SOCIETA

Mai così tanti morti da marzo: 1.200 decessi in una settimana

COVID 19
REDAZIONEITALIA

Il monitoraggio settimanale della pandemia da parte dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della salute presenta un gran numero di dati non sempre di facile interpretazione. L’incidenza del virus appare in calo: 727 i nuovi casi settimanali per centomila abitanti, meno dei 977 di sette giorni fa. Potrebbe però essere sottostimata, perché il numero di tamponi (ieri 281 mila) è calato rispetto a qualche mese fa. Stabile quello dei ricoverati positivi in ospedale, sia nei reparti ordinari (il 17% del totale) che in terapia intensiva (il 4,1%). Ma solo la metà dei positivi è in rianimazione a causa del Covid-19.
Poi ci sono i dati ufficiali ma francamente poco credibili. Il 43% dei casi «rilevati attraverso la comparsa dei sintomi» fa a pugni con il «76% di casi asintomatici» di appena una settimana fa. O il tasso di positività che varia tra il 4% della Lombardia e il 93% della Toscana, dove in sostanza si farebbe il tampone a colpo sicuro.
Infine ci sono i dati ufficiali ma irreali, come quelli relativi al tracciamento dei casi. Per esempio: come fa la regione Marche a telefonare a tutti i duemila casi positivi giornalieri per cercare i contatti, come dichiara di fare, se è quella in Italia che dedica meno addetti a questa attività (una quindicina in tutta la regione)? Mistero. È chiaro però che il sistema di sorveglianza epidemiologica è in via di smantellamento e a questi paradossi non fa più caso nessuno.
In mezzo a tante cifre, nel rapporto settimanale manca la più rilevante, quella dei decessi per Covid-19. Ieri se ne sono contati 244, settanta dei quali risalenti ai giorni precedenti. La settimana che si chiude ha fatto registrare il più alto tributo di vittime (1200) dall’inizio di marzo. L’incremento dei decessi non è imprevisto. Dall’inizio della pandemia, infatti, il conto dei morti segue con ritardo quello dei casi positivi, che hanno raggiunto il loro picco un paio di settimane fa prima di iniziare a calare.
Il direttore della prevenzione Gianni Rezza insiste sulla quarta dose «per gli ultrasessantenni e i fragili, per proteggersi dalle forme più gravi della malattia». Ma non tutti lo seguono. L’obiettivo di centomila quarte dosi giornaliere fissato dal governo è lontano. Dopo la fiammata iniziale, che il 21 luglio ha fatto toccare le 73 mila vaccinazioni, le somministrazioni questa settimana sono diminuite e difficilmente si andrà oltre le 63 mila quarte dosi di giovedì. Qualcuno aspetta i vaccini aggiornati alle nuove varianti previsti per settembre? Delle varianti che circoleranno a settembre sappiamo poco o nulla e molti esperti consigliano di non indugiare. Intanto, la variante Ba.2.75 è arrivata in Italia: nei dati raccolti dall’Istituto superiore di sanità è comparsa la prima sequenza virale di questo tipo. Se si rivelerà più contagiosa delle altre, come ritengono alcuni ricercatori, sostituirà i ceppi Omicron Ba.4 e Ba.5 oggi dominanti. Secondo l’ultima rilevazione, le due varianti rappresentano insieme il 98% dei casi sottoposti a sequenziamento genetico.

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