazione - ha aggiunto - non è la strada da percorrere. Piuttosto, bisogna far applicare quelle regole del Pnrr che consentono aggiustamenti di carattere attuativo. Candidarsi a governare l'Italia annunciando di smontare quanto di buono è stato impostato prima è irresponsabile». Letta ipotizza la possibilità di «applicare quelle regole del Pnrr che consentono aggiustamenti di carattere attuativo», in particolare sull’aumento dei costi dell’energia. Il piano «RePowerEu» approvato dalla Commissione Ue dovrebbe integrarsi «con i Pnrr nazionali, non paese per paese».
IL SEGRETARIO DEL PD ha chiarito infine un altro tassello della governance costruita nella più completa disattenzione di un dibattito tanto polarizzante quanto distratto sui contenuti reali: «il rispetto degli impegni è una delle condizionalità dello scudo anti-spread della Bce» ha ricordato Letta. Si tratta di un altro potente strumento del «vincolo esterno» che condizionerà il paese che si prepara ad affrontare le conseguenze della crisi economica e sociale, indotta anche dalla guerra russa in Ucraina, a partire dal prossimo autunno.

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