INTERNAZIONALE

Guerre civili, embarghi e contro-inchieste: il trumpismo risponde

Dopo il sequestro di 22 scatole di documenti "top secret", destra politica e ultradestra miliziana si scatenato su tv amiche e social
LUCA CELADAUSA/MAR A LAGO (FLORIDA)

I documenti sequestrati nella tenuta di Donald Trump – 22 scatole più foto e manoscritti, alcuni etichettati “top secret” - sono al vaglio del Fbi e dei magistrati che dovranno accertare eventuali responsabilità penali dell’ex presidente.
DAL CANTO SUO Trump non allenta una controffensiva a base di attacchi e giustificazioni a cominciare dall’improbabile «bastava chiedere» (in realtà le richieste di restituzione dei documenti da parte degli archivi nazionali sono documentate sin dal maggio 2021, dal maggio scorso con ordini giudiziari emessi dalla magistratura). Ogni depistaggio è sostenuto dagli alleati di Trump, dallo stato maggiore repubblicano e dalle emittenti allineate. In questo repertorio che riempie talk show sulla Fox e su siti come Breitbart, rientra la tesi dei materiali compromettenti che sarebbero stati “piazzati” dagli stessi agenti del Fbi.
Dal Congresso intanto il gruppo parlamentare Maga fa sponda. La pasionaria Marjorie Taylor Greene ha già chiesto l’impeachment del ministro della giustizia Merrick Garland. Al Senato il vetero repubblicano Chuck Grassley annuncia di voler interrogare il direttore del Fbi Cristopher Wray. Lo speaker Kevin McCarthy invece guarda al prossimo congresso che prevede controllato dal Gop e annuncia epurazioni e controcommissioni di inchiesta come esplicita ritorsione.
MA PER QUANTO strumentali e sopra le righe, si tratta di esternazioni pur sempre nel regno delle logiche politiche. Decisamente più infiammati i toni nello zoccolo duro vicino al complottismo di area QAnon e al fanatismo delle milizie. Sui forum Reddit mantenuti dagli adepti Maga dominano le aperte dichiarazioni di guerra e si dibattono le strategie per un conflitto civile che viene dato per scontato, il genere di discorsi per intendersi, che prevalevano nei giorni immediatamente precedenti all’assalto del 6 gennaio.
«La guerra sta per giungere alle nostre porte», afferma perentorio un post su Patriots.win, forum dove domina il caratteristico immaginario apocalittico, «ognuno dovrà scegliere la propria parte». Sotto alla testata su cui campeggiano Trump e l’aquila americana, scorre un torrente di invettive contro i liberal, lo stato profondo e i gli immaginati «pervertiti sessuali» di sinistra, che di recente sono divenuti una vera ossessione. Altrove si discute apertamente di secessione o su come meglio dividere gli Usa dopo le ostilità: «Fuori le città», inveisce un altro utente. «San Francisco, Los Angeles, New York, Seattle, Portland e Atlanta diventino città-stato e fuori dalle balle!» Segue nei commenti un lungo dibattito su come meglio dividere le risorse. «Embargo di petrolio texano contro la California», suggerisce un volenteroso. «Noi abbiamo i missili nucleari», risponde un altro, «ma dovremo piantare ortaggi per supplire al paniere californiano...».
IN EVIDENZA la mentalità dell’assedio che le indagini su Trump sembrano avere portato a livelli di guardia, e una realtà parallela che da anni sostiene un nutrito filone editoriale ed un fanatismo già sconfinato in un terrorismo. Capostipite è stato l’attentato a Oklahoma City compiuto da Timothy McVeigh che nel 1995 fece 168 vittime. È utile ricordare che quella strage fu una "rappresaglia” proprio contro l’ Fbi per il violento raid al ranch della setta secessionista Davidiana a Waco, in Texas.
Da anni gli analisti dell’intelligence vanno ripetendo che il terrorismo “nero” costituisce ormai il principale pericolo interno per il paese. Oggi il cortocircuito si fa più palpabile: fra gli assidui utenti di Truth.com, la piattaforma creata da Trump dopo essere stato espulso da Twitter, c’era Ricky Shiffer, l’uomo armato che giovedì scorso ha tentato di penetrare all’interno della sede Fbi di Cincinnati (prima di venire ucciso in una sparatoria con gli agenti.)
ALCUNI COME Steve Bannon vedono nell’esasperazione della retorica un utile strumento per motivare l’affluenza della base alle parlamentari di novembre per «spazzare via il partito democratico» e attuare la «decostruzione dello stato profondo». Ma molti irriducibili sembrano già aver deciso che l’opposizione più che alle urne si farà in trincea.

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