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Il «quartiere di ribelli», un marchio da vendere al turismo di massa

OGGI IL 58% DELLE CASE È SU AIRBNB
SARAH GAINSFORTHGRECIA/ATENE

A fine luglio in Piazza Exarchia alcuni striscioni denunciavano l’imminente avvio del cantiere della metropolitana. «Gli attacchi avvengono sempre ad agosto» commentava un attivista dello spazio occupato K-Vox, a un angolo dell’unica piazza del quartiere. La costruzione della quarta linea di metropolitana ad Atene, un progetto di cui si parla da quindici anni avviato a febbraio scorso, cambierà tre piazze alberate di Atene a Exarchia, Kipseli e Kolonaki, adesso occupate militarmente. Exarchia è già ben collegata: la sua piazza a cinque minuti dalle fermate di Omonia e Panepistimio. La nuova fermata non è insomma pensata per i residenti quanto per conquistare definitivamente un quartiere considerato fino a poco impenetrabile. «Il messaggio è chiaro» afferma la studiosa Anna Giulia Della Puppa. Lo spazio pubblico ad Atene e Piazza Exarchia in particolare ha giocato un ruolo centrale nel conflitto tra democrazia e dittatura prima, tra democrazia e austerità poi. «Cancellarlo è un atto politico».
L’aumento della mobilità internazionale, favorita da nuove connessioni e infrastrutture materiali, dai voli low-cost e dall’avvento di Airbnb, ha già svolto un ruolo importante nella gentrificazione di Exarchia, quartiere simbolo della resistenza. Tra il 2015 e il 2018 gli annunci su Airbnb ad Atene sono aumentati del 475%; a Exarchia i canoni di locazione sono cresciuti del 30%. Oggi il 58% delle case nel quartiere è su Airbnb. Un bilocale può costare anche 650 euro al mese, contro la media di 300 del 2016, in un paese in cui lo stipendio medio è di 600 euro al mese. Ma la regolamentazione degli affitti turistici non è una priorità dell’amministrazione e gli annunci immobiliari a Exarchia già menzionano la futura fermata della metropolitana.
Teatro nel 2008 di durissimi scontri con la polizia innescati dall’uccisione di Alexis, Exarchia è stato l’epicentro della crescita dei movimenti anti-capitalisti sfociata negli imponenti cortei che hanno attraversato la città tra il 2010 e il 2014. La crisi dei migranti, che ha toccato il picco nell’ottobre del 2015 con una media di 7mila arrivi al giorno, ha visto l’arrivo da fuori di moltissimi attivisti e volontari. «Dopo il 1975 la presenza di tante persone senza tetto nelle piazze vicino al Politecnico, che era un luogo sicuro, era del tutto normale, i ristoranti li nutrivano». Durante la crisi dei migranti le piazze sono tornate a riempirsi di persone senza casa che arrivavano sulla linea verde della metropolitana, quella che collega il porto alla città. Non lontano da Exarchia, a Victoria e nel parco di Pediou Tou Areos, sono spuntati accampamenti informali e con questi reti di solidarietà che hanno fornito cibo e beni di prima necessità, assistenza legale e sanitaria. L’arrivo dei volontari ha segnato una nuova stagione di attivismo con le occupazioni abitative di edifici in disuso - molte poi sgomberate a partire dall’estate del 2019. «Era una novità: l’attivismo politico aveva sempre interessato il quartiere con iniziative per la sussistenza alimentare, più recentemente con l’idea di creare comunità energetiche. L’autogestione riguardava più la gestione dello spazio pubblico che singoli edifici».
L’arrivo di volontari ha cambiato il volto di Exarchia. Se la ‘creatività’ e la capacità di resistenza dal basso hanno attirato attivisti, artisti, intellettuali e lavoratori da remoto, il carattere alternativo del quartiere è stato sfruttato dal comune di Atene per promuovere il turismo. Sul portale turistico ufficiale, Exarchia è descritta come “quartiere di ribelli”.
Tra il 2013 e il 2016 gli arrivi turistici in Grecia sono aumentati del 56%. Lo spazio comune liberamente fruibile, intanto, è diminuito con il consumo di suolo di tavolini dei bar. Una seconda ondata di turistificazione, iniziata nel 2017, deve molto a Documenta 14, il festival di arte contemporanea europeo che ha scelto Atene come sede più per i suoi movimenti politici che per la sua arte, contribuendo a commercializzare le lotte che come i murales e i graffiti di Exarchia sono diventate uno spettacolo per turisti in cerca di esperienze ‘autentiche’. La nuova fermata della metropolitana è solo l’ultimo atto di questo assalto.

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