VISIONI

Kate Bush, comporre e cantare nel segno di una fusione totale con l’arte

OLTRE LA RISCOPERTA DI «RUNNING UP THAT HILL»
STEFANO CRIPPA

Fan accanita della serie, di certo Kate Bush - che ha concesso senza colpo ferire ai produttori di Stranger Things di inserire nella colonna sonora Running Up That Hill - singolo di successo mondiale nel 1985 estratto da uno dei suoi più iconici album Hounds of love, di certo non poteva immaginare l’effetto propulsivo di quel brano sulle giovani generazioni. Un impatto ora valutato anche economicamente da Luminate, ex Nielsen Soundscan, secondo cui l’artista inglese ha finora guadagnato 2,3 milioni di dollari di diritti d’autore per lo streaming della sua composizione, da quando l’ultimo episodio del volume 1 è andato in onda. È quasi sicuro che con l’uscita del volume 2, i guadagni aumenteranno ancora di più. La cantante possiede la maggior parte dei diritti della canzone, secondo una pubblicazione dell’industria musicale Music Business Worldwide.
FIGURA SFUGGENTE e artista sempre un passo avanti, Kate Bush non ha mai cercato ossessivamente la fama. Anzi: ha sempre avuto chiaro sin da giovanissima - la Emi la mette sotto contratto appena sedicenne e lei sforna una hit colossale come Wuthering Heights, ispirata al romanzo Cime tempestose di Emily Brontë - che la sua musica e la sua creatività non dovevano in nessun modo essere limitati dai diktat delle case discografiche e dalle mode. Un rigore che ha pagato conquistando per sempre legioni di fan, tanto che per la sua rentreé dopo 35 anni nel 2014 su un palcoscenico - frequentato pochissimo e solo a inizio carriera, le venticinque date all’Hammersmith Apollo theatre di Londra sono andate esaurite in quindici minuti dall’apertura delle prenotazioni online.
Dopo di che il silenzio, rotto solo da un album dal vivo che testimoniava quell’esperienza, ma non da immagini. Compositrice, autrice interprete, produttrice, arrangiatrice e polistrumentista, ballerina, coreografa e regista: Kate Bush nel corso della sua carriera si è cimentata in ogni genere. Capace di realizzare hit di facile ascolto ma di qualità – Babooshka, The Man with a Golden Gun, e di osare come poche altre pop star sono state capaci di fare con produzione impegnative e ostiche quali The Dreaming (1982) o in tempi più recenti (2005) il doppio Aerial.
D’ALTRONDE la vorace Kate se lo può permettere anche in virtù di una voce da quattro ottave di estensione che ha ispirato negli ottanta Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins e nei novanta Tori Amos e Bjork. Elasticità vocale frutto di un’applicazione certosina e di un’idea – espressa nelle (rare) interviste concesse dall’artista londinese – di musica intesa come «fusione totale con l’arte»: «Ho sempre provato piacere nel raggiungere note non facilmente raggiungibili – una settimana dopo tocco quella nota e cerco di raggiungere quella ancora più alta . Ho sempre sentito dentro di me che si possono acuire i propri sensi se ci si prova. La voce è come uno strumento. La ragione per cui ho cantato Wuthering Heights con note così alte è perché ho sentito che così doveva essere. Il libro ha un’atmosfera misteriosa e io volevo che il brano la riflettesse».

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