POLITICA

I 5 Stelle: «Intesa contro solidarietà e sviluppo sostenibile»

LE REAZIONI DEI PARTITI ALL’ACCORDO
REDAZIONEITALIA

La coalizione di centrosinistra adesso esiste. Non ha ancora un nome e non può considerarsi un'alleanza politica in senso pieno, ma questa minima definizione conduce tutte le altre parti in campo a ribadire la loro posizione e definire il campo elettorale.
Giuseppe Conte parla della «telenovela Letta-Calenda». Che adesso, sostiene il leader del Movimento 5 Stelle, «finalmente è finita». Poi augura sarcasticamente «in bocca al lupo alla nuova ammucchiata che va dalla Gelmini dei tagli alla scuola al Pd, passando per Calenda, che non ha mai messo il naso fuori da una Ztl. Si riconoscono nell'agenda Draghi. Salario minimo legale, lotta all'inquinamento e alla precarietà giovanile saranno fuori dalla loro agenda. Nessun problema, ce ne occuperemo noi».
Nel M5S, insomma, ne approfittano per rivendicare la loro rottura con Draghi e con la sua maggioranza. Lo dice persino Roberta Lombardi, assessora alla transizione ecologica in Regione Lazio nei giorni scorsi impegnata a sostenere le ragioni dell'accordo su base territoriale con i dem e persino con Azione. «Rivedere al ribasso il reddito di cittadinanza e il bonus 110%, così come previsto dall'Agenda Draghi, è uno dei punti del patto elettorale. Ecco come i sedicenti progressisti vogliono ammazzare solidarietà e sviluppo sostenibile», attacca Lombardi.
Su una linea simile si muove Luigi de Magistris, portavoce di Unione popolare. «L'accordo tra Letta e Calenda – dice l'ex sindaco di Napoli - è la prova definitiva che il Pd è non solo azionista di maggioranza del draghismo, in prima linea nel partito delle armi e della guerra, oltre che delle politiche di devastazione ambientale, inceneritori in testa. Il Pd sarà il perno su cui ruoterà il grande centro, da Letta a Calenda, da Brunetta a Gelmini, da Carfagna a Mastella, da Di Maio a Renzi». Poi De Magistris rivolge le sue attenzioni a Sinistra italiana, ritenuta responsabile di non aver fatto nascere un soggetto unitario alternativo al centrosinistra. «È triste - sostiene de Magistris - che per garantire la poltrona parlamentare a qualche dirigente di partito Sinistra italiana non abbia avuto nella sua maggioranza il coraggio di ascoltare i territori che avrebbero voluto la costruzione di un polo pacifista, ambientalista, per i diritti e le libertà civili, non allineato al sistema».
Da tutt'altra posizione esprime i suoi dubbi anche Clemente Mastella, impegnato a promuovere la sua lista centrista. «Io guardo le cose da distante e con il mio manipolo andremo da soli, creando qualche problemuccio in giro per l'Italia – spiega il sindaco di Benevento – Ma mi appare veramente incredibile come mai la semi-coalizione accetti Fratoianni, che ha sempre votato contro Draghi, e non Conte che ha votato una sola volta contro pur facendolo cadere in maniera improvvida».
Da destra, Deborah Bergamini di Forza Italia dice che «una coalizione che va da Calenda a Fratoianni è una contraddizione in termini». «Più che un'alleanza politica è un vero e proprio mappazzone - dice la deputata berlusconiana - Spero che le ex colleghe di partito Mara Carfagna e Mariastella Gelmini facciano un passo indietro invece di appoggiare la sinistra». Dalla Lega contestano il fatto che Letta e Luigi Di Maio si siano incontrati alla sede del ministero degli esteri per definire i loro accordi. «Riteniamo profondamente irrispettoso l'utilizzo che hanno fatto della Farnesina, una sede istituzionale di primissimo piano che non può essere ridotta a conciliabolo per spartirsi i collegi elettorali - dice il senatore Stefano Candiani - Fa sorridere poi che sia stato proprio Letta ad andare da Di Maio, testimonianza chiara di quanto sia disperato dopo che Calenda l'ha sostanzialmente piegato con le firme dell'accordo. Resta la solita doppia morale della sinistra, a cui Di Maio si è adeguato felicemente pur di conservare la poltrona».

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