INTERNAZIONALE

Il piano eversivo della Corte deviata

IERI UNA NUOVA SENTENZA IN FAVORE DELLA RELIGIONE NELLE SCUOLE
LUCA CELADAUSA/maine

L’ultima sentenza della corte suprema americana ha dato ragione ad un allenatore di football di liceo che reclamava il diritto di pregare coi giocatori prima di ogni partita. La sentenza, dopo quella che qualche giorno fa autorizzava finanziamenti pubblici per le scuole religiose in Maine, conferma le simpatie religiose del massimo tribunale ed il disegno “originalista” dei giudici conservatori. La dottrina prevede l’interpretazione solo letterale della carta fondativa come scritta a fine settecento. Le implicazioni per porto d’armi (sacrosanto) e diritti delle donne (a rischio perché non citati dai padri fondatori) e potenzialmente di molte altre conquiste dello scorso secolo, cominciano solo ora a delinearsi appieno.
IN QUESTA CONCEZIONE, ribadita dal giudice Alito autore principale della sentenza antiabortista, non contano giurisprudenza acquisita né opinione pubblica. «La corte - ha dichiarato Alito - deriva legittimità non dall’assecondare l’opinione pubblica ma dal fare la cosa giusta». Sta emergendo quindi con preoccupante chiarezza l’intento radicale della corte “deviata” dall’estrema destra a servizio di un più largo disegno di governo della minoranza.
Non a caso la radicalizzazione della destra, sfociata nel nazional populismo trumpista è stata predicata sul timore di esautorazione di una nuova minoranza: l’America bianca e rurale, minacciata dal declino demografico e quindi elettorale. Il Gop ha quindi fatto sempre maggiore affidamento sul federalismo uninominale a tara geografica che premia gli stati “rossi” dell’interno. È ricorsa se necessario al gerrymandering, il tracciamento favorevole dei distretti elettorali, all’inibizione degli elettori avversari ed al collegio elettorale. Delle ultime 6, 2 elezioni presidenziali sono state vinte da candidati (repubblicani) che avevano perso il voto popolare. Allo stesso modo i 50 senatori repubblicani rappresentano il 47% degli elettori ma hanno lo stesso potere politico dei 50 democratici eletti dal 53%.
IL POTERE GIUDIZIARIO aveva funzione di riequilibrio, con togati a vita nominati alternatamente da presidenti repubblicani e democratici. Ma il “furto” di una nomina spettante ad Obama nel 2016 (boicottata dal congresso repubblicano) ha inceppato il meccanismo. Le successive tre nomine firmate da ‘Trump hanno siglato lo scompenso che oggi produce sentenze in tale controtendenza con l’opinione pubblica. L’operazione è stata alla luce del sole. Trump ha ripetutamente sottolineato allo zoccolo duro evangelico, come stesse infarcendo i tribunali di giudici conservatori per implementare “la loro agenda” antimoderna, biblica e apocalittica, a partire dalla crociata antiabortista. Oltre ai tre togati della Corte suprema, Trump ha designato più di cento giudici del circuito federale in tribunali nevralgici. Anche le loro cariche sono a vita e il loro potere molto influente – e ora mine vaganti ad orologeria. L’abrogazione del diritto alla richiesta di asilo da parte di rifugiati (il cosiddetto Remain in Mexico) è stata imposta a Biden (che la voleva riformare) da un tribunale federale, e che ora verrà probabilmente ribadita proprio dalla Corte suprema (con una delle sentenze ancora attese: Biden v. Texas) . E sono centinaia i giudici fedeli alla destra pronti a disseminare simili “pillole avvelenate” in barba a cittadini ed amministrazioni pubbliche.
IN QUESTO QUADRO Biden tecnicamente è uno spettatore impotente visto che suoi decreti possono essere invalidati dalla corte. Il contrasto più efficace proverrebbe dal legislatore che può codificare diritti in legge. Ma i democratici non hanno i numeri per passarle per via del procedimento aggravato che richiede 60 voti in Senato per ogni misura dai risvolti costituzionali. Un’altra soluzione potrebbe essere l’espansione della corte aggiungendo altri giudici per diluire il potere dei radicali, un’idea a cui ricorse Franklin Roosevelt negli anni 30, e che è spinta dalla sinistra del partito.
OGNUNA DI QUESTE IPOTESI (come anche il deferimento penale dell’ex presidente per dimostrata sedizione) alzerebbe però il livello di scontro con concrete possibilità di violenza. L’America Maga è dopotutto coalizzata proprio dalla paranoia dell’esautorazione aumentata dalla martellante retorica delle elezioni “rubate”. Il 6 gennaio fornisce un’affidabile anticipazione delle forze che plausibilmente si scatenerebbero. Le sentenze di questi giorni insomma hanno aperto una crisi costituzionale lungamente annunciata. Ogni giorno è più difficile visualizzare scenari in cui la crisi rientri in modo pacifico.

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