POLITICA

«Indisponibile per il dopo, auguri a chi fa promesse»

PRIMA CONFERENZA STAMPA POST CRISI DI GOVERNO
ADRIANA POLLICEITALIA/ROMA

Mario Draghi gonfia il petto. Ieri, dopo il consiglio dei ministri post crisi di governo, ha presentato il dl Aiuti in conferenza stampa serale. «Una misura di proporzioni straordinarie - ha esordito -. Il testo è stato condiviso con le parti sociali (ma c’è chi ha parlato di elemosina ndr), con i partiti di maggioranza e opposizione. Il ministro Franco quest’anno e l’anno scorso ha prodotto 3, 4 finanziarie. Queste misure si aggiungono a quelle di oltre 35 miliardi che avevamo già fatto per mitigare gli effetti dei rincari. Il totale del dl Aiuti è di 15 miliardi più altri due di misure aggiuntive, totale 17 che vanno aggiungersi ai 35». Quindi arriva la sottolineatura «come me nessuno mai»: «Negli ultimi 20 anni l’Italia non era mai cresciuta oltre il 2%, nel 2022 cresceremo più di Germania, Francia, Usa, dell’area euro. Siamo al 3,4%. E anche i dati sull’occupazione sono incoraggianti, anche se - ha ammesso - metà dei posti sono a tempo determinato. Interveniamo di nuovo a saldi invariati, senza scostamento, perché l’andamento dell’economia è di gran lunga migliore del previsto, anche di quanto aveva previsto Confindustria. Merito anche un po’ del governo».
È QUESTA UN’IPOTECA sul prossimo esecutivo? «Sulla mia disponibilità a rifare il premier non rispondo - la replica secca -, quello che penso l’ho già detto altre volte». Per poi aggiungere ironico: «In Cdm ho fatto gli auguri a chi sarà in campagna elettorale, ho augurato loro che quello che promettono si realizzi». E sull’agenda Draghi, esibita da Calenda come le tavole della legge e quindi intoccabile, sottolinea: «Quando ho iniziato non ne avevo una, si è sviluppata attraverso risposte rapide alle crisi: Covid, Pnrr con relative riforme e obiettivi. Finora li abbiamo centrati tutti». A Giorgia Meloni, che annuncia una revisione del Pnrr come obiettivo del suo futuro esecutivo, affida un messaggio: «Serve credibilità. Questo governo l’ha avuta sul fronte interno e internazionale. Serve, all’estero e in Europa, per la crescita interna, per fare riforme senza avere un clima di ostilità fuori dai confini. Sono certo che anche chi verrà dopo rispetterà gli impegni. Il Pnrr è una forma importante di sostegno all’economia, mobilita mezzi giganteschi».
NONOSTANTE L’ELENCO dei successi, il futuro resta incerto: inflazione, prezzo del gas, la guerra non solo in Ucraina visto il timore che si apra un fronte tra Usa e Cina. «In autunno l’economia potrebbe cresce ancora ma resta l’incertezza - commenta Draghi -. Tutto questo non so quale formula politica richiederà ma di sicuro servirà coesione sociale e forse coesione tra i partiti, un clima di consapevolezza delle difficoltà».
POI CI SONO LE MISURE su cui c’è stata tensione a partire dallo slittamento della riforma del fisco: «Avrei preferito che la delega fiscale fosse approvata oggi (ieri ndr) - spiega -. Le forze politiche si sono impegnate a votarla il 7 settembre con la promessa da parte del governo di lasciare i decreti delegati al prossimo esecutivo». Sui tagli all’assegno unico per le famiglie (con le critiche da Iv): «Risorse non utilizzate, le abbiamo reimpiegate per sostenere italiani ed economia». E sulla procedura di vendita di Ita: «Dossier che non slitterà al dopo il voto, lo chiuderemo entro 10 giorni».
CRITICHE dei sindacati sul taglio del cuneo fiscale (un intervento da 1,2 miliardi), troppo poco rispetto alle richieste. Sulla tassazione degli extraprofitti delle imprese energetiche: «Gli acconti sono inferiori agli importi da saldare, è mia intenzione che paghino tutti. Abbiamo rafforzato le sanzioni e gli obblighi, se non arrivano risposte ci saranno altri provvedimenti. Intollerabile che in una situazione di difficoltà vi sia un settore che elude una disposizione del governo». Sul tetto al prezzo del gas una stoccata anche all’Europa: «È successo quello che avevamo annunciato, taglio della fornitura da parte dei Russi e aumento del costo. Ne discuteremo ancora a Bruxelles. Tutto quello che riguarda le emergenze di famiglie e imprese vedrà questo governo in campo e operativo». Ma di rifare il nonno civico non sembra averne più voglia, una volta chiusa la porta del Quirinale.

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