VISIONI

Il teatro nel suo farsi, con l’ombra di Fellini

«SIAMO QUI PER PROVARE» DI GRETA DE LAZZARIS E JACOPO QUADRI
CRISTINA PICCINOITALIA/VENEZIA

All'inizio c'è un matrimonio, nell'estate della pandemia Daria sposa Attilio, lei ha un vestito chiaro e tutti e due indossano una mascherina d'argento: sono commossi, felici, qualcuno le aveva detto che non si sarebbe mai sposata ma l'amico Antonio quando si era sposato col suo compagno le aveva lanciato il bouquet. E poi Daria è convinta che lei e Attilio si conoscono da sempre, sin da bambini anche se non lo sapevano. Alla festa gli amici ridono, si baciano - che gioia dopo tanti giorni di distanza. Daria e Attilio traslocano, una casa nuova - «a sessant'anni mi sono sposata e abbiamo comprato casa» dice lei. Antonio che abita sopra è triste, gli sembra strano che Daria con cui condivide da anni il lavoro artistico e le confidenze quotidiane non sarà più lì. Daria è Daria Deflorian, Antonio è Antonio Tagliarini, sono loro i protagonisti del film di Greta De Lazzaris e Jacopo Quadri, Siamo qui per provare, presentato negli Eventi speciali delle Giornate degli Autori.
CHE NON È un film sui due autori, registi, performer tra le realtà più vitali della scena internazionale contemporanea anche se i registi li accompagnano nelle prove del loro nuovo spettacolo fino al debutto: una lunga ricerca in cui tutto sembra mescolarsi, affetti, tensioni, allenamento del corpo, discussioni di contenuto e di metodo che piano piano diventano qualcos'altro: uno spazio in cui i protagonisti si fanno a loro volta personaggi (Deflorian e Tagliarini sono autori della sceneggiatura), in un gioco che li porta dentro e fuori dalla messinscena, al quale lo sguardo dei registi si accorda inventando a sua volta nuove direzioni.
Deflorian e Tagliarini stanno lavorando su Ginger e Fred di Fellini con un gruppo di attori, Monica Demuru, Emanuele Valenti, Francesco Alberici, Martina Badiluzzi; Attilio Scarpellini è un po' il punto di riferimento quando si sentono più spaesati del solito, poi c'è Andrea Pizzalis, che è autore e attore di teatro qui nel ruolo di aiuto regista. Il Covid ha chiuso i teatri e i luoghi dello spettacolo, si comincia con un laboratorio a porre le domande sullo spazio, sui gesti. Daria nel duo è più la parola, Antonio coreografo e danzatore il movimento, stanno cercando un modo per riunire questi frammenti della propria esperienza artistica, l'armonia per farli «ballare insieme».
Cosa racconta allora Siamo qui per provare? La preparazione che sta dietro a uno spettacolo, lo dichiara anche il titolo «rubato» alla frase di uno degli interpreti, e più ancora il gesto creativo che ne è l'origine in cui il testo, la scrittura, le parole si intrecciano al vissuto, e slanci, complicità, scontri e asprezze fluiscono tra le parole in scena, portano in sé quelle emozioni. Sul bordo tra ciò che è «rappresentazione» e ciò che invece quotidiano, le immagini partecipano a questo fare interrogandolo - e interrogando le proprie possibilità: si può filmare qualcosa che è prima del teatro, che ne è ispirazione? L'esperienza cioè di ciascuno, quello che non si dichiara sulla scena ma che si afferma con decisione in ciò che gli spettatori vedranno?
Incertezze: se non riusciamo a farcela non andiamo in scena? L'estate avanza, e con essa la scadenza, la compagnia si confronta tra Rimini, con Sovrimpressioni - che debutterà anche a Parigi il 13 settembre al Festival d'Automne. E poi Toulouse, Roma; Daria e Antonio si specchiano in Masina e Mastroianni di Ginger e Fred, lei invidia lui di non avere l'ansia del debutto. Litigano, fanno pace, lei grida, lui si sente aggredito: è quanto accade sul palcoscenico? È quello di cui c'è bisogno per arrivarci? Nel gesto creativo scopriamo gli artisti nella loro invenzione e anche in quella che è la loro fragilità. Entrare in questo universo non era una scommessa semplice, De Lazzaris e Quadri l'affrontano a partire dalla relazione che costruiscono coi loro protagonisti/personaggi che gli permette una complicità reciproca di cui lo spettatore viene messo a parte. Scopriamo insieme a loro un universo poetico e un «fare teatro» mentre prende forma, tra gli intralci, i dubbi, le domande in cui gli artisti si mettono in gioco a ogni passaggio, dietro ogni parola, frase, gesto del loro essere in scena. È qualcosa di imprevisto e di sorprendente, un movimento di vita che il film coglie con delicatezza nella sua epifania.
C.PI.

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