POLITICA

Ravenna e Piombino, l’idea fossile e fuori tempo dei rigassificatori

I GOVERNATORI BONACCINI E GIANI SPINGONO
LUCA MARTINELLIITALIA/RAVENNA/PIOMBINO

L’esplosione del prezzo del gas ha messo sulla bocca di tutti la parola rigassificatore, con due amministrazioni regionali - Emilia-Romagna e Toscana - in prima fila per ospitare un impianto. Mercoledì scorso, al Meeting di Comunione e liberazione, a Rimini, il presidente emiliano Stefano Bonaccini ha ribadito la volontà di realizzare l’impianto al largo di Ravenna: «Il rigassificatore lo faremo. Cgil e Cilsl e Uil e tutte le associazioni imprenditoriali ci dicono di farlo e quindi lo faremo perché serve all’Italia e ci permetterà di dipendere meno». Bonaccini intende dire dall’estero, perché l’Italia con questo impianto e l’altro «gemello» di Piombino andrebbe ad aumentare la propria dipendenza da una fonte fossile, il gas, che come petrolio e carbone deve essere mantenuto sottoterra per sperare di contenere entro 2° l’innalzamento medio delle temperature terrestri (lo ha scritto Nature già nel 2015, ai tempi della Cop di Parigi).
In Italia, però, lo si capisce poco. Anche Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ha comprato lo stesso disco (rotto) di Bonaccini: «Non possiamo fare a meno di procurarci un minor condizionamento dal gas che arriva dalla Russia. Non vedo altra strada che accelerare su quelle soluzioni come il rigassificatore di Piombino che possano dare risposte in tempi brevi». In Emilia-Romagna, Bonaccini è stato nominato da Draghi «Commissario per l’installazione di un rigassificatore galleggiante al largo di Ravenna e del suo collegamento con la rete distributiva nazionale» e a inizio agosto ha convocato la prima conferenza dei servizi. La procedura autorizzativa dovrà concludersi entro 120 giorni, «una velocità inedita e con tempi record» sottolinea un comunicazione di Regione Emilia-Romagna. La conferenza riunisce gli oltre quaranta enti coinvolti nel processo autorizzativo del progetto il cui acronimo è Fsru, che sta per Floating Storage & Regassification Unit. Lo ha presentato a metà luglio Snam: ha una capacità di rigassificazione continua di circa 5 miliardi di metri cubi. La nave sarà collocata a circa 8,5 km al largo di Ravenna in corrispondenza di una piattaforma esistente. Per convogliare il gas nella rete nazionale dei gasdotti serve però un metanodotto tutto nuovo di 42 km, che a terra abbraccerà la città di Ravenna perché sarà «progettato privilegiando aree non antropizzate», come se fosse un vanto. L’obiettivo è l’entrata in esercizio entro il terzo trimestre 2024: tra due inverni.
«Hanno preso una decisione, ma i nostri governanti ragionano su dati obsoleti, di quando l’energia fossile e quella nucleare erano meno costose. Ormai noi scienziati ci siamo accorti che il mondo "rinnovabile al 100%" è possibile e, chilowattóra per chilowattóra, costa molto meno» dice al manifesto Ugo Bardi, professore di Chimica in pensione dell'Università di Firenze e coautore di Limits and Beyond, che fa il punto sui limiti dello sviluppo a 50 anni dallo storico rapporto del Club di Roma. Impietosa anche l'analisi di Ecco, il think tank italiano per il clima: «Snam ha già comprato due rigassificatori per una spesa di oltre 700 milioni di euro alla quale si dovrà aggiungere il valore del gas per tutta la durata dei contratti sottoscritti con i nuovi fornitori. Eppure, se gli impegni sulla transizione verranno rispettati, le rinnovabili sostituiranno oltre l’80% delle attuali importazioni russe al 2035. Il dibattito “rigassificatori sì o no”, non è politica ma più una conversazione da bar».

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