VISIONI

La rivoluzione povera di «Chiara» in un universo tutto al maschile

IN COMPETIZIONE SUSANNA NICCHIARELLI
CRISTINA PICCINOITALIA/VENEZIA

Chiara, il nome che dà il titolo al nuovo film di Susanna Nicchiarelli, l'ultimo dei cinque italiani in concorso è la santa che la narrazione comune associa alla figura di san Francesco, meno nota e spesso in secondo piano. Non è però un biopic a interessare la regista che come nei precedenti Nico 1988 (2017) e Miss Marx (2020) prova a restituire una figura femminile dentro il suo contesto storico, qui il Medioevo, per coglierne le crepe rispetto al proprio tempo e alla sua immagine che l'avvicinano a una universale contemporaneità. Chiara - col volto dolce di Margherita Mazzucco, la giovane attrice che interpretava Elena in L'amica geniale - quando abbandona la ricca famiglia per unirsi alla comunità di Francesco (Andrea Capezzano) ha diciotto anni: attraversa di notte il bosco insieme all'amica Pacifica (Flaminia Mancin) che le rimarrà accanto per sempre, sfida le ire paterne, taglia i lunghissimi capelli, rinuncia a una condizione di benessere e di privilegio per vivere nella povertà.
È IL 1211, la chiesa ufficiale poggia su rigide gerarchie di potere e guarda con diffidenza quelle nuove realtà che si stanno diffondendo ovunque, che «tradiscono» le regole, gli ordini. Ma era proprio questa idea di eguaglianza che aveva spinto Chiara alla sua scelta, una vita comunitaria in cui ragazze e ragazzi potevano condividere nel segno della fede un sogno che dichiarava l'utopia.
La regista nel film – dedicato a Chiara Frugoni, la scrittrice scomparsa qualche mese fa che ha riletto nei suoi studi la figura di santa Chiara illuminando il carattere straordinario dei loro cammini (Storia di Chiara e Francesco, Einaudi) – segue il percorso del suo personaggio attraverso gli anni, alla ricostruzione storica predilige l'interpretazione - sostenuta da una ricerca filologica molto puntuale - e lo compone per frammenti: mescola la storia e la dimensione intima, le crisi, gli spaesamenti, le delusioni, i dubbi. Come stare dentro la leggenda che inizia a circondarla? Lei che voleva essere vicina agli altri, accanto ai poveri per farsi carico delle ingiustizie del mondo – una posizione che implicava un diverso rapporto col potere e col denaro; che si arrabbia se la chiamano badessa e lava i piedi anche all'ultima novizia, viene percepita come una presenza superiore, verso la quale avere timore. I piccoli malati sono paralizzati al suo cospetto, si dice che fa miracoli. Che significa, cosa sta accadendo?
Chiara rimprovera chiunque dice la parola «miracolo» di fronte ai suoi gesti, eppure una di loro l'ha salvata quando tutte pensavano stesse morendo e ci sono passaggi inspiegabili nella sua esperienza. Ma lei non vuole l'unicità, vive, esiste, respira nella collettività delle donne con le quali condivide il quotidiano, quella scelta fatta di ostacoli e fatica e malgrado questo di una libertà che spinge tante altre a raggiungerle. «La vita di Chiara ci restituisce l'energia del rinnovamento, l'entusiasmo contagioso della gioventù ma anche la drammaticità che qualunque rivoluzione porta con sé» dice Nicchiarelli. Chi è dunque la sua Chiara?
UNA DONNA che prova a affermare la presenza femminile in un universo che non la prevede, come quello della chiesa, che attraverso questo compie un movimento che mette in discussione i ruoli, le relazioni tra le stesse sorelle. Che è libera, che si mette in gioco, accetta il rischio e non ha paura di se stessa, delle sue emozioni o dei compromessi se portati avanti per affermare le sue convinzioni. Che ha l'energia e l'irruenza di chi vuole cambiare il mondo, che accetta la sfida della giovinezza contro un destino senza desideri. Quando Francesco scrivere una «Regola» che le tiene fuori, e cancella il progetto comune per lei è un tradimento doloroso. Lui, gli uomini, possono viaggiare, loro sono «una tentazione, un peccato», devono rimanere chiuse in convento. Perché? Non è questione di fede ma di potere, il papa (Luigi Lo Cascio) lo afferma senza pudore. Lo spazio di Chiara e delle sue sorelle – sempre unite nelle inquadrature – è però quello del mondo malgrado tutto. Il cielo di un orizzonte in cui balena il mistero, le danze nella natura nel paesaggio di luce (la fotografia è di Crystel Fournier). Nicchiarelli procede con leggerezza, il suo Medioevo è un musical (la musica originale è del gruppo Anonima Frottolisti), e la sfida di Chiara sono gli sguardi complici tra lei e Francesco, che rimarranno sempre legati nel tempo, l'amore e la fede: la dolcezza delle sorelle tra loro, la cura verso ogni piccolo dettaglio dell'universo. È questa la rivoluzione? I temi importanti affiorano in filigrana, interrogano nel sorriso di Chiara. La regista dissemina piste nella libertà del suo personaggio che è anche il suo mistero e la sua radicale modernità.
C.PI.

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