INTERNAZIONALE

Sui territori occupati meno raid russi. A sparare di più è Kiev

L’arrivo dei missili Himars e armi moderne sostiene gli ucraini in Donbass. Mosca riduce le attività. Ma potrebbe non durare
SABATO ANGIERIucraina/odessa

Se l’ultima settimana della guerra in Ucraina dovesse essere caratterizzata dai titoli della stampa internazionale si definirebbe «i giorni degli Himars». Super-armi, li hanno chiamati in molti, diffondendo analisi su come il loro arrivo cambierà in modo evidente (e, secondo alcuni, rapido) il corso del conflitto. Proviamo a tracciare un quadro del contesto e del perché Himars e altri armamenti da soli non assicureranno la vittoria all’Ucraina.
PARTIAMO DA UN FATTO: almeno dieci depositi di munizioni dell’esercito russo nei territori occupati in Ucraina sono stati fatti saltare dall’artiglieria di Kiev negli ultimi tempi. Due di questi, a Nova Kharkova nel sud e ad Alchevsk nella regione di Lugansk, solo nelle ultime 24 ore. Inoltre, stando ad alcuni rilevamenti satellitari (non esaustivi ma significativi), sembra che l’artiglieria russa a lungo raggio abbia decisamente ridotto le attività. Confrontando il periodo 7-9 luglio e gli ultimi tre giorni, si nota che nel Donbass c’è stato un sostanziale calo di attività e che intorno alle città strategiche della regione, Siversk Bakhmut e Slovjansk, i bombardamenti in arrivo sono diminuiti. A sud di Bakhmut, tra le tre roccaforti la più bersagliata di recente, si notano una serie di grandi fuochi concentrati. Alcuni analisti sostengono che si tratterebbe, almeno in parte, di attacchi ucraini dalla distanza andati a segno contro obiettivi russi nelle retrovie. Non solo l’attività dell’artiglieria diminuisce, ma i difensori stanno aumentando la propria potenza e frequenza di fuoco.
Potrebbe darsi che la ridotta attività russa negli ultimi giorni sia dovuta alle perdite di scorte a seguito degli attacchi ai depositi di munizioni. Finora la tattica più evidente degli invasori è stata martellare con l’artiglieria intensamente prima di procedere con l’avanzata di fanti e mezzi corazzati.
MA SE RIDIMENSIONIAMO la disponibilità di artiglieria il banco salta. È plausibile affermare che la Russia sia già a corto di munizioni in modo così drammatico da dover ridurre i bombardamenti? Considerando la disponibilità di riserve nei magazzini del suo enorme territorio, la presenza di fabbriche di armi attive sul suolo russo e l’eventualità di iniziare ad attaccare sistematicamente con missili più potenti (che pure si stanno esaurendo), oppure dai caccia bombardieri, tale ipotesi appare decisamente semplicistica. Inoltre, se fossero confermate le parole del consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, Putin starebbe cercando di ottenere «centinaia di droni» dall’Iran.
L’Ucraina, d’altro canto, dipende interamente dalle forniture occidentali, soprattutto per le armi più moderne. I famosi Himars iniziano a essere mostrati ed elogiati per il ruolo negli ultimi attacchi; gli obici inglesi (sempre di fornitura Usa) M777 rinforzano le posizioni di difesa; i semoventi Caesar francesi sono costantemente fotografati nel sud e nell’est, come i Krab polacchi. Forse per questo l’avanzata trionfale verso Kramatrorsk e Slovjansk è stata rallentata e si è trasformata in quella che molti definiscono «pausa strategica».
Nel sud le truppe ucraine hanno riportato qualche successo nel contrattacco verso la regione di Kherson ma per un’offensiva su larga scala la principale necessità di Kiev è avere unità ben addestrate.
IN UNA GUERRA che si dilata nel tempo diventa sempre più importante formare unità in grado di usare e manutenere i diversi armamenti ricevuti dall’Occidente. Aggiornare un militare di professione necessita di un tempo relativamente breve, come nel caso delle truppe ucraine attualmente nel Regno Unito. Addestrare da zero un volontario è altra questione, soprattutto se gli si insegna ad avanzare e non a tenere la posizione in trincea.
I difensori non possono permettersi di dare battaglia con la stessa intensità su due fronti e la priorità è stata assegnata, evidentemente, alla difesa del Donbass. Inoltre, la quantità di armamenti necessari per una controffensiva è molto maggiore rispetto a quella utile alla tenuta delle posizioni.
UN ESEMPIO: secondo un funzionario statunitense, Kiev spara 3mila proiettili da 155 mm al giorno. La fornitura Usa più recente è stata di 260mila proiettili: al ritmo odierno, sufficienti per tre mesi. Come si può essere sicuri che i paesi della Nato, ora che Johnson è caduto, Macron non ha più la maggioranza in parlamento e Draghi scricchiola, i tedeschi continuano a nicchiare, saranno costanti come Putin per i prossimi tre, sei o nove mesi?

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