COMMENTO

Dal Lido di Venezia un forte no all’estradizione

Julian Assange
VINCENZO VITAITALIA/VENEZIA

Nel pomeriggio dello scorso lunedì, alla Casa degli autori al Lido di Venezia, nel corso della Biennale cinema, si è tenuto un evento di straordinaria importanza per la libertà di Julian Assange, il giornalista fondatore di WikiLeaks.
Infatti, il presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli - accompagnato dalla segretaria generale Paola Spadari, insieme a Maurizio Paglialunga, Gianluca Amadori e Giuliano Gargano- ha consegnato la tessera professionale al giornalista fondatore di WikiLeaks impropriamente considerato dagli accusatori non appartenente alla categoria.
Si è sanato un vulnus, ancorché fosse noto che una organizzazione ordinistica non esiste in molti paesi, tanto meno nell’Australia dove nacque Assange.
Ha ritirato virtualmente la tessera, solo in collegamento online, Stefania Maurizi cui si deve gran parte dell’opera di sensibilizzazione sull’argomento e autrice del prezioso volume «Il potere segreto» (2021), che ricostruisce meticolosamente una terribile vicenda giudiziaria iniziata nel 2010. Dreyfus docet.
Ora siamo alla fase più delicata, quella che nelle prossime settimane la darà vinta o meno alla richiesta di estradizione negli Stati Uniti, intenzionati a condannare alla pena di 175 anni per spionaggio un eroe sfortunato dei nostri tempi. Le accuse andrebbero ribaltate su chi le muove con cinica determinazione. Buoni e cattivi, come in un film di Tarantino, rovesciano i loro ruoli. Chi ha innescato guerre come in Iraq e in Afghanistan e ha perpetrato le torture medioevali di Guantanamo è l’accusatore. Una personalità straordinaria, che ha scardinato l’ordine del segreto e pubblicato l’indicibile secondo una regola fondamentale della deontologia, rischia di fatto la condanna a morte.
Ecco perché l’iniziativa presa a Venezia dall’associazione Articolo21 con l’Ordine nazionale, la federazione della stampa, il sindacato dei giornalisti veneti, l’organizzazione degli autori cinematografici e l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico ha un valore enorme.
Ne hanno parlato con nettezza Andrea Purgatori, la rappresentante di Amnesty International Tina Marinari, Manuela Piovano per l’Anac, Iside Castagnola della Commissione Televisione e Minori, Monica Andolfatto per il Veneto.
Erano presenti Ottavia Piccolo e la direttora de il manifesto Norma Rangeri, la presidente del sindacato dei giornalisti cinematografici Laura Delli Colli e il cortese delegato delle Giornate degli autori Giorgio Gosetti.
L’iniziativa è stata conclusa da Giuseppe Giulietti, che ha invitato a proseguire l’attività di sostegno ad Assange. Non è un caso singolo, bensì la tragica metafora della torsione autoritaria in corso, tesa a cancellare autonomia e indipendenza dell’informazione.
La cronaca, soprattutto quando ficca il naso nei meandri nauseabondi dei poteri, dà fastidio. Quante e quanti giornalisti, spesso precari e sottopagati, vengono uccisi o intimiditi dalle varie forme della criminalità. In colletti neri ma pure bianchi.
Tardano misure minime per alleviare la crisi occupazionale e la norma promessa da anni contro il ricorso alle cosiddette querele temerarie sta in una lunga lista di attesa.
Ora più che mai, dunque, Assange diviene l’emblema di una lotta esemplare, di una vertenza incessante per tutelare il bene comune della conoscenza. Ci si vuole ignoranti e ignorati, irretiti dall’omologazione culturale e dal pensiero unico.
Ma da Venezia si è alzato un grido fortissimo e amaro: no all’estradizione di Assange.
Erano presenti anche diversi comitati nati negli ultimi anni con Donatella Mandollo e Marinella Diaz. Numerose iniziative si terranno in autunno e a Roma un gruppo coordinato dalla docente Grazia Tuzi con Laura Morante e varie qualificate presenze sta raccogliendo testimonianze video di sostegno alla campagna.
Proprio Manuela Piovano, che con Giuseppe Gaudino cura l’apertura di una pagina You Tube, ha descritto tale significativa attività. Decine di contributi arrivati testimoniano che la partita è aperta.
Se si intende colpirne uno per educarne cento, si sappia che gli altri 99 non staranno a guardare.

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