VISIONI

Invocando l’attesa rinascita, il teatro e le ferite della terra

Le letture del fondatore Remo Girone, Shakespeare visto da Sotterraneo, l’omaggio di Di Mauro a Trevisan
GIANFRANCO CAPITTAitalia/San Ginesio (Macerata)

Si è chiusa giovedì una iniziativa molto intensa e molto «teatrale» a San Ginesio, piccolo comune sui Monti Sibillini, a metà circa tra l’Umbria e l’Adriatico. Per onorare il santo che al luogo dà il nome, la cittadina ha istituito da qualche anno un premio (e una manifestazione) dedicati a quella che era l’attività di attore e musico, ai tempi dell’imperatore Diocleziano, di quel Ginesio che preferì il martirio pur di non dover ridicolizzare in scena il cristianesimo cui aveva aderito.
IN REALTÀ per diversi decenni del secolo scorso esisteva già un premio con le stesse finalità, e lo stesso nome, in cui un gruppo di «critici» importanti premiava ogni anno un artista del settore. Ma l’attuale manifestazione, così lontana dai salotti milanesi, assume un valore assolutamente diverso e meritorio: il riconoscimento artistico viene infatti da una località che il terremoto del 2016 ha semidistrutto, e che attraverso la cultura cerca il riscatto ed esprime il desiderio vivo della rinascita. Ovvero della ricostruzione, ancora lontana, con le belle architetture abitative del centro storico tenute in piedi da imbragature di ferro, in attesa di un impegno pubblico ancora lontano dal realizzarsi, come in molti altri luoghi dell’Italia centrale, feriti quasi a morte negli ultimi decenni dalle scosse della terra.
La manifestazione di San Ginesio, anzi il Ginesiofest, festival delle arti teatrali, nasce da un’idea di Remo Girone, l’attore di teatro divenuto famoso nel mondo come il «cattivo» della Piovra tv Tano Cariddi. Lui ha proposto al sindaco l’iniziativa, che sembra ora aver trovato un attendibile assestamento alla sua terza edizione.
DIRETTORE artistico è da quest’anno Leonardo Lidi, regista giovane e agguerrito che ha già realizzato diversi spettacoli importanti, artista associato allo Stabile torinese di cui dirige la scuola di formazione per attori. E da un gruppo di questi allievi si è fatto accompagnare offrendo agli spettatori del pomeriggio, al parco, un saggio del loro lavoro e del loro apprendimento, oltre ai saggi di nuove scritture che li accompagnano nel loro percorso.
Ma i punti forti della manifestazione sono rimasti alcuni spettacoli, e la partecipata lettura che ogni pomeriggio, su una terrazza affacciata sulla valle, Remo Girone ha rielaborato, assieme ai suoi ospiti, dalla Crociata dei bambini di Marcel Schwob: fascinosa e commovente. Tra gli spettacoli serali, lasciano un ricordo di peso almeno due. Il primo è Shakespearology, creazione della compagnia Sotterraneo che l’ha concepita e diretta, «apparendo» solo in voce, mentre la scena era tutta di Woody Neri: attore inesauribile, capace non solo di recitare, ma anche danzare, cantare e suonare la chitarra elettrica. Tutto per raccontarci in maniera intrigante una sorta di biografia del grande Bardo inglese, con ampie citazioni (quasi dei confronti esistenziali) dai suoi testi e dai suoi intrecci. Una bella performance, trascinante e istruttiva.
Lo spettacolo più forte, in tutti i sensi, è stato però il Concerto per Vitaliano, che Michele Di Mauro ha elaborato, e aggredito e sofferto, in una sorta di eruzione vulcanica, su due testi di Vitaliano Trevisan, lo scrittore veneto tragicamente scomparso all’inizio di quest’anno.
«SOLO R.H.» e Oscillazioni sono due testi a monologo di quasi venti anni fa, due personaggi estremi, nel sesso e nella vita, tanto concentrato uno sull’oggetto della propria passione quanto sbragato e sbruffone l’altro nella girandola di prestazioni. Due testi letteralmente duri più che hard, due passioni senza sbocchi che conducono a privatissime conclusioni, di vita e di piacere. Di Mauro si spende senza riserve, nel fascino e nell’orrore, dando una prova di interpretazione importante, aggressiva per lo spettatore quanto impegnativa per lui. Accresciuta e moltiplicata dalle pitture rinascimentali ospitate nell’auditorium di sant’Agostino, eroi e nobildonne ritratti nella loro lontananza storica. E con l’elemento non secondario delle sonorità che con le parole, di Trevisan e Di Mauro, si relazionano dalle apparecchiature che genialmente governa Franco Visioli, una vera partitura in simbiosi/contrasto con le parole che l’attore spara contro lo spettatore.

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